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Aleja Letterman #7 : Quella sensazione che fa pensare alla nostalgia

Creato il 18 novembre 2012 da Aleja @ALEJAmerabilia

Sostanzialmente, io vedo già un'insegna luminosa con il mio nome a Time Square e le varie mail di ... che ne so, Obama, giusto per citare un tipo a caso, che mi prega di poter venire al mio show. Roba che ho la lista d'attesa.Ma vabbè. Oggi vi porto all'occhio Mareva di Mizpah , che mi ha contattata e io come una ninja l'ho aggiunta su facebook per spiarla in maniera losca per porle le domande migliori. Un blog tranquillo, lei gentilissima e molto paziente, che dice di avere l'ego grande ma invece è normale, sono gli altri che nascondono il proprio. Ops, scusate, il telefono.Pronto, chi parla ? Ohhhh Michelle, tesssoro, no guarda, per questa settimana sono impegnatissima, verrò alla Casa Bianca magari a dicembre. Si, cara, baci baci.
Aleja Letterman #7 : Quella sensazione che fa pensare alla nostalgia

1- La prima cosa che salta all’occhio entrando nel tuo piccolo mondo virtuale, è una sensazione ditranquillità, con quel tema bianco e rosa antico. E’ semplice. Quasi sempre il tema rispecchia lapersona, quindi ecco la mia domanda : quanto sei semplice, tu ?Mi piace immaginarmi come una linea. Non retta, certo. Chi lo è? Qualche curva è necessaria, ma ho poche buche e quasi per nulla nascondigli segreti. Non sono più difficile da sciogliere di un piccolo nodo ai lacci delle scarpe. E ne sono felice. Ho imparato, nel tempo, la bellezza della pulizia, della semplicità e della linearità. A non aver paura della mediocrità e della facilità di lettura. Mi piacciono i vuoti e non i pieni, l'essenzialità, la mancanza d'accumulo e le parole povere. Sono semplice, ma non quanto vorrei.
2- Ho provato in tutti i modi, giuro, a capire da dove possa essere nato il titolo del tuo blog, ma non sono riuscita a partorire nessun idea. Cosa rappresenta quindi mizpah ? E’ un nome, un titolo di una canzone, un associazione a caso di lettere ?Mizpah è una parola di origine yiddish che, come chiarisce il sottotitolo, rappresenta quello stretto eprofondo legame che può crearsi tra persone, specialmente se separate dalla distanza o dalla morte.Nel corso della mia vita i legami migliori che io abbia stretto hanno (quasi) sempre avuto la caratteristica della distanza: dalle amicizie, agli inciampi casuali, all'attuale uomo che amo. Mizpah è quello che mi collega a loro. Quello che permette alle nostre vite di compenetrarsi e di essere, tutto sommato, indispensabili l'una all'altra.
3- Nella tua sidebar c’è solo un link, che tu nomini come “Lui.”. Chi è, lui ?“Lui” è lui. Lui che mi ama e che amo. Che scrive benissimo ma è pigro. Lui che (mi) completa, ispira ed espira. Lui che c'è, sempre, anche nella distanza.
4- Quando hai aperto il tuo blog, cosa avresti voluto donare ai lettori ? Quale immagine di te hai fatto vedere ?Questo non è il mio primo blog. Per anni ne ho avuto uno che mi ha raccolta e raccontata in uno dei miei periodi peggiori e che ho consegnato al nulla quando ho ricominciato a muovermi con le mie gambe e ad essere felice. Il perché di questo? Noia e narcisismo. E per la prima volta, credo, faccio vedere di me quel che sento di essere. Uno spettacolo di un certo fascino.
5- Se dovessi associare una canzone a questo momento della tua vita, quale sarebbe e perché?Domanda davvero difficile per me. Da qualche anno, no so perché, non sono più una grande ascoltatrice e ho cominciato a preferire il silenzio alle note. Se penso al passato direi di poter essere in grado di associare una colonna sonora a praticamente ogni istante importante che ho vissuto ma il presente? L'hic et nunc?Non sono in grado di fornirti un titolo. Posso solo dirti: pesca a caso in tutta la produzione di Fabrizio De André e sicuramente ciò che ti capiterà in mano avrà la capacità di rappresentarmi.
6- Sei decisamente una fan della body art, parlaci di come questa tua passione è nata, qual è stato il tuo primo tatuaggio o modificazione e quale significato ha per te.Il mio primo ricordo risale ai miei dieci anni quando, maschiaccio dentro, desideravo fortissimamente un tatuaggio sul bicipite. Il buon senso genitoriale ha impedito qualsiasi scempio per cui sono arrivata ai 17 anni prima di possedere un piercing e un tatuaggio. Sinceramente non so perché mi piacciano così tanto. Mi permettono di rendere ciò che io sento di essere visibile anche a chi mi sta intorno e fanno sì che io possa rendere il mio corpo il più simile possibile alla percezione che ho di esso. E poi i tatuaggi sono belli. Non parlerò, però, né del primo piercing, né del primo tatuaggio né della prima modifica. Dire che non hanno significato, forse, non è propriamente corretto ma son pochi i lavori che porto sul corpo che possiedono un significato che possa essere spiegato a chi non è me. Ce n'è uno, però, una scritta in sanscrito (Anitya) che ho nella zona del ventre e significa “impermanenza”. L'ho fatta alla fine di quel periodo che nominavo poco sopra a proposito della chiusura del vecchio blog. Da quell'esperienza ho imparato la caducità del tutto. Il mondo è aleatorio e non bisogna dimenticarlo.
7- E infine un saluto, come di consueto v.vFinalmente è finita (!), posso ritornare ad essere una frivola senza pensieri. Ciao, ciaone!

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