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Amjed /Racconto di Natale

Creato il 24 dicembre 2017 da Marianna06


Amjed è da un anno nel nostro Paese, arrivato fortunosamente (è proprio il caso di dirlo) con la sua mamma, dopo una traversata terribile nel Mediterraneo, cioè dopo notti e notti di burrasca e con un mare forza nove e forse anche di più.
Fatta la consueta trafila burocratica nel centro di accoglienza di una città siciliana della costa, una volta all’arrivo in terraferma, è poi riuscito a trasferirsi, e sempre con la sua mamma, dalla quale non si è mai separato, in un’altra città più a nord della penisola, dove tutti e due, madre e figlio, sono stati accolti con benevolenza dalla gente, che ha compreso il loro dramma.
Farida, la mamma, ha trovato lavoro come donna delle pulizie in una cooperativa e lui, Amjed ha potuto riprendere anche a frequentare la scuola come faceva nel suo Paese, il Sudan.
Certamente i primi giorni di scuola di Amjed sono stati piuttosto difficoltosi ma la mestrina dai capelli rossi, Ida, una delle tre assegnate alla classe, lo ha aiutato moltissimo.
Amjed è molto creativo e disegna benissimo. Così ha cominciato ad esprimersi con i disegni e ha cercato in questo modo di superare le difficoltà linguistiche.
I compagni pertanto, che sulle prime erano un tantino diffidenti, hanno cominciato poi ad apprezzare quei disegni coloratissimi e fantasiosi, che avrebbero potuto benissimo figurare in un album di fumetti.
Giorno dopo giorno Amjed, punto dai morsi della nostalgia per la sua terra, disegna infatti storie nuove che raccontano del lontano Sudan e i suoi compagni , che ne sono affascinati, vogliono saperne sempre di più.
Con l’avvicinarsi del Natale è normale che un musulmano si senta un po’ estraneo al clima di una festa che non è la sua. Ma Amjed desidererebbe, invece, che i compagni, proprio in quei giorni, per altro di vacanza da scuola, non lo lasciassero troppo solo. E in cuor suo prega perché non accada.
La mamma, Farida, con il lavoro lui sa bene che è impegnata tutto il giorno e ad Amjed toccherebbe allora starsene per conto proprio, magari a disegnare ma senza maestra Ida e senza l’incoraggiamento dei compagni.
Una delle prime mattine di vacanza da scuola, mentre Amjed, fatta colazione, sta già armeggiando con album , pastelli e pennarelli, bussano con una certa insistenza alla porta del monolocale, dove mamma e figlio vivono dall’arrivo in città.
Il suono del campanello è piuttosto prolungato e Amjed, con prudenza, guarda dallo spioncino.
Niente paura. Si rasserena. Sono un nutrito gruppo di compagni. I suoi supporter. Quelli che a scuola amano le sue storie e vogliono che ne disegni sempre di nuove.
Entrano chiassosi e lo abbracciano mostrandogli un bel pallone di cuoio. Subito dopo lo invitano a seguirli per una partitina a calcetto nella piazzetta poco distante dall’abitazione.
Dopo la partita s’improvviserà un modesto pranzetto tutti assieme con tranci di pizza e frutta secca, che l’omino della bottega all’angolo certo non lesinerà ai giovanissimi clienti e poi, tutto il tempo, a disegnare e ad ascoltare i racconti di Amjed.
Il miracolo di Natale che Amjed agognava è accaduto. 
Ogni mattina consueta partita di pallone e ancora tante storie disegnate, che raccontano del Sudan, il lontano Paese di Amjed. E ,intanto, anche la fruizione linguistica ,tra un goal e un raccontino narrato, cresce e migliora senza che lo stesso Amjed se ne renda conto. 

 Marianna Micheluzzi (Ukundimana)

   
Amjed /Racconto di Natale
   

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