Magazine Diario personale

Anniversario

Creato il 28 ottobre 2017 da Povna @povna

Un anno fa, tra le 11 e le 12 di un venerdì 28 ottobre (giorno di San Giuda, per chi volesse), la ‘povna fu, improvvisamente, sbalzata fuori dal cassonetto.
Era alla 4^ ora, si trovava dalle Civette sul Comò, e stava spiegando i Severi se non con entusiasmo con tutto l’impegno che sapeva metterci, quando lo sceneggiatore le notificò, senza anticipazione di sorta, che la sua vita al Tanzi avrebbe preso un’altra piega.
Un anno fa, la ‘povna si trovò a misurare frasi e atti, suoi e altrui, capello per capello, per arrivare a comprendere, in un improvviso e ineludibile moto di chiarezza, che il Tanzi deteneva un codice tutto suo per gestire il rapporto, normalmente condiviso e univoco, tra parole e cose.
Un anno fa, la ‘povna comprese che la via per andarsene da quella scuola, un luogo che per lei si era configurato fin dal momento zero come mero passaggio, sarebbe stata tortuosa, e assai più complessa, e lunga, di come se la era immaginata.
Un anno fa, la ‘povna imparò a essere golpe e lione, per i corridoi del Tanzi, a non fidarsi di (quasi) nessuno e a essere amica di tutti.
Un anno fa, la ‘povna seppe, con certezza, che la via di uscita passava per un ritorno, rapido, nel cassonetto, dal quale sarebbe poi dovuta di nuovo uscire per sua scelta, per passare infine con grande pompa dalla porta principale.
Un anno fa, dunque, la ‘povna – con l’eccezione di numero tre persone (le due Puffette, nuove come lei a quel mondo, e un fisico nerd dall’attitudine verso la vita basica, e proprio per questo sincero quanto schietto) – rinunciò a essere lei, in misura maggiore o minore, con chiunque – indossando a seconda di luoghi e persone una quantità amabile e considerevole di maschere, cosa che peraltro, quando vuole, le riesce molto bene.
Un anno fa, la ‘povna percorreva la strada verso casa su un auto di passaggio, rovesciando su quello stesso collega nerd (che sarebbe poi a dire Saetta), a sfogare il suo senso di sconcerto e la sua rabbia, tutto il suo miglior repertorio di vocaboli da carrettiera.
Un anno fa, la ‘povna decideva di chiudere il blog, perché il mondo che stava vivendo non aveva bisogno di cori compassionevoli e annuenti, che di quella storia avrebbero ricevuto, forzatamente, solo una sua versione (per definizione parziale e accomodante), ma di voci crude e contraddittorie.
Si disse che l’avrebbe riaperto, forse, quando fosse, infine, venuta via dal Tanzi, benvoluta e con rimpianto, così come in effetti puntualmente è stato. Nei mesi successivi a quel San Giuda, la ‘povna ha tenuto la bussola diritta, e ha percorso, pezzo per pezzo, chilometri di strade. Nel mezzo ha piegato in parte il Tanzi a sé, in parte si è fatta duttile; ha offerto e preso, sempre con il sorriso sulle labbra. Ha recitato (praticamente sempre) ed è stata sincera, occasionalmente; è stata disponibile e davvero educatissima, rigorosamente sempre. E’ stata bonificata dalla ViendalMare per i servizi resi alla scuola, e ha provato un moto di nostalgia sufficiente, quando ha perso posto, da farle decidere di mettere comunque anche quella come ultima sede richiesta.
Ma non ha mai dimenticato le ore di quel venerdì 28, quando il mondo, bruscamente, e senza annuncio, finì a capo di sotto.
Per questo, questa sera, insieme alla fida amica Connie (che in questo anno, insieme ad altri, è stata per la ‘povna narratario niente affatto indulgente, proprio così come si conviene a affetto e intelligenza), brinderà convintamente ai cassonetti, agli agguati, agli imprevisti, e a tutto quello che, incredibilmente, è sortito, di bello e giusto, a partire da quella circostanza sciagurata.


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