Andrej Belyj, Pietroburgo, Adelphi

Creato il 04 novembre 2014 da Atlantidelibri

“PIETROBURGO,- scriveva il prof.Vittorio Strada negli anni 50-60,- l’attuale Leningrado, da Puskin a Gogol’, da Dostoevskij a Blok, a Belyj è entrata nella letteratura russa con una sua topografia fantastica percorsa da personaggi irreali: gli Onegin, i Raskolnikov, i Basmačkin, gli Obleuchov, le Sconosciute” (V.Strada)

Proprio questo romanzo viene considerato il miglior libro del simbolismo russo: l’ambientazione è ad inizio Novecento, anni della guerra con il Giappone, di attentati, scioperi e cariche dei cosacchi contro gli operai. in questo periodo di tensione si inserisce il rapporto tra il giovane terrorista e il padre, il mitico Apollon Apollonovic Ableuchov, funzionario inseritissimo nella terribile macchina burocratica russa. Proprio l’ottusità della burocrazia russa pre rivoluzionaria è il bersaglio principale dell’opera, da cui risalta con fulgore una splendida protagonista: la città di Pietroburgo, appunto!

Certo, una gran bella sorpresa da parte dell’editore Adelphi, che ha riproposto questo vecchio testo Einaudi, nella stessa versione curata da Ripellino! Lettura consigliatissima per lettori di classe!

 Andrej Belyj, Pietroburgo, Adelphi

Pietroburgo, 1905. La città è sconvolta dalla tempesta sociale, si moltiplicano i comizi, gli scioperi, gli attentati. Il giovane Nikolaj Apollonovic, che si è incautamente legato a un gruppo rivoluzionario, entra in contatto con Dudkin, nevrotico terrorista nietzscheano, il quale gli affida una minuscola bomba. E il provocatore Lippancenko, doppiogiochista al servizio della polizia zarista e al contempo dei rivoluzionari, gli rivela qual è il suo compito: dovrà far saltare in aria il senatore Apollon Apollonovic, abietto campione dell’assurdità burocratica. Suo padre. È intorno a questo rovente nucleo narrativo che si snodano le vicende surreali e grottesche di “Pietroburgo”, unanimemente considerato il capolavoro romanzesco del simbolismo russo. Dove la vera protagonista è tuttavia la “Palmira del Nord”: una Pietroburgo maestosa e geometrica solo all’apparenza, edificata su un labile terreno palustre i cui miasmi sgretolano le possenti architetture, le cui brume sfaldano e decompongono ogni comparsa che striscia lungo i vicoli fiocamente illuminati, tra bettole ammuffite e palazzi scrostati. I sommovimenti di inizio secolo, preludio di future tragedie, l’ululato del vento che si incanala lungo le gole del libro, il demoniaco colore giallo dei comizi gremiti di una folla in trance: ogni cosa è in preda a una malefica possessione, che Belyj filtra attraverso la lanterna magica delle immagini.
 

Andrej Belyj è una figura di grande rilievo nella letteratura russa contemporanea. Figlio di Nikolaj Vasil’evic Bugaev (1837-1903), docente di matematica presso l’Università di Mosca, e di Aleksandra Dmitrievna Egorova (1858-1922), pianista, negli anni dell’adolescenza entra in contatto con Sergej Solov’ev (nipote del filosofo Vladimir Solov’ev), scrive le prime poesie e dal 1896 si appassiona al simbolismo francese e al pensiero di Arthur Schopenhauer. Nei primi anni del Novecento legge i versi di Aleksandr Blok e inizia a nutrire un certo interesse per la teosofia.

Compie i primi studi in Matematica presso l’Università di Mosca, dove a partire dal 1903 stringe amicizia con il filosofo e mistico Pavel  Florenskij. In questi anni intrattiene relazioni e rapporti con la realtà delle società filosofico-religiose, impegnate in un dibattito che, recuperando alcune antiche tradizioni del misticismo, poneva in discussione i rigidi e radicati confini dell’ortodossia. Dal 1912 al 1916 soggiorna nell’Europa occidentale e si avvicina alle teorie antroposofiche di Rudolf Steiner, mentre i suoi rapporti con Florenskij sono ormai interrotti. Ritorna in Russia nel 1916, per raggiungere nuovamente Berlino nell’autunno 1921 in un nuovo viaggio che nel 1923 si concluderà segnando il suo definitivo ritorno in patria. Muore a Mosca l’8 gennaio del 1934, in seguito alle conseguenze di un colpo di sole subìto in Crimea.

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