Magazine Diario personale

Anche questa volta da solo

Da Chiagia

L’ha sentita uscire, sbattendo la porta.

Ogni volta la stessa storia, le promesse. Non ti lascerò mai, sei troppo importante per me. E lui che sempre ci ricadeva come un cretino, come se non fossero bastate tutte le volte che lo aveva tradito e se ne era andata, certa che al ritorno lui l’avrebbe perdonata.

Solo che stasera era tutto più difficile. Perché l’appartamento era illuminato a intermittenza dalle luci dell’albero di Natale, rosso, poi blu, poi verde, di nuovo rosso, luci che avrebbero dovuto essere per loro due, insieme.

Ci aveva sperato nelle ore del pomeriggio, guardandola che si aggirava per la casa annoiata e sbattendo le cose per terra. Entrava e usciva dalla camera, lanciandogli sguardi di sottecchi. Stavolta resta, è nervosa, resta.

Lui era rimasto immobile, sul divano, il cuore gonfio di speranza.  Stavolta resta, rinuncia a quelle cose stupide che l’aspettano là fuori e sceglie me.

Avevano cenato insieme, in silenzio. L’aveva  poi guardata riporre i piatti nella lavastoviglie, chiudersi in bagno. Aveva sperato, abituato ad essere deluso ma ancora aveva sperato, che idiota.

Poi alla fine lei si era decisa a vestirsi, con quell’abito di velluto che le lasciava scoperte le spalle, le sue scarpe preferite ancora lucide di vernice. I capelli raccolti in uno chignon, un trucco leggero, la collana colorata.

L’aveva guardata mettersi la giacca, avvolgersi la sciarpa attorno al collo, avviarsi verso la porta e poi, come per un ripensamento, tornare verso di lui e salutarlo con una carezza, senza una parola, come se fosse sufficiente a pagarlo.

La porta sbattuta, le luci dell’albero, fuori dalla finestra la neve che scendeva. Solo.

Rimase così, alla finestra, fino a quando cominciarono a risuonare i botti dalle case vicine. Si avvicinava la mezzanotte dell’ultimo giorno dell’anno e anche questa volta non l’avrebbero passata assieme.

Cercò di controllare il tremore che quei rumori forti gli causavano, poi dovette desistere e si allontanò dalla finestra. Attraversò la casa e si buttò sul letto.

“Niente cuccia stanotte, mi troverai qui.”



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