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Apologia di Roberto Saviano e del suo discorso al Salone di Torino. Sul valore della critica per Winston Churchill e in tempi moderni.

Creato il 17 maggio 2015 da Rosebudgiornalismo @RosebudGiornali
Image6Per ogni azione, c’e’ una critica uguale e contraria.
Postulato di Harrison, Arthur Bloch
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di Rina Brundu. Provo quasi imbarazzo a scrivere questi pensieri perché ho sempre pensato che non si scrive mai per elogiare qualcuno o qualcosa e di norma non lo faccio, soprattutto se quel qualcuno è ancora in vita o è ancora impegnato nell’attività che gli/le porta merito. In questo caso però farò una eccezione perché l’ultimo discorso di Roberto Saviano al Salone di Torino merita ogni attenzione, ogni appoggio, ogni applauso da parte di ogni spirito intellettualmente libero.

Di fatto sono rimasta sorpresa dalla forza con cui Saviano ha detto chiaro e tondo che i tanti discorsi a proposito di “cambiamento” che ci sono stati serviti nell’ultimo anno si sono risolti in un nulla di fatto. E soprattutto dalla sua accorata difesa dello spirito critico. “Oggi in Italia chi critica viene considerato un disfattista, come al tempo del fascismo” ha detto. Proprio così, nell’Italia politicamente asservita, omologata, senza controdditorio anche intellettuale la sana e nobilissima capacità di critica – che è spina dorsale di ogni nazione democratica moderna veramente matura – è vista come un atto di disfattismo tout-court. Alla stregua, insomma, di un malessere da curare, di un fastidio, di una invadenza di cui si potrebbe tranquillamente fare a meno perché ormai c’é il vizietto del pensiero-unico a vegliare sul bene di tutto e di tutti.

Scriveva invece Winston Churchill: “La critica può non essere piacevole, ma è necessaria. Compie la stessa funzione del dolore nel corpo umano. Richiama l’attenzione su uno stato malsano delle cose. Se è ascoltata in tempo, il pericolo può essere evitato; se viene messa da parte, si può sviluppare un morbo fatale”. Personalmente non ho mai sentito nulla di più vero. Come blogger che monitora con una data attenzione anche le diverse metodologie di censura internettiana, applicate, per esempio, nell’Italia del fronte politico (vedi lo “stop” or “go” dato dai diversi aggregatori di notizie ai diversi post a seconda del loro contenuto e del target politico di riferimento), mi verrebbe da dire che da noi quel “morbo fatale” è stato già unleashed…. proprio come il mitologico kraken. Di sicuro, come conseguenza del deleterio status-quo, se non già morti non ci sentiamo comunque bene.

Per questi e infiniti altri motivi, la dimostrazione di libertà intellettuale e di coraggio di cui ci ha fatto dono ieri sera un personaggio pubblico del peso di Roberto Saviano non è un regalo da scartare e riporre sullo scaffale con noncuranza, quanto piuttosto un punto d’appoggio su cui costruire il nostro miglior domani: quello vero però non il futuro “addomesticato” e posticciamente indorato a forza di indolenti promesse elettorali con cui ci rincoglioniscono oggidì ad ogni angolo di stradone… mediatico.

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YouTube link all’intervento di Roberto Saviano a Torino, anche se passaggi importanti sono stati accortamenti occultati dal cronista.


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