Anomalisa

Creato il 24 febbraio 2016 da Veripaccheri
Anomalisa, di Charlie Kaufman e Duke Johnson con David Thewlis, Jennifer Jason Leigh, Tom Noonan Usa, 2015 genere, animazione durata, 90’
Analizzare un sentimento complesso come l’amore è uno dei momenti più delicati nella stesura di una sceneggiatura, spesso preda di cliché e banalismi che ne annullano ogni effetto emotivo, scadente non di rado nel più becero romanticismo fine a se stesso. Toppare su un elemento di tale portata determina la repentina destrutturazione dell’intera verosimiglianza del racconto e provoca un effetto domino tale da sortire l’effetto inverso alla volontà iniziale degli autori. Kaufman è uno di quei pochi, raffinati interpreti di un certo modo di scrivere cinema che, in punta di penna, tentano di riscrivere la storia di questo sentimento nella rappresentazione cinematografica contemporanea, rifuggendo svolgimenti melensi e ovvi, preferendovi una narrazione ricca di spunti e mai autoconclusiva, che permetta allo spettatore di mantenere il cervello attivo nella visione, lasciandogli la facoltà di ricostruire o meno gli eventi rappresentati. Sin dall’apprezzatissimo Eternal sunshine of the spotless mind, Kaufman ha dimostrato di avere la rara abilità di poter affrontare, senza peli sulla lingua ed allo stesso tempo con una dolcezza senza pari, il valzer del corteggiamento, dell’innamoramento e le successive fasi di questo benessere/malessere in maniera non trita, alterando il normale flusso narrativo in una continua lotta emotiva interna sia ai protagonisti che allo spettatore. 
Chiunque abbia vissuto una storia d’amore intensa, giunta ormai al suo culmine, potrà immedesimarsi nelle vicissitudini che accadranno a Michael; ogni relazione giunge al suo apice per poi stabilizzarsi su livelli di normalità quasi annichilente, opprimente per molti che spesso, nel viverla in queste condizioni avvertono il bisogno di dare una sterzata alle stesse. Giustamente o errando non ci è dato saperlo, perché lo sguardo di Kaufman non è moraleggiante; il regista-autore lascia fluire gli eventi non intervenendo in alcuna maniera su di essi, non mostrando il proprio punto di vista, pur evincibile dall’atmosfera cupa ed ossessiva con la quale confeziona tale opera. La storia si apre programmaticamente con il movimento di macchina che sarà la cifra stilistica dell’intero film, quel piano sequenza in cui la camera carrella dall’esterno all’interno del velivolo in cui viaggia il protagonista. Michael continua il suo viaggio verso il cambiamento in taxi, lasciando riecheggiare nello sfondo eventi collaterali Manniani e corse notturne di stregonesca memoria così care all’horror nostrano, per poi approdare nell’albergo in cui gli occhi dell’uomo torneranno nuovamente a brillare. Il corridoio da attraversare per giungere all’agognato, soave e melodioso suono che sembra così diverso dalle voci udite in precedenza, è talmente lungo da sembrare infinito; illuminato fotograficamente in modo ineccepibile è un preambolo alla scoperta della possibilità di poter tornare ad amare. Kaufman amalgama le voci di tutti i personaggi incontrati dal protagonista e le fa doppiare ad un unico attore (indistintamente per caratteri maschili e femminili), permettendo alle corde vocali di Lisa di vibrare e produrre una melodia, piuttosto che un discorso, lasciando scivolare alle spalle di Michael il torpore emotivo in cui stava vivendo e dandogli una scossa violenta, inaspettata, ormai inattesa.  Lisa è l’emozione che mancava da tempo, il brivido assente dalla sua pelle, il battito di un cuore ormai assopito, il collante che gli permetterà di tenere uniti i cocci di una intera esistenza (ben rappresentata dalle crepe che si affastellano sul volto dell’uomo che, in uno dei momenti più riusciti, sembra sul punto di prorompere in una pioggia di emozioni). Anomalisa è in grado di toccare corde dell’animo umano che altri film con attori in carne ed ossa e, potenzialmente più espressivi di modellini per stop-motion, non sono in grado di smuovere. L’insicurezza di Lisa e la sua titubanza iniziale vengono meno nella scena di sesso più dolce e delicata che si possa ricordare, dove la camera si allontana dal letto quasi con pudore, lasciando l’intimità ai due amanti. Anomalisa è un anomalia esso stesso, un particolarissimo gioiellino che si avvicina al capolavoro, senza mai volerlo rivendicare platealmente, ma culminante in un finale di rara cupezza ed ansietà. Alessandro Sisti

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