Andrea Leonessa: due testi inediti e uno da “Postumi dell’Organizzazione”

Creato il 13 settembre 2014 da Criticaimpura @CriticaImpura

all'altare, il frame che {complemento del soffio, l'animazione}

quadra la sposa, nell'abitarsi: la stanza della cancrena

la funzione precedente alla camera {anti, ant}

l'apertura dell'url{o} a parentesi orale, un formicaio,

la narrazione a cunicoli: si sarebbe sposata, a novembre

ma siccome il campo ceduto, un traforo, soltanto la luce

venne ad estrarla dal tempo, dalla linea in caduta [...]

nel volo nuziale: un decesso alato, la riforma

che stanzia il fondo per l'impatto, la tomba;

quando il corpo viene riformato, la realtà aumenta

così la paura, le caselle da armare con il possibile

anch'esso espanso nella carne mossa, arricciata:

nonostante la risoluzione, poco il da (ri)farsi.

(un sombrero, forse, una time-line

dove i resti totalizzano una cadavere, scorrendo)

Ad effetto d'una grossa nazione, la carne fece

corpo direttivo così anagrafe del grasso ed accoglienza

aerea per atterrare col polmone, per star a terra

sostanzialmente per concentrare demenze pneumatiche

restie alla rarefazione del carbonio. Altezza del sangue

per base silicica, la carne convalida un personale dato

al degrado, un nome avente porte aperte alla morte (Tcp 4)

facendo mente locale, e di/per sé questo è il male.

(What is meat/baby dont' meat me no more/oooh, oooh, oooh)

La carne, allora, dapprima dell'organo, consiste

nell'atto della sua divulgazione, nello spammare

a nome del contagio tutte le sequenze d'apparizione

nel segno del nulla. (Give me a sign, yeah)

Benedizione dei trattori *

I/o qualunque, medesimo, entra nella scena

ora, potendo, per prendere corpo, posto

che esista un tempo, un atto da fare apparire

nel punto ab, solo agente dell'assenza

che, stando, annulla dinamiche,

le sottospeci# della lontananza; si dista

e basta, un corpo ab eterno.

#con conchiglia, senza o tanto d'antenna.

Non si piglia moglie, come corpo, piuttosto

senza senso, propriamente, quest'ultimo

poi le pause, dopo, non assistono

all'apparizione, riprendono solo un esito

"come va va" ma fatto sta, sussiste

che le donne van chiamate Tortelline

essendo il colmo della carne.

Un attrattore strano, la carne, che in fondo

ad una bara mondiale compone un futuro

"affinché non succeda mai più".

Quest'atto, dell'appropriarsi,

stravolge il termine, rivolge ad esso un quesito

"ti chiedo nulla". Il fatto è (che

si congiunge per parlare)

un esito, un dato a scindere la fase

dal neutro che scarica anch'esso

ed equivale alla terra, s'appropria

della funzione funebre.

Benedire un trattore, un trasporto espansivo

della materia soltanto un riciclo, di paglia

di carne, di soste al punto universale;

quello che conta è uno, ma il segno

bipolare più o meno

avversa le cose nella sua congiunzione.

La diffusione d'un corpo avviene, sovente

secondo il modello dell'apparizione (bella festa

sono passato per un saluto - e la carne parte

ad iniezione) eppure una trazione strana,

un'integrazione provata dalla sua deriva, vuole

della comunione, dello stare assieme nel corpo

la risoluzione teofagica della solitudine.

I/o, oscillando tra pizzette ed un terrore

trova ciclolimite nel sonno, nel cuore della festa;

"per questa volta andrà sempre così"

solamente questo è un punto d'incontro

deterministico, un luogo d'aggregazione subatomica.

* da Postumi dell'Organizzazione, Opera Prima 2014.


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