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Anziani in biblioteca

Da Gynepraio @valeria_fiore

Al liceo e all'università, io studiavo in casa, nella mia cameretta, perché avevo bisogno di ripetere a voce alta, camminare per la stanza, fare le faccette e financo la voce austera del prof che mi interroga. Capite che in aula studio sarei stata un filino molesta.

Ultimamente, però, sto frequentando le biblioteche. Chi mi segue su Snapchat lo sa: almeno 3 volte a settimana ci vado per leggere, scrivere, pensare, e altre simili amenità intellettuali. Cosa combino lì che non possa fare anche a casa, comodamente seduta al tavolo della mia cucina? Nulla, in verità, ma lì sono più concentrata, composta e disciplinata. É come se l'ambiente, dal punto di vista energetico, mi influenzasse positivamente. Mi piace prepararmi e camminare 40 minuti per arrivare e 40 minuti per tornare indietro. Mi piace interrompermi per pranzare in uno dei posti belli del centro, che spesso non conoscevo, dopo anni di schiscetta&sala mensa in zona Mirafiori Sud. Mi piace mettere nello zaino l'agenda, le penne, il computer, le cuffie e la bottiglietta d'acqua. Che devo dirvi, mi piace.

Mi piace anche vedere gli habitués. Mi aspettavo liceali, universitari, dottorandi, ma certo non pensavo ci fossero gli anziani in biblioteca. Vengono a leggere giornali e libri. Sono molto più educati dei giovani: stanno composti, sfogliano con cura, non si guardano attorno, non tengono il cellulare sul tavolo. Qualche giorno fa, una signora ultrasettantenne è stata seduta a schiena drittissima davanti a me 2 ore buone con una pila di quotidiani davanti. Li ha letti tutti con un efficiente metodo di scorrimento veloce dei titoli: aveva un taccuino e ogni tanto si segnava degli appunti. Poi ha riposto i quotidiani ed è passata alle riviste: Internazionale, Espresso, Panorama e infine una sfogliata di Starbene. Sempre meglio tenersi informati sui misuratori di pressione, no? Alle 4 le ha posate, si è vestita ed è uscita. Io dico che è andata a prendere qualche nipotino all'uscita di scuola.

Perché lo fanno? Io penso che gli anziani si annoino, e la pensione non basti certo per comprare 5 quotidiani al giorno, o un libro alla settimana. In questo senso, le biblioteche forniscono un servizio pubblico essenziale e bellissimo. Penso che per molti anziani vestirsi, uscire e andare in biblioteca sia una scusa per fare del moto, dare un'occhiata al mercato, incontrare qualche coetaneo nell'emeroteca del primo piano. É una routine bellissima, che mi ricorda certi personaggi abitudinari dei libri di Murakami.

Ma io credo che sotto sotto, il bisogno degli anziani in biblioteca sia restare ancorati alla realtà, di essere ancora partecipi e non solo spettatori di un mondo che cambia. Penso che debba essere difficile, per un anziano, accettare che il mondo per come tu l'hai conosciuto non ci sia più. Che le cose che tu eri solito fare in un certo modo, ora non ci sono più: che Televideo è ormai antiquariato, che il caffè si fa con le capsule e non con la moka, che gli SMS (con-tutta-la-fatica-che-avevi-fatto-boia-d'un-giuda) non si usano più. Che è tutto veloce: i libri, la musica, i film. Che è tutto digitale e al massimo si sfiora, mentre tu sei rimasto manuale, e ti piace ancora premere, e partecipare, e fare domande, e capire cosa succede in un mondo sempre più incomprensibile.

E non vuoi restare escluso, anche se i luoghi in cui si svolgono le conversazioni (i social, i forum, gli hangout) non ti ispirano fiducia e che, sinceramente, ti respingono pure. Che sei stufo di essere considerato quello lento, "a pedali" quando tu hai visto le rivoluzioni vere: la TV, l'auto, l'allunaggio, altro che Whatsapp. Che non ti vuoi sedere, o rassegnarti, e aspettare che gli altri ti spieghino le cose. E non hai altro modo di reagire a questa paura se non con l'apprendimento, la disciplina, l'informazione e la cultura.

E allora vai in biblioteca, magari in bici, con la pipa, il taccuino e gli occhiali di tartaruga, che se non fosse per le rughe e i capelli grigi sembreresti un hipster.


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