Annali d’Italia (491-495 d.C.)

Creato il 17 maggio 2010 da Zweilawyer

Ci siamo. Teodorico ha riportato alcune vittorie contro l’armata di Odoacre, ma le ha pagate a caro prezzo. La situazione rimane imprevedibile, mentre la popolazione italica rimane schiacciata fra gli eserciti barbarici e si schiera con l’uno o con l’altro a seconda delle esigenze. Nel resto dell’Europa, Clodoveo continua ad espandere il dominio dei Franchi, mentre i Visigoti rinforzano le loro posizioni in Spagna e Francia sud-occidentale. L’Africa è saldamente nelle mani dei Vandali, mentre a Costantinopoli l’Imperatore è soddisfatto per aver spedito in Italia la minaccia ostrogota. Osserviamo insieme la formazione degli assetti di potere che costruiranno il futuro dell’Europa.

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Anno 491

imperatore: Anastasio (1)

papa: Felice III (9)

re d’Italia: Odoacre (16)

consoli: Olibrio, sine collega

Olibrio (ancora un bambino) fu il console orientale, mentre in occidente, a causa della guerra fra Odoacre e Teodorico, non venne nominato nessuno. Olibrio era figlio del generale Ariobindo e di Anicia Giuliana, figlia di Olibrio, Imperatore d’Occidente nel 472.

Il 9 Aprile trapassò l’Imperatore Zenone. Sembra che, ridotto in stato comatoso da un grave ubriacatura, la moglie Ariadne lo avesse fatto seppellire come morto. Egli però si sveglio, iniziando a urlare, ma i soccorsi arrivarono tardi. Spirò così, praticamente seppellito vivo. Il predestinato alla successione al trono sembrava essere il fratello Longino, già due volte console, ma Ariadne giocò bene le sue carte e riuscì a far eleggere dal Senato il suo protetto, Anastasio I (silenziario del palazzo).

Alcuni storici ritengono che la figura ritratta nell'Avorio Barberini sia Anastasio I e non Giustiniano

Il Patriarca di Costantinopoli all’inizio non aveva intenzione di accettare una simile designazione, poi però Anastasio sottoscrisse la promessa di mantenere il Concilio di Calcedonia come pilastro della dottrina (di stato) cristiana, facendo cambiare idea a Eufemio. Sempre a Costantinopoli ci furono diversi scontri fra gli abitanti, ed un grosso incendio distrusse parte della città e del circo.

In Italia, Odoacre rimaneva asserragliato entro le mura di Ravenna, concedendosi delle sortite per infastidire l’esercito ostrogoto. In uno di questi assalti riuscì a sorprendere i nemici che, prima di ricacciarlo a Ravenna, subirono perdite consistenti. In quest’azione morì anche Levila, il generale degli Eruli.

Sembra che durante quest’anno i Vandali chiesero la pace all’Imperatore d’Oriente e smisero di razziare la Sicilia.

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Anno 492

imperatore: Anastasio (2)

papa: Gelasio (1)

re d’Italia: Odoacre (17)

consoli: Flavio Anastasio Augusto e Rufo

Probabilmente entrambi i consoli furono creati in Oriente. Passò a miglior vita anche papa Felice III e gli successe il nordafricano Gelasio I, uno dei papi più amati nella storia della Chiesa. In Oriente, Anastasio iniziò a guadagnarsi i favori della popolazione abolendo il crisagiro, un tributo che permetteva delle grandi entrate nell’erario statale (fece addirittura bruciare pubblicamente i libri del tributo).

Gelasio I

Permise che le cariche venali fossero assegnate gratuitamente e proibì i combattimenti con le fiere nell’anfiteatro, che costavano la vita a centinaia di persone. Non fu troppo indulgente con Longino, il fratello di Zenone. Lo spedì ad Alessandria, costringendolo a farsi prete. Un altro Longino, generale dell’esercito, non ebbe trattamento migliore. Anastasio lo privò della carica e lui, per tutte risposta, provocò diversi disordini a Costantinopoli con le sue bande di Isauri.

Cacciato dalla città, riuscì a radunare un esercito in Isauria, alla cui testa mise Ninilingi, governatore della provincia. L’esercito ribelle fu sconfitto duramente da Giovanni Scita, ma si rimise in forze, continuando per qualche anno la Guerra Isaurica. Circa l’Italia, sappiamo solo che durante quest’anno Teodorico continuò ad assediare Ravenna, dove si era asserragliato Odoacre.

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Anno 493

imperatore: Anastasio (3)

papa: Gelasio (2)

re d’Italia: Teodorico (1)

consoli: Eusebio (2) e Albino

Eusebio era già stato console in Oriente nel 489, mentre Albino, nominato anche da Boezio, fu lo stesso messo sotto accusa nel 524. A Costantinopoli, sempre incline al tumulto, iniziò una vera e propria rivolta contro l’Imperatore. Le sue statue e quelle dell’imperatrice Ariadne vennero legati e trascinate per la città. In Isauria intanto continuava la guerra contro i ribelli.

Il generale imperale Diogene riuscì a prendere la città di Claudiopoli, ma poi si trovò assediato dal nemico, rischiando una clamorosa disfatta. Fortunatamente per lui, arrivarono i rinforzi del generale Giovanni Cirto. Gli Isauri si trovarono così fra due fuochi e furono sconfitti. Nella battaglia morì anche Conone, il vescovo di Apamea che aveva lasciato il soglio episcopale per indossare elmo e maglia ad anelli.

La meravigliosa Via Colonnata di Apamea

In Italia proseguiva l’assedio di Ravenna. La città si trovò ben presto a corto di viveri, tanto che gli abitanti iniziarono a mangiare cuoio e altri cibi immondi. Odoacre di vide quindi costretto a trattare la pace con Teodorico, dandogli suo figlio Telane in ostaggio. Le porte di Ravenna si aprirono il 5 marzo, e l’arcivescovo guidò una processione del clero per chiedere clemenza al re goto. La ottennero, mentre le condizioni di Odoacre non ci sono giunte.

Di certo l’erulo avrebbe potuto caricare alcune navi di tesori e partire alla volta di nuove terre, dove avrebbe vissuto in pace e nel lusso, ma non lo fece, quindi le promesse di Teodorico furono sicuramente molto allettanti. Promesse che non avrebbe mantenuto.

Invitatolo a un pranzo nel palazzo di Lauro, Teodorico uccise Odoacre personalmente e fece massacrare il suo seguito. L’ipotesi che Odoacre stesse congiurando contro di lui sembra remota, è più probabile che Teodorico volesse sbarazzarsi del nemico in maniera definitiva, evitando che in futuro potessero sorgere delle controversie sul fondamento del suo potere.

Il suoi goti lo proclamarono (o meglio “confermarono”) re, senza aspettare l’approvazione di Anastasio. Teodorico aveva grande interesse a una legittimazione del suo potere, tanto che inviò Festo, capo del Senato, a Costantinopoli per chiedere la veste regale (ovvero ottenere il titolo di Re d’Italia).

Mattone con inciso il nome di Teodorico

Per cementare il suo potere, Teodorico creò negli anni una ragnatela di parentele con gli altri regnanti d’occidente (che riporto qui anche se ci vollero diversi anni per completarla). Prese in moglie la sorella di Clodoveo, Audelfreda; diede in moglie al vandalo Trasamondo sua sorella Amalafreda; maritò sua figlia Teudicusa (o Teudicodo o Arevagni) con Alarico II, re dei Visigoti e l’altra sua figlia, Ostrogota (o Teodogota), con Sigismondo, figlio di Gundobado re dei Burgundi. Vi è venuto il mal di testa, giusto? Anche a me, quindi passiamo al solito conflitto regionale, quello che vide Clodoveo contrapposto ai Turingi. Egli non voleva soggiogarli, ma solo obbligarli a pagare un tributo. Inoltre, Clodoveo si sposò con la nipote di re Gundobado, Clotilde, la donna che convertì il sovrano franco al cristianesimo.

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Anno 494

imperatore: Anastasio (4)

papa: Gelasio (3)

re d’Italia: Teodorico (2)

consoli: Turcio Rufo Aproniano Asterio e Presidio

Teodorico prese immediatamente a comportarsi da re degli Ostrogoti e, de facto, da Re d’Italia. Come Odoacre, mantenne le magistrature romane e ne onorò le leggi. Abbandonò anche i costumi barbari e preferì vestirsi secondo la moda romana, cosa che piacque particolarmente alla popolazione, ma in realtà non voleva alcuna commistione fra goti e romani. Grazie all’intervento di Epifanio, vescovo di Pavia, e Lorenzo, arcivescovo di Milano, Teodorico fece emanare da Urbico, Questor sacri palatii, un editto in cui si annullava quello precedente, con il quale Teodorico aveva concesso i privilegi della cittadinanza romana ai popoli che lo avevano seguito e l’aveva tolta a quanti gli si erano opposti. Lo steso Teodorico, preoccupato dalla situazione dell’Italia del Nord, e in particolare della Liguria (devastata dai saccheggi dei burgundi), decise di inviare Epifanio presso re Gundobado per trattare il rilascio dei prigionieri liguri. In marzo, Epifanio di mosse verso Lione, con i denari dell’erario di Teodorico e accompagnato da un altro personaggio illustre, Vittore, vescovo di Torino.

Il teatro romano di Lione, che divenne capitale dei burgundi per diversi decenni

Sembra che proprio quest’anno entrò alla corte di Teodorico il famoso politico, letterato e filosofo Magno Aurelio Cassiodoro, che aveva già servito Odoacre e convinto i Siciliani a riconoscere Teodorico come sovrano.

Anche Severino Boezio si conquistò le simpatie del sovrano. Re Gundobado infatti aveva chiesto a Teodorico di procurargli degli orologi solari e ad acqua uguali a quelli che aveva visto a Roma tempo prima (notizia davvero interessante per chi si occupa di storia dell’ingegneria), e fu proprio Boezio a rimediarglieli.

Teodorico, che non sapeva scrivere il proprio nome, amava molto la letteratura e i letterati, e si prodigò a ristabilire la situazione politica italiana. Il Muratori dice che Teodorico fu addirittura paragonato ai più importanti imperatori avuti da Roma.

Gundobado ascoltò le parole di Epifanio e si convinse a rilasciare gratuitamente tutti gli italiani che non avevano preso le armi contro di lui, mentre per gli altri chiese un riscatto. La somma richiesta da Gundobado superava però le disponibilità del vescovo, per cui gli vennero in soccorso i beni della ricca gallo-romana Siagria e del vescovo di Vienne Alcimo Ecdicio Avito. In tutto, 6-10.000 liguri tornarono nelle loro terre.

In Oriente venne a galla la vera posizione religiosa di Anastasio, favorevole agli eretici. Egli iniziò a pensare che il patriarca di Costantinopoli, Eufemio, fosse addirittura dalla parte dei ribelli isaurici (e che li fomentasse). Per questo, tentò per due volte di farlo uccidere, senza successo. In compenso, lo costrinse a restituirgli la scrittura privata con cui l’Imperatore si era obbligato a non opporsi al credo di Calcedonia.

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Anno 495

imperatore: Anastasio (5)

papa: Gelasio (4)

re d’Italia: Teodorico (3)

consoli: Flavio Viatore, sine collega

Questo console fu nominato in occidente (e tutti avranno notato la fastidiosa assonanza con porcellone 60enne con gli occhialetti blu). Anastasio non aveva preso bene la decisione Teodorico di prendersi il titolo regale senza permesso, ma non voleva contrariarlo troppo, quindi rispedì in Occidente le insegne imperiali (cioè diademascettrotoga ricamata in oro, spada e paludamentum porpora) che Odoacre aveva mandato a Costantinopoli quasi venti anni primi, senza accennare al fatto che potesse vestirli o meno. Teodorico, come Odoacre prima di lui, mirava ad essere un vicario dell’Imperatore in Occidente, e questo la dice lunga su come il sistema istituzionale romano fosse dato per scontato anche dai barbari. Lo avevano minato alla base, ma in realtà volevano farne parte.

Il palazzo di Teodorico a Ravenna

Ai romani affidò l’amministrazione dello stato, ai suoi ostrogoti l’esercito. La corte di Ravenna divenne il centro culturale e politico attorno a cui girava l’Italia. Teodorico fece restaurare i palazzi, abbellirli con nuovi marmi, invitò poeti e scrittori. Eppure, dietro questa maschera di romanità pulsava un cuore germanico. Teodorico non si fidò mai dei romani, e i romani non si fidarono mai completamente di lui.  Inoltre, Teodorico era un ariano e non vedeva di buon occhio i cattolici. Dopo appena un anno di regno volle erigere a Ravenna il famoso Battistero degli Ariani, come a spaccare con l’accetta le due fedi.

Il Battistero degli Ariani

La condotta del patriarca Eufemio non piaceva neanche a Papa Gelasio, ma Anastasio fece il passo ulteriore di cacciarlo, esiliarlo, e sostituirlo con Macedonio.

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