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Amare una persona affetta da psicosi

Da Ettoreschmitz74 @ettoreschmitz74

Di recente, in un social network, ho letto un commento che invitava a selezionare bene un probabile partner. La scelta era descritta in base al prototipo del “cattivo partner”: la persona in crisi, che non ha raggiunto stabilità nella vita e non ha le idee chiare in merito a cosa voglia dire per essa “realizzazione”.

E’ chiaro che tutto questo non coincida con la definizione di psicosi, ma certamente i due concetti rappresentano due insiemi che si possono intersecare in molti elementi.

Personalmente penso che tentare di dare consigli su chi innamorarsi sia poco utile. L’amore è un sentimento senza perchè, non si può razionalizzare un sentimento che possiede poco di razionale. Il sentimento può essere molto forte anche nei confronti di persone che la maggioranza considera inadeguate.

Perchè allora si sprecano i consigli su chi merita interesse come partner? La verità è che tendiamo a razionalizzare i sentimenti DEGLI ALTRI. L’amore è una dimensione psichica che fa vedere le cose in un modo diverso
da chi non lo prova. E’ un’alchimia che può fare miracoli e può fare bene anche a due persone entrambe disturbate.
In merito a questo fenomeno, tutto è probabile e nulla è determinabile a priori.

Alcuni dicono che un simile ragionamento funziona se si vuole condividere una storia poco importante e non la vita.
Io capovolgerei il ragionamento: se elimino dai probabili partner ogni possibilità di difetto caratteriale non resta solo l’aspetto fisico dell’amore? Tentare di evitare qualsiasi futuro dispiacere dovuto al fallimento morale di un probabile partner non è forse egoismo? Non è forse chiudere gli occhi di fronte ai probabili fallimenti personali?

C’è da aggiungere che alla definizione di psicosi, fanno capo anche persone che grazie ad una cura adeguata raggiungono una certa stabilità. Sono in ogni luogo nella società, in ogni cultura e appartenengono a tutti i livelli culturali, si muovono nel mondo e si innamorano. Qualcuno che si considera sano si innamora di loro.

Un’altra volta ancora voglio sottolineare che il limite tra sanità e malattia è immaginario ed arbitrario, anche
se certamente le situazioni limite rappresentano un disagio da curare.

Avere a che fare con la sofferenza può portare a soffrire, ma nulla fa soffrire di più della paura. Paura del lato oscuro degli altri, che è immagine del nostro lato oscuro. L’amore è invece una fonte di luce. Se non riusciamo a capire nonostante molti sforzi da dove viene questa la luce, non è meglio accontentarsi?


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