alessia e michela orlando UNIVERSO PROIBITO-IL PONTE DEI DIAVOLI

Creato il 01 agosto 2010 da Gurufranc

UNIVERSO PROIBITO

UNIVERSI INACCESSIBILI-IL TENTATIVO DI DIS-VELARE DI LEO TALAMONTI

Una singolare vicenda campana: BAIALARDO e il PONTE DEL DIAVOLO

Consiglio il lettore ansioso di conoscere di più in materia di telepatia e di fenomeni simili di leggere il volume di Talamonti. (Salvatore Quasimodo)

Dalla quarta di copertina: L'Autore analizza con rigore scientifico, ma valendosi di un'esposizione agevole e brillante, tutto quell'insieme di fatti e fenomeni che rappresentano aspetti negletti e ignorati della natura: i " fatti dannati" che vanno dalla telepatia e la chiaroveggenza a tutti i fenomeni che fanno capo alla medianità. Il libro conduce il lettore in un mondo sotterraneo della psiche dal quale l'io cosciente resta escluso. Oltre al dominio dei sensi esiste infatti per l'Autore un'altra realtà con la quale bisogna fare i conti, se si vogliono comporre molte ambiguità e contraddizioni della nostra esistenza.

Prima di passare al testo e all'incipit, diamo uno sguardo alla figura di William Mackenzie che cura la Presentazione. Fu docente di Filosofia della biologia presso l'Università di Ginevra nonché Presidente onorario della Società Italiana di Parapsicologia e autore, tra l'altro, diLe Grandi Avventure Spirituali, una raccolta nata dalle sue lezioni all'università in cui tenta di dare risposta al quesito: esiste un Dio dispensatore d'amore o un qualsiasi principio spirituale capace di battere il Male che minaccia il mondo? Lo fa utilizzando il pensiero e le risposte date da gente come il giovane faraone Akhenaton in Egitto, come gli estensori dei Veda e come lo stesso Buddha in India, come Confucio e Lao-tse in Cina, come Orfeo, Pitagora e Platone in Grecia, come sant'Agostino e san Francesco d'Assisi per il cristianesimo. Si può sintetizzare le sue conclusioni: respinge l'interpretazione iniziatica circa l'origine di questi movimenti spirituali di grande impatto e tradizioni, per propendere verso una spiegazione psicologica di tipo junghiano). Lo Spirito altro non sarebbe che un archetipo, speculare e corrispondente a una spinta umana fondamentale, che solo le circostanze storiche o geografiche mettono in campo escogitando religioni, metafisiche, filosofie diverse). La Presentazione, breve, si incentra soprattutto sul fatto che gli indagatori del pensiero occulto, i critici, sarebbero prevenuti. Fa l'esempio del cosiddetto pensiero equino, riferendosi alle polemiche sorte intorno alla vicenda dei cavalli di Elberfeld (Germania) che rispondevano a domande in assenza di segnali, secondo gli assertori della esistenza del PENSIERO EQUINO e, invece, ai soli comandi del padrone secondo moltissimi altri. Liberatosi del detto temaalla cavallerizza, sintetizza il libro compiacendosi nel veder pubblicata un'opera come la presente così piena di agilità e spregiudicatezza, che rende giustizia agli aspetti ignorati della natura e dimostra quanto infondati e preconcetti siano i dinieghi degli scettici nei riguardi di certi fenomenirari e inesplicabili.

Per non ingenerare l'idea che qui, nella PAGINA AUTORI di NAPOLI MISTERIOSA, si propenda verso una tesi preconcetta, anticipiamo che non si assumerà nessuna posizione, non si esprimeranno opinioni, e che a breve saranno recensiti anche libri di prestidigitazione.   

Il testo. L'incipit: Vi sono domande ambiziose che l'uomo va ponendo a se stesso, in maniera implicita o esplicita, da tempo immemorabile, e tra l'altro queste: chi siamo? Quali sono le caratteristiche salienti della personalità umana, i limiti delle sue possibilità? In quale tipo di universo è inserita la nostra esistenza?

Ci chiarisce immediatamente che siamo caratterizzati da tre sole dimensioni spaziali, e soltanto per mezzo dei sensi possiamo ricevere informazioni dall'ambiente. Naturalmente è, questa, la dimensione diurna dell'essere umano. Ci imbattiamo, così, in una prima constatazione e subito nella seconda: vi è anche la dimensione del sogno. E questa non è, come taluno sostiene, corrispondente al buio giacché non vi sarebbe attività psichica: essa c'è ed è detta impropriamente detta inconscia. L'Autore sostiene che lo scorrere come un fiume sotterraneo non ne riduce l'importanza. Oltretutto, anche la vita diurna sarebbe una vita inconscia. Lo sarebbe rispetto a quella notturna. L'unico tramite, l'unico mezzo che ci lega alla vita psichica notturna è il sogno, ovvero la sola labile traccia che ritroviamo nella vita diurna, la vita cosciente. E il sogno può abolire il tempo e lo spazio. Analizzati aspetti del sogno, si perviene alla trattazione degli oggetti che raccontano e, via via, si sviluppa una avvincente trama attraverso i noti argomenti dell'occulto: magia, chiaroveggenza, fantasmi, sdoppiamenti, medianità…come promesso in copertina. Ci si imbatte anche nello scultore Giovanni Dupré che lavorò molto in Campania e nelle sue memorie autobiografiche: una sua Opera è al lato destro della strada nazionale che conduce a Positano, provenienti da Salerno. Noi abbiamo conosciuto e fotografato la figlia, una anziana signora, ex pianista, che ha dimorato a Baronissi (SA). Una signora anziana, affascinante, ex pianista, cresciuta a Buenos Aires. Dai suoi occhi si intuiva immediatamente una vita ricchissima. E la sapeva raccontare in maniera affascinante. Questa donna non perse il papà e la mamma anzitempo giacché, mentre percorreva, con la moglie, in calesse, una strada affiancata da dirupi, sentirono una voce che gli gridava: Fermate! Non lo fecero e la voce risuonò di nuovo, più imperiosamente. Finalmente arrestarono la corsa e si avvidero che una ruota stava per uscire dal mozzo. Si salvarono, dunque, per ragioni sovrannaturali.

Questo libro ci consente, anziché svelare altri temi e vicende che è comunque la si pensi affascinante leggere, divagare per dire di quanto siano ricorrenti e antiche certe vicende, dando un taglio dichiaratamente letterario e leggendario. Vi è una novella di Boccaccio che narra della fioritura di un giardino, nel cuore del rigidissimo inverno friulano. Fu ì, ovviamente, opera di un mago e in una sola notte, senza ricorrere ad alcun mezzo materiale. Vi è anche chi sostiene che fatti del genere sono davvero successi nel corso della storia e narrati da chi li avrebbe osservati: numerose persone che poi li hanno tramandati con testi scritti. Fra i tanti: due episodi che ebbero come protagonisti eminenti figure della tradizione cristiana: sant'Alberto Magno (1183 ca.- 1280) e san Giovanni Bosco (1815-1888). Il primo. Cronisti del XIII secolo riportano: «Alberto non ci dice se riuscì a fabbricare l'oro, ma secondo la tradizione popolare possedette la famosa pietra e compì altri prodigi di natura magica. Quando convitò in Colonia Guglielmo II conte d'Olanda, benché si fosse nel colmo dell'inverno, fece apparecchiare le tavole nel giardino del convento. Gli ospiti lo trovarono ricoperto di neve, ma si erano appena seduti che la neve sparì ed il giardino olezzò di fiori fragranti, mentre gli uccelli volavano intorno come d'estate e gli alberi s'ammantavano di verde.»

Lo stesso prodigio avrebbe ottenuto in tempi più recenti il dottor Faust, ma questi non produsse i fiori invernali con la magia naturale, bensì con la magia nera e con l'aiuto del diavolo. Il secondo episodio vede protagonista san Giovanni Bosco. È, dunque, davvero recente, ma nessuno potrebbe averne memoria diretta: risale al 1862. Ci troviamo in Piemonte; è dicembre: è nevicato abbondantemente e la campagna è ricoperta da uno spesso strato di neve. «Nel tardo dicembre del 1862, don Bosco venne invitato dai marchesi di Sommariva, suoi benefattori. Durante quei giorni, la neve era caduta abbondantemente su tutto il Piemonte. La temperatura era rigida e il cielo, colore del piombo, minacciava dell'altra neve. Il giardino del castello dei marchesi di Sommariva era quasi sepolto sotto uno strato di neve. Don Bosco si fermò a guardare quello spettacolo insolito della natura. Guardò quella immensa distesa bianca; guardò il giardino e soprattutto i grandi rosai...Il giorno dopo, i marchesi di Sommariva videro con meraviglia e con una certa apprensione che il brullo rosaio era quasi completamente fiorito. Questo episodio venne in seguito testimoniato da diverse persone. Degne di fede. (...). E non basta. Sembra che le rose fiorite nel giardino dei Sommariva siano durate parecchi giorni, senza risentire minimamente della temperatura particolarmente rigida.»

Ci avviciniamo a Napoli e lo superiamo scendendo a Salerno:  Pietro Bailardo o Pietro Baialardo, Pïétre Bajalàrde in certi dialetti, che troviamo in varie zone del sud Italia, quale protagonista di tradizioni orali molto radicate. Sarebbe stato il piùpotente dei maghi, in possesso del libro del comando risalente ai tempi di Virgilio o addirittura opera sua. Sarebbe il tipico esempio di antieroe del '400. A Salerno fu ed è identificato con Pietro Barliario, alchimista, filosofo e medico della Scuola Medica Salernitana dell'XI-XII Sec. La leggenda campana vuole anche che, a guerra finita, Bailardo venisse dalla Francia stessa in Terra di Lavoro per incontrare le vecchie e nuove amanti. Così un giorno i campani, per riappropriarsi delle loro donne e delle loro figlie, non riuscendo a catturare il vero Bailardo, ne costruirono un fantoccio. Fingendo fosse il tomber de femme francese, appiccarono il fuoco al simulacro, gridando in ogni paese la notizia della morte del Bailardo, imponendo una tradizione che si rinnova in ogni carnevale. Va da se che in queste occasioni gli uomini si ubriacano e le donne piangono la morte del fantoccio. Il Bailardo campano è identificato con anche con Pierre Terrail, signore di Bayard. Fu la maschera più tipica della Campania finché a non irruppe a Napoli, alla fine del XVI secolo, la figura di Pulcinella certamente non secondo all'altro in quanto a imprese erotiche e ad atti vandalici. Cosa combinò a Salerno il Bailardo e che fine fece? Sua sarebbe la costruzione magica del Ponte dei Diavoli, l'antico acquedotto medioevale che ancora si può ammirare nel corpo della città, costruito in una sola notte tempestosa Stando alla leggenda popolare, fu aiutato dai diavoli. Si tratta di una struttura imponente, costruita su un dirupo, in cui si fa per la prima volta uso dell'ogiva, la forma che meglio distribuisce le forze e tutela in caso di terremoti. Il popolo salernitano ne fu impressionato. Ne nacquero infinite credenze tra cui il ritenere che andare sotto gli archi, all'imbrunire, avrebbe comportato l'incontro con gli spiriti maligni. Tale credenza ha resistito fino agli inizi Novecento. Secondo le narrazioni popolari il Diavolo, amico di Barliario in tante malefatte, si vendicò di lui in maniera atroce. Un giorno in cui il mago era assente, due suoi nipoti (c'è una versione che parla di figli), Fortunato e Secondino, rimasti soli a giocare nel laboratorio, aprirono un libro, ovviamente magico (più verosimilmente: toccarono sostanze tossiche) furono colpiti da una improvvisa sincope e morirono. Al ritorno, Pietro scoprì i corpicini, ne impazzì dal dolore e invecchiò di colpo. Passava il tempo a piangere, con lo sguardo oscillante tra il vuoto e il pavimento dove aveva rinvenuto i cadaveri. Vinto dal dolore, si trascinò nella vicina Chiesa di San Benedetto, dove si gettò ai piedi del crocifisso dipinto che era sull'altare. Scalzo, vestito di cenci, per tre giorni e tre notti rimase a vegliare e pregare ai piedi della sacra immagine, piangendo e battendosi il petto con una pietra per penitenza; chiese il perdono dei peccati. E, all'alba del terzo giorno, avvenne il miracolo: il volto del crocifisso alzò la testa e aprì gli occhi, in segno di perdono. Pietro cambiò completamente la propria vita; divenne monaco e entrò in quello stesso Monastero di San Benedetto. Visse il resto della sua lunghissima vita in quel nuovo stato, prossimo alla santità. Morì nel marzo 1148, all'età di 93 anni.

Questa leggenda, tramandata oralmente (solo nel XIX secolo ne vennero scritte poesie e drammi), divenne molto popolare come Il Miracolo di Barliario, tanto da attirare in città moltissimi pellegrini, desiderosi di ammirare il crocifisso e pregare ritendolo miracoloso. L'afflusso di tante persone, anche commercianti e artigiani tra i fedeli, determinò la nascita della Fiera del Crocifisso, che si svolge tuttora nei quattro venerdì di Quaresima.

Una leggenda di tenore affatto diverso, vuole che sotto gli archi si Incontrassero i quattro mitici fondatori della Scuola Medica Salernitana. Risulta evidente come la leggenda sulla mano demoniaca di Barliario sia stata ben più potente, tanto che ancora oggi l'acquedotto è chiamato Ponte del Diavolo.



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