Alcoa, ci risiamo

Creato il 13 gennaio 2012 da Zfrantziscu
Non è facile scrivere, su quanto sta succedendo ai dipendenti dell'Alcoa e a quelli della Queen. qualcosa di più di una cronaca. I lavoratori della fabbrica sulcitana di alluminio e quelli del calzificio di Macomer sono sull'orlo della disperazione per il lavoro che tra breve cesserà di esistere. Intorno alla vicenda della Queen c'è un quasi silenzio rotto qua e là da qualche strillo formale, dietro il quale si legge rassegnazione. La stessa, in fondo, con cui è stata accolta la ingloriosa fine dell'industria tessile in Sardegna, frutto di una sciagurata scelta fatta nel passato da partiti e sindacati che promisero, spero sapendo di mentire, un prospero futuro di lavoro a migliaia di persone.I dipendenti dell'Alcoa, a quel che si legge e si sente, hanno qualche speranza in più, legata ad impegni assunti nel passato dal governo italiano e dalla multinazionale americana, dopo la grande e unitaria mobilitazione della Sardegna dell'anno scorso. Un'altra protesta unitaria potrebbe forse indurre il governo italiano a insistere sull'Alcoa perché non chiuda subito la fabbrica sarda. Ripetendo, insomma, quel che successe sei mesi fa. È da incoscienti pensare, però, che si possa risolvere in Sardegna, con i costi dell'energia esistenti, la crisi mondiale dell'alluminio, una delle industrie più energivore esistenti.Della questione, questo blog si è occupato fin da tre anni fa (L'industrializzazione è alla frutta. Politica e sindacato anche), quando cominciò a diffondersi la notizia della prossima chiusura, e poi con un articolo di Mario Carboni sulla storia di una morte annunciata, uno di Efisio Loi, immaginifico come sempre (a proposito, ben tornato, Efis), e infine con la denuncia della vana corsa a tappare buco dopo buco. Forse in diciotto mesi, quanti ne sono passati dall'ultima crisi, non si poteva realizzare una strategia di uscita dalla disastrosa politica industriale realizzata in Sardegna, ma neppure si è cominciato a intravederla. Nella illusione, davvero sciagurata, che l'Alcoa avrebbe avuto davanti a sé un futuro luminoso. A ben vedere, sta proprio in questa miopia la colpa più grave che va addebitata alla politica e ai sindacati sardi.

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