Amarcord

Da Elys

C’è tutto il tuo passato qui. Chi eri e chi sei stato per tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerti. Quando mi sono capitate per le mani queste foto ho subito pensato “che belle” e poi lo sguardo si è fermato su quella tua espressione da ragazzino. La valigia in una mano e i sogni nell’altra. Le facce dei compagni di un tempo. Quei soldati che ti sono morti sotto gli occhi per una guerra rifiutata da chiunque. La gente era diventata un bersaglio allora. Eppure tu, insieme a loro, sei riuscito a ridere lasciando a quest’istantanea sbiadita dai giorni un sorriso rimasto sempre identico a se stesso.
Mi parlavi spesso dei rumori. Degli spari così vicini da sentire le orecchie fischiare. E della paura, annientata dal coraggio. Dal bisogno di sopravvivere contro tutto quel dolore.
Gli uomini sono stupidi, nonno. Tendono a cancellare le cose brutte sostituendole con le illusioni. Ma non si può vivere con gli occhi eternamente bendati. Tu lo sapevi e mi hai insegnato a non avere timore di dire alla gente quanto il mondo possa fare schifo certe volte. È un pantano dove persino un cucciolo indifeso può venire calpestato e massacrato e avvelenato. Dove i bambini nascono troppo spesso nella melma, sentendo sulle labbra il sapore acido della sofferenza. Però sono convinta che se s’impara ad affrontare la realtà, se la si guarda dritta, si può intravedere una luce di speranza e correre via, ritrovando quanto si è perso.
Ecco, se potessi davvero dare qualcosa agli altri con quello che scrivo, vorrei offrirgli questo, un po’ di consapevolezza in più. Giusto un pizzico.
Lo so. Pretendo troppo, vero?
Ciao, nonno.