Non mi riferisco al cittadino comune che ha pure la libertà di pensarla così e di porre il quesito anche da un limitato punto di vista. Va benissimo lo sfogo che si vuole fare passare per riflessione. E’ l’ultimo anello di una lunghissima catena comunicativa e, spesso, reagisce sulla base di quanto ha subito. In tempi di crisi, poi, “ti piace giocare facile”.
Mi riferisco, invece, a chi – in maniera quasi creativa e programmata- fomenta il solito calderone, mai spento dalle triste notti novecentesche. Spesso il freddo della delusione sociale spinge chi ha subito ingiustizie ad attingere calore dalla fonte sbagliata. Ma perché scegliere sempre i momenti meno opportuni?
Ah… anche il mio è un “limitato punto di vista”. Tutti abbiamo un limitato punto di vista, ma – spicchio dopo spicchio – si ricostruisce la realtà ed è per questo che vale sempre la pena confrontarsi. Poi io la penso così e ciò non mi frena da una discussione con chi ha idee differenti dalle mie, ma su certi punti non riesco proprio a negoziare.
“Io non sono razzista ma… “: non riesco ad accettarlo. E’ un punto di vista più ipocrita del cosidetto (e tanto vituperato) “buonismo sociale”. Riflettiamo: su certi principi vale sempre il buon senso di quanto se ne sa. Il presente è il prodotto di una complessa sommatoria chiamata Storia e la Storia bisogna conoscerla. Il resto è propaganda e si sa quali danni abbia prodotto. Nel passato.
Piuttosto, parliamo di danni, di responsabilità politiche, di prevenzione, etc. Occhio, perché certi thread sono efficaci armi di distrazione di massa. Buon Report a tutti… [R.S.]
Fotografia Copyright Mido Ibra (da “Il Secolo XIX”)