Anonymous la Polizia e la comunicazione di crisi

Da Pinobruno

Proviamo a ricapitolare. Anonymous “buca” i database della Polizia di Stato e pubblica online, su server difficilmente raggiungibili, un giga e mezzo di informazioni riservate. La vicenda è nota, ne parlano tutti i giornali online, e non è per cronaca che scrivo. D’altronde la pagina del portale hacker Para-noia.net che ospita i documenti è diventata inaccessibile. Non si sa se per l’eccesso di contatti e download oppure perché sono in atto contromisure da parte della Polizia. Poco importa, la stalla era aperta ormai da molte ore e i buoi sono scappati. E’ ancora difficile valutare le ripercussioni dell’attacco, in termini di “sensibilità/importanza” dei documenti trafugati. Si può invece affermare, senza ombra di dubbio, che l’effetto immagine è stato devastante. E, ancora più grave, è la mancanza di una policy della comunicazione di crisi.

Il server di Anonymous è momentaneamente inaccessibile.

Sui siti del Ministero dell’Interno e della Polizia di Stato non ci sono comunicati ufficiali, sulla home e sulle pagine interne. Nulla, neanche un cenno. Tutto il resto del mondo ne parla ma non i diretti interessati.

Nessuna nota ufficiale sul sito del Ministero dell’Interno

Nessuna nota ufficiale sul sito della Polizia di Stato

In casi come questo scomodo sempre Anna Maria Carbone, esperta di Comunicazione di crisi. Orbene, la Comunicazione di crisi è scienza della comunicazione. In Italia è una chimera, ma oltre confine è prassi consolidata.

“Una crisi – dice Anna Maria Carbone – è un evento improvviso, che produce un cambiamento, che ha un impatto emotivo forte, che crea instabilità sconvolgendo equilibri preesistenti, che può produrre diversi tipi di effetti a seconda di come viene gestito”.

E aggiunge: “A ben guardare molte delle crisi che coinvolgono industrie e imprese sono tutt’altro che imprevedibili. Anzi, spesso sono direttamente connesse con le attività che svolgono e consistono in difetti di processo o di prodotto, in guasti o inefficienze che non si producono in una notte.

Il che significa che qualsiasi attività porta con sé una certa percentuale di rischio. Analizzare quali e quanti rischi si corrono ogni giorno, valutarne il grado di probabilità e le possibili conseguenze permette di predisporre le contromisure necessarie prima che l’evento improvviso accada o meglio ancora per evitare che accada.

Una crisi può significare disastro o opportunità a seconda di come viene affrontata e gestita. Spesso capita di negare le crisi, con il solo effetto di amplificarne inutilmente le conseguenze e la durata, oltre che aumentare di molto le possibilità che si ripetano”.

Per la prossima volta, suggerisco agli interessati la lettura del saggio “La guida del Sole 24 Ore al crisis management. Come comunicare la crisi: strategie e case history per salvaguardare la business continuity e la reputazione”, a cura di Luca Poma e Giampietro Vecchiato.

Ecco la sinossi:

“Il più completo e ricco manuale sulla comunicazione di crisi in lingua italiana. Per crisi si intende in questa accezione del termine qualunque situazione di pericolo che possa recare pregiudizio alla continuità delle attività di un’azienda o di un’istituzione pubblica. La Guida contiene un approfondito inquadramento teorico e un ampio ventaglio di case-histories pratiche, sulla comunicazione di crisi e sul crisis management (da Leclerc a Coca Cola, da Air France a Sony, da WikiLeaks a Thyssen Krupp, ecc), dove si analizzano nel dettaglio gli elementi scatenati e le relative modalità di azioni in caso di crisi, esaminando nel dettaglio punti di forza e di debolezza. Con tutte le procedure da applicare in casi di pregiudizio alla business-continuity”.

PS. Comunicati ufficiali no, indiscrezioni si.  ”Roma, 23 ott. (Adnkronos) – Non è stato violato il server del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ma solo alcune webmail di operatori di Polizia. Mentre continuano gli accertamenti, da parte della Polizia postale, sui file pubblicati dagli hacker che si riuniscono sotto il nome collettivo di ‘Anonymous’, fonti del Dipartimento Ps sottolineano all’Adnkronos che ”al momento non risulta alcuna violazione del server della Polizia. Sono stati invece registrati indebiti accessi a diverse email personali di operatori delle forze di Polizia”.


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