Annali d’Italia (486-490 d.C.)

Creato il 25 aprile 2010 da Zweilawyer

In Europa continuano a consolidarsi i regni romano-barbarici, mentre in Italia re Odoacre governa indisturbato da dodici anni. L’Impero d’Oriente non si occupa più delle questioni occidentali, visto che si trova continuamente scosso da tentativi di usurpazione e saccheggi da parte dei barbari. L’ultimo regno governato da un romano è quello di Siagro, che lo ha ereditato dopo la morte del padre. Molte cose stanno per cambiare. L’ingordigia e l’acume militare di Teodorico possono contare su un grande mezzo, il popolo goto, e ora trovano anche uno scopo: l’Italia.

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Anno 486

imperatore: Zenone (15)

papa: Felice III (6)

re d’Italia: Odoacre (13)

consoli: Decio e Longino

Cecina Mavorzio Basilio Decio era un importante uomo politico romano, tanto che divenne anche prefetto dell’Urbe e prefetto del pretorio (fino al 493). Anche per quest’anno, le cronache italiane sono scarne, e ciò lascia presupporre un clima di relativa quiete all’interno del regno romano-barbarico di Odoacre. In Oriente invece fu console Longino, il fratello ritrovato di Zenone. L’evento più rilevante avvenne però in Gallia, dove il giovane Clodoveo (21 anni), re dei Franchi, aveva iniziato ad espandere il suo regno in direzione del Regno di Siagro.

Il regno di Siagro

Questi era il figlio del magister militum Egidio, ma, alla morte del padre, mancando qualsiasi indicazione da parte del  potere imperiale, decise di subentrare al padre. Divenne un governatore/re, tanto che Gregorio di Tours lo chiamò Rex Romanorum. La situazione in Gallia era una polveriera: Siagro aveva intenzione di espandersi a spese dei Franchi, questi ultimi a spese di Siagro e dei Visigoti, i Burgundi erano divisi fra i tre figli di Gondebaldo e altre popolazioni premevano sui confini. Clodoveo riuscì a sconfiggere Siagro nella sua stessa capitale, Soisson (che poi divenne capitale dei Franchi), ma il romano riuscì a trovare presso Alarico II, re dei Visigoti, che però lo consegnò a Clodoveo per non servirgli un casus belli su un piatto d’argento. E così Clodoveo uccise Siagro, forse l’ultimo comandante romano.

Il regno Franco (in viola), dopo la vittoria di Soisson, confinava con quello visigoto e quello burgundo

Ora il regno dei Franchi si era ampliato in maniera notevole, tanto da raggiungere i territori occupati dai Burgundi. Sempre in Gallia, morì Gaio Sidonio Apollinare, importante poeta e funzionario del tardo impero.

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Anno 487

imperatore: Zenone (15)

papa: Felice III (6)

re d’Italia: Odoacre (13)

consoli: Boezio, senza collega

Non si tratta del famoso filosofo Severino Boezio, che ebbe il consolato nel 522, ma di suo padre. Proprio in quest’anno, Odoacre riuscì a cancellare la minaccia rappresentata dai Rugi, che da anni si erano stanziati a ridosso del Norico. Questi ultimi avevano sottomesso anche alcune popolazioni del Norico stesso, che costringevano al pagamento di un tributo, e continuavano a compiere scorrerie in territorio romano.

I vari territori occupati dai Rugi nel corso dei secoli. Si stabilirono nel Rugiland nel V secolo

Odoacre, che de facto fu il primo Re d’Italia, si mosse per fronteggiarli una seconda volta (la prima nel 484). A comandare i Rugi c’era re Feleteo, conosciuto anche con il nome di Fava o Feva, che subì una spaventosa sconfitta attorno al 15 Novembre. Odoacre lo fece prigioniero e lo passò alle mani del boia senza tanti complimenti. Dopo aver devastato il territorio dei Rugi (il Muratori parla di “sterminio di una nazione”), o Rugiland, Odoacre tornò in Italia con un gran numero di prigionieri. Dopo poco tempo, i Longobardi occuparono le terre dei Rugi.

Contro Federigo, figlio di Feleteo, Odoacre spedì il fratello Onulfo, ma Federigo evitò lo scontro. Odoacre, non volendo tenere lontano dall’Italia un contingente così  importante, ordinò al fratello di rientrare portando con se tutte le genti romane della zona, perchè non restassero esposti alla vendetta dei Rugi (un’azione da vero Imperatore, bisogna ammetterlo). Federigo si rifugiò presso Teodorico, re dei Goti, con cui aveva una lontana parentela. Oltre all’ambizione di Teodorico, questa fu una delle cause della profonda inimicizia fra Odoacre e Teodorico. Resta da dire che Teodorico penetrò ancora una volta in territorio bizantino, arrivando vicino a Costantinopoli. Eustazio Epifaniense, contemporaneo di questi personaggi, dice che Zenone avesse cominciato a tramare contro la vita di Teodorico, divenuto troppo potente e avido di nuovi doni.

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Anno 488

imperatore: Zenone (15)

papa: Felice III (6)

re d’Italia: Odoacre (13)

consoli: DinamioSividio

Entrambi i consoli, Claudio Giulio Dinamio (famoso per il decreto contro le frodi dei mugnai, riportato integralmente qui sotto) e Rufio Sividio, vennero nominati in Occidente.

Ricostruzione di un mulino ad acqua romano

Claudius Iulius Ecclesius Dynamius v(ir) c(larissimus) et inl(ustris) urb(i) praef(ectus) d(icit) / amore patriae conpulsi ne quid diligentiae deesse videatur / studio nostro adici novimus ut omnium molendinariorum fraudes / amputentur quas subinde venerabili populo atq(ue) universitati fieri / suggerentibus nobis agnovimus et ideo stateras fieri praecepimus / quas in ianiculo constitui nostra praecepit auctoritas unde hoc / programmate universitatem nosse decernimus frumenta cum ad / haec loca conterenda detulerint consueta fraudibus licentia / [quo modo] possit amoveri primo pensare non differant deinde post/quam fregerint propter fidem integrae observationis adhibitis / isdem ponderibus agnoscant nihil sibi abstulisse licentiam frau/datorum accipere autem secundum constitutum brevem molend[in]/arios tam in Ianiculo quam per diversa praecipimus per modium unum / nummos III ita quod si quis eorum inlicita praesumptione farinam / crediderit postulandam deprehensus et multae subiaceat et / fustiario supplicio se noverit esse subdendum illud autem hu/manitas [nostr]a propter corporatorum levamen adicit ut si qui vo/luntate propria non conpulsus sed donandi nimo farinam / offerre voverit habeat qui accipit liberam facultatem

In Oriente, morì il patriarca eretico Pietro Fullone, cui succedette un altro eretico, Palladio.  Dopo anni d’assedio, capitolò per mancanza di viveri il castello di Papurio in Isaura, dove avevano trovato rifugio i cospiratori Illo e Leonzio. La loro resa non servì a salvargli la vita: le loro teste finirono su due picche e furono portate a Zenone. A qualche centinaio di miglia, Teodorico iniziava ad essere sempre più inquieto.

I suoi Goti volevano un posto migliore ove stanziarsi, e guardavano con invidia all’incredibile impresa di Odoacre, che governava l’intera penisola italica da dodici anni. Alcuni storici del tempo (Procopio, Evagrio, Teofane) narrano che fu Zenone ad intimare a Teodorico di spostarsi verso l’Italia, lasciandogli mano libera sul Belpaese, altri (Giordano) invece riportano che fu Teodorico a proporsi come “liberatore d’Italia”, dicendo a Zenone che ci avrebbe comunque guadagnato. Se Teodorico fosse stato sconfitto, l’Impero si sarebbe liberato di un popolo cui doveva pagare continui tributi, se avesse vinto, avrebbe governato l’Italia in nome di Zenone.

Quale che sia l’ipotesi giusta, i Goti si mossero sul finire dell’anno, portandosi dietro donne, vecchi, bambini, macine per il grano, mobili. Non si trattò di una spedizione militare, ma di una migrazione rischiosissima. La sopravvivenza di un popola dipendeva dall’abilità del suo re.

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Anno 489

imperatore: Zenone (16)

papa: Felice III (7)

re d’Italia: Odoacre (14)

consoli: Probino e Eusebio

Petronio Probino, della casa Anicia,  per l’Occidente, Flavio Eusebio per l’Oriente. Proprio in Oriente morì Acacio, il patriarca di Costantinopoli scomunicato da Felice III, e gli successe Flaviano, che morì dopo tre mesi lasciando il posto ad Eufemio, sostenitore del Concilio di Calcedonia. In febbraio, Teodorico raggiunse le terre dei Gepidi, trovandoli in armi e pronti ad affrontarlo. Riuscì a sconfiggerli e il loro re, Gundarito (o Triostila), rimase ucciso in battaglia. Nel frattempo Odoacre, venuto a conoscenza del piano dei Goti, aveva iniziato a radunare le sue truppe, guidate dal generale Tufa.  Le ammassò sulla sponda occidentale del fiume Isonzo, nei pressi di Aquileia, ed attese Teodorico.

Collocazione geografica del primo scontro fra Teodorico ed Odoacre

Il re goto rimase qualche giorno sull’altra sponda, in modo da ristorare soldati e cavalli, distrutti dal lungo cammino. Il 28 Agosto i due eserciti si scontrarono. Fu una battaglia durissima, di cui abbiamo pochissimi resoconti. L’unica cosa certa è che Teodorico riuscì a prevalere,  costringendo Odoacre alla fuga. Il re d’Italia riparò a Verona, e si scontrò nuovamente con le forze di Teodorico a pochi chilometri dalla città, subendo una seconda sconfitta. Teodorico entrò a Verona, mentre Odoacre decise di riparare a Roma, le cui mura, se ben presidiate, erano invalicabili.I Romani però gli chiusero le porte in faccia, memori dei due saccheggi subiti nel corso del V secolo. Odoacre, stizzito, devastò i dintorni della città e si mosse vero Ravenna, mentre Teodorico raggiunse Milano, ove erano di stanza parecchi soldati di Odoacre, guidati da Tufa. Si arresero a Teodorico e passarono dalla sua parte, tanto che il re goto li spedì subito contro Odoacre. Lo stratagemma di Tufa, concordato con Odoacre,  aveva avuto successo.

Guerriero erulo di fine V secolo

A Faenza, il generale consegnò a Odoacre molti ufficiali e soldati di Teodorico, lasciandolo il goto in una situazione difficilissima. Si rinchiuse a Pavia con buona parte dei suoi, pensando al da farsi.

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Anno 490

imperatore: Zenone (17)

papa: Felice III (8)

re d’Italia: Odoacre (15)

consoli: Longino e Fausto junior

Il fratello di Zenone, Longino, venne eletto console per la seconda volta, mentre per l’Occidente fu scelto Flavio Anicio Probo Fausto Nigro. . In Oriente trapassò Pietro Mongo, l’eretico che occupava da sei anni la cattedra del Patriarca di Antiochia, ma gli succedette un altro eretico, tale Atanasio II. In Italia la guerra fra goti ed eruli era entrata nel vivo. Forte dell’inganno doppiogiochista di Tufa, Odoacre si spostò a Cremona e poi a Milano, con l’intenzione di aggredire Teodorico. Questi non rimase a guardare, anzi, chiese al re dei visigoti Alarico II di mandargli dei rinforzi, che puntualmente arrivarono. Teodorico lasciò parte del suo popolo a Pavia, madre e sorelle comprese, facendo affidamento alla parola datagli da S. Epifanio, vescovo della città.

S. Epifanio vicino a Cristo e a S. Godardo

I due eserciti si scontrarono vicino al fiume Adda nella calura del 13 Agosto. Per la terza volta Odoacre ebbe la peggio e ancora una volta si rifugiò a Ravenna con Teodorico alle calcagna, il cui esercito era stato rimpolpato dai visigoti di Vidimiro e da alcuni contingenti burgundi. La città fu cinta d’assedio, ma le perdite subite da ambo le parti lasciavano ancora incerto l’esito finale della guerra. Nel frattempo, sfruttando il conflitto in atto, i Burgundi saccheggiarono le Liguria e parte della Lombardia, Milano compresa, ritornando in Burgudia con un gran numero di schiavi.

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