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Alessandro Bonan (Sky) in esclusiva ad Apollo: "Lavorare con Simona Ventura è stato formativo, ma condurre in due è difficilissimo"

Creato il 04 giugno 2013 da Nicoladki @NicolaRaiano
Per cominciare, tracciamo un bilancio del campionato di Serie A 2012/2013: oltre alla conferma della Juventus, quali sono state le squadre che l'hanno sorpresa positivamente? Tra le sorprese, due citazioni per Fiorentina e Catania. Hanno ottenuto ottimi risultati giocando bene a calcio. Merito degli allenatori ma anche delle società che hanno saputo lavorare bene sul mercato.
Veniamo ora alla stagione non positiva delle milanesi, soprattutto dell'Inter. Quanto è dipeso ciò dai numerosi infortuni nelle file nerazzurre e quanto dalle scelte dell'ormai ex tecnico Stramaccioni? L’Inter ha pagato scelte sbagliate sul mercato e una cattiva gestione del caso Sneijder. Stramaccioni doveva essere più coraggioso e puntare maggiormente sui giovani.
Mazzarri all'Inter, Benitez al Napoli, Allegri resta al Milan. La Roma sembra esser rimasta con il classico "cerino in mano". Quali ora le prospettive per la squadra giallorossa? Alla Roma serve un allenatore che non si faccia condizionare dalla piazza. Per questo la società vuole uno straniero. Forse sarà Blanc, un francese molto intransigente.
Quest'anno la finale di Champions League si è disputata tra due squadre tedesche. Si è davvero conclusa l'era dello strapotere dei club spagnoli, soppiantati dai club tedeschi? No, gli spagnoli torneranno in finale. Il Barcellona con Neymar è la squadra più forte del mondo.
Fino a non molti anni fa il campionato italiano era considerato "il più bello del mondo" e meta più ambita dai migliori calciatori. Secondo lei, cosa dovrebbe cambiare nel nostro sistema calcio per farlo tornare ai più alti livelli in Europa? In Italia per prima cosa servono stadi di proprietà. Posti più accoglienti dove facciano ritorno le famiglie e il grande pubblico. Con settori giovanili ben curati si può sopperire alla crisi economica del momento e rilanciarsi.
Dal punto di vista televisivo, nella stagione che si è conclusa c'è stata una novità di rilievo: per la prima volta Cielo, canale in chiaro di Sky, ha mostrato gli highlights delle gare di Serie A in anteprima assoluta, prima della Rai. Nonostante aveste a disposizione la indubbia qualità e l'esperienza della redazione di Sky Sport e ospiti importanti, gli ascolti di "Cielo che Gol!" non hanno comunque superato quelli della concorrenza. Si poteva fare di meglio? Si può sempre migliorare è chiaro, ma quest’anno non era facile mettere in piedi un programma di oltre quattro ore. Quanto agli ascolti, per una rete come Cielo, serve tempo.
Come è stato lavorare fianco a fianco con una Signora della nostra televisione, Simona Ventura? Nelle prime puntate di "Cielo che Gol!" sembravate poco affiatati. Lavorare con Simona è stato formativo e a tratti anche divertente. Poi hanno deciso di sfruttare pure la sera e ci siamo divisi la torta. Voglio bene a Simona, ma condurre in due è difficilissimo per chiunque.
"Cielo che Gol!" andrà in onda anche il prossimo anno? Alla conduzione sarete confermati lei e Simona Ventura? Questa è una domanda a cui al momento non so rispondere.
Anche quest'anno la vedremo per tutta l'estate su Sky con Gianluca Di Marzio nello Speciale Calciomercato, e anche quest'anno la colonna sonora del programma è da lei scritta e interpretata. Ci descrive la sua passione per la musica? La musica è da sempre un mio riferimento. Sia quando scrivo che quando conduco un programma in tv. Quest’anno la canzone della sigla si intitola “La fonte”, la si può scaricare da iTunes e il ricavato va in beneficenza.
Recentemente è arrivato in libreria il suo primo romanzo noir "Anatomia di una voce" (Cairo Editore). Consiglierebbe agli appassionati di calcio, d'estate, sotto l'ombrellone, di alternare ai quotidiani sportivi con le ultime notizie di calciomercato la lettura del suo romanzo? Non posso essere io a consigliare “Anatomia di una voce”, essendo parte in causa, ma mi avvalgo del gradimento di chi lo ha letto. Il libro è piaciuto anche alla critica più severa. E’ una storia molto tesa, che prende dalla prima all’ultima pagina, e ogni capitolo tira il successivo. Insomma sì, lo consiglio, sotto l’ombrellone ci può stare.
Può raccontarci come è avvenuto un momento di svolta nella sua carriera giornalistica, cioè l'approdo a Tele+, dopo l'esperienza nelle tv locali? Chi è stato il suo punto di riferimento a livello professionale? A Tele+ sono approdato dopo sei anni di gavetta nelle tv private fiorentine. Sono arrivato una mattina del 1996 a Milano e non sapevo dove andare, forte di un piccolo contratto di collaborazione. E’ nato così, e piano piano tutto è cresciuto. C’ho messo impegno e passione. E l’unica guida per me è da sempre una sottile ma fortissima incoscienza. Il mio modello sono io.
Cosa si sente di consigliare a chi aspira a diventare giornalista, in un periodo di crisi generale, di cui non si vede ancora la fine? Di cambiare idea e inventarsi un mestiere diverso.
Nicola Visco per "Apollo - Un mondo di news"

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