Come tutti i poeti, anche Mr Gwyn ha bisogno della sua Musa. Baricco traccia abilmente i contorni, prima sfumati e poi sempre più netti, di una figura femminile con caratteristiche ben lontane dai canoni di bellezza cui la letteratura ci ha abituato. Rebecca, nel corso del romanzo, si imporrà con tutta la sua forza, prima vincendo la riluttanza per il proprio corpo, e, in seguito, diventando la vera protagonista, fino a svelare il mistero che si creerà attorno all’immagine dell’amato-odiato scrittore. Baricco, alla fine, la rende depositaria di un messaggio che ha un significato universale, valido per ogni tempo e ogni luogo: «Jasper Gwyn diceva che tutti siamo qualche pagina di un libro, ma di un libro che nessuno ha mai scritto e che invece cerchiamo negli scaffali della nostra mente». E veramente, arrivando all’ultima parola dell’opera, si ha l’impressione che non sia finito tutto lì, nello spazio adimensionale del punto fermo. Si vorrebbe ancora cercare, tra le pagine, qualche indizio che possa farci rintracciare l’immagine evanescente dell’abile ritrattista, come se solo lui fosse in grado di osservare e interpretare la chiara nudità della nostra esistenza. Ma l’artista, di cui Baricco veste i panni, ci saluta da un luogo remoto, e aspetta con pazienza che ognuno colga, dentro di sé, l’ispirazione per scrivere la propria storia.
Alessandro Baricco: Vestire di Storie le Nudità
Creato il 28 novembre 2011 da Dietrolequinte @DlqMagazine
Postato il novembre 28, 2011 | LETTERATURA | Autore: Manuela Marascio