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ALICE TAMBOURINE LOVER live: resoconto del concerto al Beer Room

Creato il 19 settembre 2017 da Athos Enrile @AthosEnrile1

ALICE  TAMBOURINE LOVER live: resoconto del concerto al Beer Room


La recente serata al Beer Room di Pontinvrea -15 settembre -, nell'entroterra savonese, mi ha permesso di scoprire qualcosa che non conoscevo, nel senso dell'accostamento dei generi, ovvero... prendi qualcosa di consolidato, mettilo assieme, miscelalo, e ti verrà restituito qualcosa di fresco ed inusuale. Ovviamente non accade sempre così!

, al vertice dell'associazione culturale Davide Pansolin VINCEBUS ERUPTUM, propone sempre novità interessanti all'interno del filone che più ama, quello della psichedelia.

In questo caso era di scena un duo, uomo e donna, compagni sul palco e nella vita: Alice Albertazzi e Gianfranco Romanelli, gli ALICE TAMBOURINE LOVER .

Andando a ritroso, spinto dalla solita curiosità musicale, sono approdato agli ALix, band atipica in ambito rock blues che ha lasciato in eredità ben cinque album, e dalla cui ceneri è nata una nuova entità, minimalista solo apparentemente, perché ciò che riescono a produrre copre ogni possibile spazio, e mi riferisco ovviamente alla fase live, quella dove la presa diretta, almeno in questo caso, non presenta compensazioni tecnologiche.

Alice è "the voice" e, volendo fare accostamenti facili e roboanti, mi è venuto naturale - visto il contesto e il genere - immaginarla nelle vesti di Grace Slick, perché esiste anche una vaga somiglianza fisica. E poi la voce è straordinaria! Ma non basta, Alice suona la chitarra e utilizza incessantemente il metronomo dell'ensemble, quel tamburello usato manualmente ai tempi di ALix e ora comandato... con il piede destro.

Gianfranco non ha il permesso di cantare - così lui racconta scherzosamente a fine concerto - ma si dedica a chitarra e dobro, con una discreta pedaliera effettistica che potrebbe sembrare minimalista se la si comparasse a quella di certi aspiranti guitar hero odierni, ma sicuramente ridondante se si fa riferimento al blues.

Ma che tipo di musica salta fuori dal mix a cui facevo accenno?

Beh, il rock blues è il punto di partenza, ma i due artisti bolognesi devono aver fatto incetta di elementi psichedelici, assorbendo quintalate di album di Grateful Dead e Doors, con un pizzico di follia canterburyana riconducibile al mondo di Daevid Allen.

Musica in loop, a tratti ipnotica, con ricerca di sonorità e distorsioni naturali, con un discreto spazio per l'aspetto visual ma con tanta sostanza, un blues a tratti "acido", la cui voluta ruvidità è addolcita dalle trame vocali che caratterizzano ogni brano.

E' questa la novità di cui parlavo, una dilatazione di qualcosa di radicato nel tessuto culturale comune a cui si applicano i canoni della trasgressione e del viaggio mentale e musicale, e quando tutto questo lo si riesce a portare su di un palco, e viene percepito dall'audience, nasce una sorta di magia che avvolge i presenti, e il rapporto tra pubblico e musicisti diventa osmotico, con l'instaurarsi di un dialogo reciproco, tacito ma percepito chiaramente.

Gli ALICE TAMBOURINE LOVER - la cui discografia conta il rilascio di tre album, dal 2011 ad oggi - suonano per poco più di un'ora ma al momento del commiato la richiesta del bis diventa qualcosa di più di un atto dovuto, e si aggiungono così altri due canzoni.

Bravi, molto bravi, e per chi volesse approfondire indico lo loro pagina facebook e un medley della loro performance...


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