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All you need is love

Creato il 08 novembre 2017 da Massimo Silvano Galli @msgdixit

All you need is love

"All you need is love," cantavano i Beatles in un loro famosissimo brano, ma questo slogan vale solo nel qui e ora della nostra epoca, anzi, almeno per quel che concerne la storia dell'amore, ne è in qualche modo la sigla.

La canzone, scritta da John Lennon nel 1967 come brano di apertura che inaugurava il primo collegamento live via satellite della BBC londinese, sembra giungere alla fine di un percorso avviatosi col Romanticismo, coronando i primordi di un nuovo mondo globalizzato in cui l'amore di coppia assume un senso e una forma come mai s'erano visti prima e che si può tradurre secondo questa formula: il matrimonio è una conseguenza dell'amore, per cui due persone anzitutto si innamorano e, quindi, proprio per questo, decidono di sposarsi.

A pensarci bene, la tradizione praticamente universale prima di questo scorcio di tempo in cui anche noi viviamo, presupponeva l'esatto contrario, ossia: due persone anzitutto si sposano e, quindi, in virtù di questo fatto, tra loro nasce l'amore... forse, nasce l'amore... ma a quel punto poco importa, non era certo l'amore, l'obiettivo della loro unione.

All you need is love
Infatti, prima di questa rivoluzione per cui "tutto ciò di cui hai bisogno è l'amore" (all you need is love), se avessimo chiesto a un contadino perché si sposava, questi "[...] avrebbe risposto che tutto quello di cui aveva bisogno era una brava lavoratrice, che mettesse al mondo dei bambini robusti, tenesse stretti i cordoni della borsa e badasse a non far andare a male il cibo. [...] Un principe avrebbe risposto che quel che gli serviva era la giovane figlia di un altro potente principato: una che portasse al seguito truppe e denaro, che gli garantisse una crescita di potere e fosse in grado -va da sé- di procreare eredi al trono, maschi" e non diversamente avrebbero replicato il loro pari (operai e industriali) fino alla metà dell'Ottocento e, in alcune aree sociali e geografiche, finanche del Novecento. Insomma, l'unione di due persone, prima di questo nostro tempo incerto, ha sempre dovuto fare i conti con la necessità, molto animale, di anticipare le esigenze della riproduzione e della sopravvivenza della specie, alle pretese della felicità personale: la dittatura della genia sui desiderata della carne. Anzi, in gran parte di queste società, non esisteva nemmeno l'idea di individuo, esisteva la collettività che preesisteva e persisteva al singolo e alla cui conservazione e prosperità tutto doveva essere assoggettato.

Forse, se invece di pensare che tutto ciò di cui abbiamo bisogno è l'amore, avessimo provato a pensare che l'Uomo, nella sua funzione di specie, avesse bisogno di essere maggiormente amato, probabilmente l'umanità oggi non si troverebbe a fare i conti con un suo imminente collasso (provocato, per altro, in non più di cento anni). Ma, a ben guardare, è proprio da quando si è invertita questa tendenza, privilegiando i desideri egoici del singolo, nel qui e ora di ogni miserrima esistenza, sulle necessità della collettività, che la specie umana ha cominciato a sentire la terra mancargli sotto i piedi... E, per quanto possa sembrare estraneo al nostro argomentare, vedremo che ha molta più pertinenza di quello che si possa immaginare e che, per dirlo con un'altra canzone, questa di Roberto Vecchioni: "Forse non lo sai ma pure questo è amore..." .

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