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Ancora su rider, Foodora, gig economy, 1° maggio, cooperative e lavoro

Creato il 01 maggio 2018 da Propostalavoro @propostalavoro

Caro Marco,

Ti ringrazio per aver dato un riscontro a “I rider di Foodora e le cooperative del futuro”, l'articolo comparso su Vita.it un paio di settimane fa. Consiglio i tuoi commenti sparsi a tutti i lettori di Proposta Lavoro.

Un giorno ci incontreremo di fronte a una buona birra (che spero apprezzerai) e parleremo di digitalizzare il Parlamento, di semplificare la redazione di leggi e contratti, e di fare qualcosa (o qualcos'altro) per l'alfabetizzazione funzionale del paese. Quel giorno penso che imparerò molto da te.

Oggi vorrei limitare il mio intervento a due punti: competenze e occupazione.

Le cooperative non hanno la bacchetta magica: non prendono un fattorino e lo trasformano in manager, così come il software libero non ha trasformato in programmatori tutti gli utenti. Gli va riconosciuto però di aver dato una libertà che il software proprietario non concede. La colga chi può. Le cooperative, stiamo parlando di quelle di lavoro, danno la possibilità ai lavoratori di partecipare direttamente alla gestione dell’azienda. Investono nella formazione dei propri soci per dare le basi che concretizzano questa opportunità. Possiamo chiamarla alfabetizzazione funzionale specifica, se vuoi. Classe dirigente le cooperative ne creano eccome, e noi lavoriamo proprio perché ne creino di più.

Esiste il sacrosanto diritto, in capo ad ogni socio, di votare e dire la propria. Un voto consapevole non richiede lo stesso livello di conoscenza tecnica di chi deve eseguire il mandato che quel voto implica. La cooperazione crea elettorato attivo, che dovrebbe stimolare, se non tutti, almeno i lavoratori più proattivi, più propensi al coinvolgimento e allo sviluppo di professionalità.

E adesso veniamo all'occupazione, perché anche qui la replica è la stessa. Tra 5 anni tutte le consegne saranno effettuate dai droni? Le piattaforme cooperative avranno allora solo 5 anni di vita? E daranno lavoro di qualità solo a 5 rider, a 5 addetti alle pulizie, a 5 baby sitter? Ne sarà valsa la pena. Non lo dico per passione, ma perché con persone più competenti di me ho studiato e imparato che senza esercizio si perdono competenze e capacità. Cinque anni di lavoro e partecipazione sono un capitale enorme rispetto a 5 anni di attesa.

Vediamo la situazione anche dall'altro lato: quanti portapizze hanno scelto questo mestiere e quanti ci si sono ritrovati? Quanti avrebbero il titolo di studio, anzi, quanti avrebbero le competenze potenziali per ambire a qualcos'altro, ma non hanno avuto il giusto match, la giusta occasione per attivarsi? Anche se la risposta fosse “uno”, la mia replica sarebbe: ne vale la pena. La cooperazione può fare al caso solo. Il lavoro in cooperativa mette il socio nella condizione di poter emergere, di votare “no” alla decisione di dare ristorni ai fattorini e “sì” a dirottare le risorse sul team di sviluppatori che ottimizza la app e la “magia nera”, come tu chiami il software.

Ma ne riparleremo tra 5 anni, sono sicuro che i pub ci saranno ancora. Oggi, 1° maggio 2018, si organizza uno sciopero dei rider che consiste nel “rifiutare il lavoro all'ultimo minuto con una scusa” e si invitano i consumatori (il mercato!) a cancellare le app di consegna a domicilio. Vero, mi dirai che non c'è invito migliore a spendere tutti gli utili delle piattaforme in droni e algoritmi, ma credo che, per quanto forte sia l'incentivo dato da queste forme di protesta, ci vorrà ancora troppo tempo. I rider che cercano di guadagnarsi la giornata o che cercano solo di arrotondare meritano un'alternativa migliore, nel frattempo. Meritano la solidarietà, che un tempo univa cooperazione e sindacato, non altro conflitto.

Dobbiamo recuperare anni di ritardo, e mi trovi d'accordo, su sharing e gig economy. Dobbiamo recuperare il significato di termini e concetti. Dobbiamo alfabetizzare, non alla cultura dei nobili che non lavorano (come vorrebbe fare la scuola italiana), ma a quella della realtà. Le “vecchie cooperative di sempre”, anche e a maggior ragione digitalizzate, lo fanno da più di un secolo e mezzo. Molto felice che a questo processo arrivi supporto anche dal mondo esterno a quello della cooperazione.

Simone Caroli


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