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alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano – Scheda di Paolo Ferrario pubblicata in Tracce e Sentieri il 3 aprile 2013

Creato il 22 dicembre 2017 da Paolo Ferrario @PFerrario

Sono partito da questo estratto da una lezione di Emanuele Severino sulla parola FESTA:

Il dizionario etimologico dice “giorno di riposo“, dal latino FESTUS, alla cui radice sentiamo FES

Ma Severino ci indica di ricercare “gruppi di significati”.

Seguiamoli.

1. le radici DHE o anche DHES che portano a “luce”

Emile Benveniste nel suo VOCABOLARIO DELLE ISTITUZIONI INDOEUROPEE (Einaudi 1976, prima edizione francese 1969) ritiene che le radici originarie indoeuropee siano:

DHA (S) e BHAS

che rimandano alla “luce divina”

alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano – Scheda di Paolo Ferrario pubblicata in Tracce e Sentieri il 3 aprile 2013

E’ assai frequente nei critici di Severino la tendenza a fraintendere e/o a distorcere il suo pensiero, sia per il nichilismo in cui essi sono avvolti che per la lettura frettolosa e superficiale  che danno dei suoi testi. Poi c’è la questione della “sistematicità” del pensiero severiniano, per la quale ogni testo presuppone il precedente: dunque, se il critico sta criticando una affermazione contenuta nel libro che sta esaminando ma ignora il precedente, rischia di travisarne il contenuto andando fuori strada. Infine, ad ostacolare l’esatta comprensione dei testi severiniani c’è in essi l’uso di un linguaggio del tutto nuovo – il linguaggio che testimonia il destino – che si porta oltre il pensiero e il linguaggio dei mortali dell’Occidente.

Tra le più frequenti distorsioni primeggia quella che definisce il pensiero severiniano come una forma di Neoparmenidismo. Osservo che tale termine non è mai stato usato da Severino, per il quale l’espressione “Ritornare a Parmenide” ( che è poi anche il titolo del rivoluzionario saggio del 1964) non significa riproporre il passato, ma significa, semplicemente, “ripensare Parmenide”, ritornare il bivio da cui si dipartono il “Sentiero della Notte” – il sentiero dell’Occidente – e  il “Sentiero del Giorno” non percorso dove nessun Immutabile domina il divenire. “Ritornare a Parmenide”, per Severino, significa, dunque, oltrepassarlo in modo del tutto diverso da come è stato oltrepassato nel “parricidio” compiuto da Platone.

C’è poi da aggiungere che l’essere a cui si riferiscono gli scritti di Severino è la negazione dell'”Essere” di Parmenide: quello di Severino non è l'”Essere” vuoto e astratto di Parmenide, ma è la totalità concreta degli essenti. Ciò che Parmenide dice dell’Essere” bisogna dirlo della totalità concreta degli essenti in quanto essenti, cioè che sono eterni. E affermando che gli essenti sono nulla, il pens

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Franco Rendich ci dice che la consonante d significava “luce” e che

dalla radice di

da intendere come “moto continuo” [i] della luce [d],

derivò il corrispondente sanscrito di, didyati “brillare”, “splendere)

DHA significava “portare il fuoco”

alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano – Scheda di Paolo Ferrario pubblicata in Tracce e Sentieri il 3 aprile 2013

E’ assai frequente nei critici di Severino la tendenza a fraintendere e/o a distorcere il suo pensiero, sia per il nichilismo in cui essi sono avvolti che per la lettura frettolosa e superficiale  che danno dei suoi testi. Poi c’è la questione della “sistematicità” del pensiero severiniano, per la quale ogni testo presuppone il precedente: dunque, se il critico sta criticando una affermazione contenuta nel libro che sta esaminando ma ignora il precedente, rischia di travisarne il contenuto andando fuori strada. Infine, ad ostacolare l’esatta comprensione dei testi severiniani c’è in essi l’uso di un linguaggio del tutto nuovo – il linguaggio che testimonia il destino – che si porta oltre il pensiero e il linguaggio dei mortali dell’Occidente.

Tra le più frequenti distorsioni primeggia quella che definisce il pensiero severiniano come una forma di Neoparmenidismo. Osservo che tale termine non è mai stato usato da Severino, per il quale l’espressione “Ritornare a Parmenide” ( che è poi anche il titolo del rivoluzionario saggio del 1964) non significa riproporre il passato, ma significa, semplicemente, “ripensare Parmenide”, ritornare il bivio da cui si dipartono il “Sentiero della Notte” – quello imboccato e percorso dall’Occidente – e  il “Sentiero del Giorno” non percorso dove nessun Immutabile domina il divenire. “Ritornare a Parmenide”, per Severino, significa, dunque, oltrepassarlo in modo del tutto diverso da come è stato oltrepassato nel “parricidio” compiuto da Platone.

C’è poi da aggiungere che l’essere a cui si riferiscono gli scritti di Severino è la negazione dell'”Essere” di Parmenide: quello di Severino non è l'”Essere” vuoto e astratto di Parmenide, ma è la totalità concreta degli essenti. Ciò che Parmenide dice dell’Essere” bisogna dirlo della totalità concreta degli essenti in quanto essenti, cioè che sono eterni. Ma, affermando che gli essenti sono nulla, il pensiero di Parmenide si pone come la prima gigantesca forma di nichilismo

" data-orig-size="" data-image-title="Fraintendimenti e distorsioni del pensiero severiniano" data-orig-file="" data-image-meta="[]" data-medium-file="" data-permalink="https://emanueleseverino.com/?p=2930" alt="benvenis2223" class="alignnone size-full wp-image-2930" data-large-file="" />

“parola divina” rappresentano lo stesso evento mistico anche secondo la Qabbalah ebraica”

Le sequenze di significati trovati da Rendich sono:

dal sanscrito BHAS, “splendere, essere luminoso”

al greco PHAS, da cui PHAOS, “luce”

al latino FAS, che “mostra la luce” e che porta a FESTUS 

EMANUELE SEVERINO – ACCADEMIA CAPELLINI

http://www.accademiacapellini.it/pluginAppObj_111_37/download.php?action=download


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Sabato 28 maggio 2016, nei locali dell’Accademia Lunigianese di Studi «Giovanni Capellini,

il professor Emanuele Severino ha tenuto una conferenza sul tema

“Festa e Poesia: tra Dante e Leopardi”

Il relatore è stato introdotto dal Presidente dell’Accademia Professor Giuseppe Benelli, da Mirco Manuguerra, presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi e dall’assessore alla cultura del Comune della Spezia, Luca Basile.

Per scaricare l’audio vai al sito: EMANUELE SEVERINO – ACCADEMIA CAPELLINI

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2. Ancora sulla radice DHA che attraverso DHE,  arriva a  felix, felice

Secondo Rendich (ripreso da Severino)

DHA è anche “che porta energia”,  “poppare”,  “succhiare”

DHA diventa DHE

poi THE in greco

da cui il greco Thele, “capezzolo”, “mammella”

fino al latino fe, che porta a  felix, “che ha avuto un buon rapporto con il seno materno”, “felice”

Nell’ambito della manifestazione “Ricordati di santificare le feste”, anno II – Festa per “Crema del Pensiero” (26/29 aprile 2007) organizzato dall’assessorato alla Comunicazione del Comune di Crema.

Registrazione video del dibattito dal titolo “La festa e lo Sguardo del Mortale”, registrato a Crema domenica 29 aprile 2007 alle ore 10:28.

Dibattito organizzato da Comune di Crema.

AUDIO:%20LA%20FESTA%20E%20LO%20SGUARDO%20DEL%20MORTALE%20%E2%80%93%202007.MP3%0A
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Fonte:

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Radio%20Radicale:

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AUDIO: LA FESTA E LO SGUARDO DEL MORTALE – 2007.MP3


Fonte:

Radio Radicale:

https://www.radioradicale.it/scheda/224175/la-festa-e-lo-sguardo-del-mortale

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3. arrivando a  THEORIA

Il sanscrito DHI diventa in greco THE che dà origine a parole come:

THEOS

//www.radioradicale.it/scheda/88028/iframe?i=2144797

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THESPHATOS, “enunciato da un dio”, “fissato da una decisione divina”, “stabilito dagli dei”

THEORIA, come “contemplazione, meditazione” e, nella lezione di severino, “contemplazione festiva”

//www.radioradicale.it/scheda/88028/iframe?i=2144797

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Bibliografia:

via alle origini della parola FESTA, partendo da Emanuele Severino e passando attraverso Emile Benveniste, Franco Rendich, Giovanni Semerano – Tracce e Sentieri



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