Anche se in contemporanea con l'inaugurazione della mostr...

Creato il 15 settembre 2011 da Roberto Milani
Anche se in contemporanea con l'inaugurazione della mostra personale "L'inconscio fa scacco in dodici mosse" (vedi: http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2011/08/linconscio-fa-scacco-in-12-mosse-un.htmldi Andreea Hartea Raluca (vincitrice della scorsa edizione del Premio Patrizia Barlettani www.premiopatriziabarlettani.it) curata da Ivan Quaroni, alla San Lorenzo di Milano, questa mostra, curata da Flaminio Gualdoni, suscita assolutamente il mio interesse, in quanto offre la possibilità di "buttare uno sguardo" su una delle pagine più belle del nostro '900.

PENSARE CONCRETO. SOLDATI, NIGRO, NATIVI, CRIPPA, DAVICO
a cura di Flaminio Gualdoni
OPENING 15.09.2011_ORE 18.00-21.00
15.09.2011>08.10.2011
apertura straordinaria
venerdì 16 settembre _ fino alle 22.00
sabato 17 settembre_ fino alle 21.00
domenica 18 settembre _12.00-19.00
catalogo a cura di Flaminio Gualdoni
testi di Flaminio Gualdoni e Santa Nastro
La Galleria Bianconi inaugura con START Milano, il 15 settembre 2011, alle ore 18.00, Pensare concreto, mostra a cura di Flaminio Gualdoni dedicata a una generazione di artisti italiani formatasi, tra la fine degli anni quaranta e i primi anni cinquanta, in seno alla cultura astratta e concreta: dal maestro Atanasio Soldati alle figure di Mario Nigro, Mario Davico, Gualtiero Nativi, Roberto Crippa.
Il percorso della mostra - che tra lʼaltro propone opere esposte sulla scena internazionale e unʼinteressante serie di tele di Davico presentate in una storica mostra tenutasi alla galleria La Bussola di Torino nel 1950 – non intende ricostruire ancora una volta una temperie ormai indagata a fondo, ma sceglie di riflettere per exempla sulle coloriture diverse che essa proietta su chi, appartenente alla generazione nuova, si forma in seno alla cultura astratta e concreta.
La ricostruzione di questo importante momento dellʼarte italiana - rari per esempio sono i Crippa di questo periodo - si sposta così, in maniera inedita e profonda, sulle coloriture di un passaggio storico radicale per lʼarte a venire in cui sono nate nuove visioni dellʼarte e interpretazioni del ruolo dellʼartista e del suo impegno.
Nellʼarte concreta “qualcosa, che prima esisteva nel mondo delle idee, diventa una realtà che può essere controllata ed osservata. La pittura concreta è quindi una rappresentazione della realtà di pensieri astratti, invisibili”. Così scrive Max Bill nel febbraio del 1946 pubblicando il saggio Pittura concreta, che apre in Italia le vie della nuova arte geometrica.
A partire da quella riflessione la mostra, concepita da Flaminio Gualdoni e Renata Bianconi, raccoglie una serie significativa di opere esemplari del momento in cui, intorno al 1950, seguendo il magistero di Atanasio Soldati, padre dellʼastrazione storica, autori come Mario Nigro, Mario Davico, Gualtiero Nativi, Roberto Crippa hanno affrontato la forma concreta come scelta essenziale per affermare lʼautonomia incontrattabile della pratica artistica, in un tempo in cui ancora ne prevaleva un intendimento subordinato a fedi, ideologie, programmi altrimenti motivati.
“Modernità è per loro, in primo luogo, rivendicazione radicale dellʼautonomia incontrattabile della pratica artistica, e consapevolezza che la responsabilità storica dellʼartista, il suo impegno, sono tanto più forti quanto più basati non sulla dipendenza da fattori estranei ed estemporanei, ma su una filosofia del fare in grado di modificare la realtà esistente.” scrive Gualdoni nel saggio introduttivo al catalogo. Questa generazione nuova sceglie “non il percorso verso la forma irrelata, ma di tale irrelatezza lʼassunzione naturale e il metabolismo verso le avventure infinite della forma possibile”, facendo del pensare concreto una delle grandi radici dellʼarte del secondo dopoguerra.
Non è un caso che la critica dʼarte e giornalista Santa Nastro, offrendo con il proprio contributo in catalogo uno sguardo giovane alla mostra, affermi che “Pensare concreto non è né un motto, né un arguto gioco di parole” ma suoni “più che altro come un invito, un modo, magari sibillino, a considerare nuovamente l'arte come un attore necessario e protagonista della società e dei suoi sempre più rapidi e dolorosi mutamenti. Pensare concreto può essere un'opportunità per guardare l'oggi, raccontando una storia di ieri.”.

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