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Antonio Bellia "La corsa de "L'Ora" : note a margine

Creato il 02 maggio 2018 da Marianna06

Antonio Bellia corsa

Mi auguro di poter vedere il film del regista Bellia, “La corsa de “L’Ora”, che uscirà a giorni e che racconta degli anni culturalmente più vivaci della Palermo ,che io giovanissima liceale ho vissuto e, soprattutto, dell’impegno culturale, politico e sociale del quotidiano L’Ora.
Un impegno che ho avuto modo di toccare con mano proprio in quegli anni,grazie a delle amicizie “speciali”.
Frequentavo ,negli anni che vanno dal 1965 al 1967 ,il liceo Meli, a Palermo, come ho avuto già modo di dire in un’altra occasione. Mia compagna di classe, e poi in seguito amica, era Giuditta Cimino, figlia del giornalista Marcello Cimino e di Giuliana Saladino, anche lei giornalista. Entrambi, Marcello e Giuliana lavoravano in quel tempo a L’Ora, un quotidiano che a Palermo usciva di pomeriggio.
Un quotidiano(è superfluo dirlo) di rottura rispetto a Il Giornale di Sicilia.
Proprio Giuliana, tramite la figlia Giuditta ( ma anche Marta, più piccola di qualche anno, frequentava il nostro stesso liceo) un giorno, inaspettatamente, invita me, e con me un’altra compagna di classe, a visitare la redazione.
Noi, manco a dirlo, ne siamo entusiaste e accettiamo.
Una volta sul posto, Giuliana Saladino ci invita a sederci intorno a un tavolo ovale e, con altri coetanei,invitati come noi, partono a raffica da lei tutta una serie di domande sull’utilizzo del registro del professore in classe, del voto inteso come numero freddo e,in alternativa, del giudizio da stendere a parole da parte del docente al posto del classico voto numerico.
E ci chiede a tutti di dire la nostra.
Erano gli anni in cui la scuola avvertiva il bisogno di certi cambiamenti (era il 1967, proprio l’anno della mia maturità, cui sarebbe seguito il famoso ’68 ,una volta che avrei varcato la soglia dell’università). E il giornale, in questo caso L’Ora, voleva sapere dagli studenti cosa ne pensassero di un certo modo di insegnare, troppo legato alla vecchia scuola,dove la gerarchia aveva il suo peso e che per questo stentava a fare uscire gli studenti dal bozzolo e renderli protagonisti dell’avventura del “sapere” insieme ai loro stessi professori.
Noi di quella classe del Meli, compresa Giuditta Cimino, avevamo un docente di filosofia, studioso di Dewey,che aveva iniziato da subito a cambiare parecchie cose nel corso delle sue lezioni. Parlo del professor Antonino Guccione Monroy, studioso di sociologia che, qualche anno dopo, ricoprirà nell’ateneo palermitano la cattedra di Storia della filosofia moderna e contemporanea.
Così nessuna delle domande della giornalista coglie noi del Meli di sorpresa. Semmai abbiamo tanto da dire. E l’indomani andiamo di corsa in edicola per acquistare il giornale e pavoneggiarci un po’ con le altre compagne, che avevano saputo. Nell’occasione in redazione ci avevano anche scattato le foto con in basso tanto di nome e cognome.
E a L’Ora non fu quella la sola volta.
Mesi dopo arrivò a Palermo Giorgio Gaber con le sue canzoni molto differenti dalle canzonette che le radio trasmettevano sull’onda dei vari SanRemo o Heat Parade o Cantagiro.
E noi fummo nuovamente invitate in redazione per esprimere i nostri pareri e sui testi, e sulla musica chi ne fosse più competente, e sull’impatto complessivo del genere sul pubblico giovanile.
Perché racconto tutto ciò?
Lo racconto a conferma di quanto dice il regista Bellia a proposito di cosa significasse L’Ora, in quegli anni e nel contesto, ricco di stimoli culturali, che era quella Palermo di allora.
La Palermo di Leonardo Sciascia, del pittore Renato Guttuso, di numerosissime mostre d'arte che si susseguivano, di tantissime librerie editrici, che spuntavano come funghi e proponevano autori di rottura, di premi letterari e no, di circoli culturali (ne ricordo uno in particolare frequentato da Marta Cimino:il Labriola), dove i giovani s’incontravano quasi sempre di pomeriggio, dopo lo studio, e discutevano fino a sera tardi.
E cultura e politica, si sa, si intersecano. Così i giovani formati, giovani che sanno leggere uno o più quotidiani con capacità critiche affinate, sono quelli stessi che in politica poi non si lasciano imbonire dal primo arrivato e neanche dalla retorica melensa dei vecchi volponi. E sanno distinguere ciò che è onesto da ciò che non lo è. Posseggono gli strumenti intellettuali e culturali per combattere i fenomeni malavitosi e non si tirano affatto indietro dinanzi al male e alle ingiustizie. E amano la pace.
Nel suo piccolo, con gli studenti delle scuole superiori di quella Palermo di quegli anni, L’Ora aveva iniziato a fare questo tipo di lavoro coinvolgendo dalle scuole del territorio quelli più motivati. Era un lavoro egregio e indispensabile per fronteggiare l’emergenza “mafia”, di cui tutti sapevano e di cui, però tutti tacevano. 

                                             di Marianna Micheluzzi 

                      

 L'Ora era un piccolo giornale ma dalla trincea palermitana riusciva a parlare a tutto il Paese con le sue inchieste sui rapporti tra mafia e poteri pubblici. Il giornale L'Ora oggi non c'è più. Ha cessato le pubblicazioni nel 1992 ma il suo patrimonio civile e giornalistico continua a essere rivisitato e rappresentato.
Il film di Bellia racconta la storia del giornale palermitano tra il 1954 e il 1975, il periodo della direzione di Vittorio Nisticò interpretato da Pippo Del Bono. La sceneggiatura ricalca la testimonianza che lo stesso Nisticò ha affidato a un libro di memoria ("Accadeva in Sicilia"). [Fonte ANSA]

                        
Antonio Bellia corsa

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