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Alcune riflessioni sul referendum in Grecia di Osvaldo Pesce

Creato il 10 luglio 2015 da Conflittiestrategie
Riceviamo e pubblichiamo
Il referendum greco è stato vinto dal NO. Cosa accadrà adesso?
L’economista Varoufakis  ha dato le dimissioni da ministro.  Perché ? Una cosa è certa Vaurofakis  spingeva per uscire dall’Euro. All’improvviso lascia il governo. Sembra voglia andare a fare conferenze negli USA, scrivere libri, ma questo non ci interessa.  Rimane qualche perplessità sulla sua uscita dal governo proprio nel momento della grande vittoria del NO e della manifestazione oceanica, forse ha ultimato il compito assegnatogli ? Noi italiani siamo abituati a queste manifestazioni oceaniche, importante rendersi conto che cosa succederà in futuro. A chi andrà a vantaggio la situazione  creatasi, al capitale di Wall Street ?. In questo modo al caos dell’Africa, del Medio Oriente, dell’Ucraina, si aggiungerà anche quello della Grecia e domani di altri paesi europei.   Ma veniamo al dunque. Qual’è la linea del Governo greco domani mattina, riapriranno le banche ? I dipendenti pubblici, i pensionati e l’esercito ( che percentualmente è superiore a quello americano ) riceveranno gli emolumenti ? Un euro a quante dracme corrisponderà ? Oppure si pensa  che il No possa favorire la continuità  della trattativa ? Non mi risulta, che la linea di Tsipras, ma potrebbe essere per mia disinformazione,  abbia messo all’o.d.g. della trattativa un vero pagamento delle tasse da parte degli albergatori ed degli armatori greci, oggi ancora esenti da questo dovere perché è scritto nella Costituzione ellenica. Pertanto, a pagare in un modo o nell’altro saranno i lavoratori, i disoccupati, i pensionati e le masse popolari. Una cosa è certa, se si arriverà al ritorno della Dracma questa porterà una miseria nera, chi ha mutui in corso è rovinato, si creerà una borsa nera dell’euro, chi ha uno stipendio o un salario discreto perderà valore sul potere d’acquisto delle merci ecc. In alcuni fogli si leggono panzanate: la Grecia sarà aiutata dalla Cina e dalla Russia, si fanno strategie paraboliche, anche apocalittiche, questa è solo propaganda.  La prima Borsa ad essere colpita dagli avvenimenti Greci è stata quella di Sciangai. Che significato dare e qual’è il contributo dato per la soluzione della crisi greca dalla sfilata dei politici stranieri ad Atene la sera dei risultati del referendum, se non un meschino tentativo di sfruttare per se stessi la lotta che Tsipras ed il popolo greco, sulla base delle loro esperienze e conoscenze, hanno  condotto per cercare di alleviare la crisi del paese e la povertà dilagante.    E’ evidente che la maggior responsabilità della situazione creatasi non può essere attribuita alla Grecia, ma in primo luogo a quell’uno per cento che negli Usa detengono la ricchezza e anche alla sottomissione della UE alla linea statunitense. A questo proposito bisogna tener presente che alla UE non si è arrivati attraverso una lotta popolare, ma con accordi  tra i diversi governanti. In sostanza, la UE non ha una propria linea di politica estera, di solidarietà, di costruzione e sviluppo di una propria economia rispondente ai cambiamenti avvenuti sia tecnologici, sia scientifici, ma salvo qualche segnale sporadico, resta legata alla politica della globalizzazione statunitense. Le visioni nazionalistiche sono rimaste in piedi, esempio: l’espansionismo economico dei governanti tedeschi verso est è risaputo, così pure un ritorno a nuove forme coloniali dei governanti francesi ecc. Questo stato di cose non può continuare, può  mutare solo con una grande lotta dei popoli europei per  imporre la solidarietà tra i paesi europei, lavorare per una crescita comune e, costruire la collaborazione ed il sostegno verso tutti i paesi del mondo su basi di parità e di interessi reciproci. La lotta dei popoli europei deve porsi l’obiettivo di cambiare l’assetto di governo della Ue e stabilire la base in 3 punti su cui eleggere un governo confederale: indipendenza economica, politica e militare della UE, regole comuni su tasse, pensioni, costo del lavoro; un piano di investimenti con l’obiettivo di dare a tutti i paesi in proporzione alla popolazione una base industriale, la cui mancanza è quella che ha causato la crisi di paesi come la Grecia. Tutti i referendum di cui si parla, da destra e da sinistra, o per uscire dall’Euro o per uscire dalla UE, porterebbero al risultato di impedire  l’unità dei popoli europei, ricaccerebbero ancora di più il continente in balia della globalizzazione tuttora gestita dagli USA e dal capitale finanziario internazionale e, al contrario di quanto sostengono che con il ritorno della lira ed altre monete nazionali l’economia si riprenderebbe, renderebbe facile preda delle multinazionali ciò che resta della industria dei paesi più deboli tra cui l’Italia. Fare questo significa lavorare per la pace e la stabilità. Milano, 7/ 07/ 2015        

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