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Appassionanti problemi intellettuali

Creato il 05 ottobre 2018 da Andreapomella

A volte, per capire gli altri, bisogna fare finta di essere gli altri. Allora io quest'estate mi sono messo a far finta di essere un traduttore. Perché volevo capire il testo letterario visto con gli occhi di un traduttore. Però volevo migliorare anche il mio inglese. Al che ho tirato giù un programma intensivo che prevedeva, appunto, che io facessi anche delle traduzioni dall'inglese. Ho iniziato allora a tradurre le poesie di William Pitt Root, che è un poeta americano che amo moltissimo e di cui non esistono traduzioni in italiano. È stato un bel passatempo, come risolvere un gioco enigmistico. Ovviamente non ho capito nulla del mistero che si nasconde in quel passaggio da una lingua all'altro, ma ho passato dei bei momenti di quiete e di svago. Scrivo questo perché qualche giorno fa sulla bacheca facebook di uno dei migliori traduttori italiani, Daniele Petruccioli, ho letto un estratto da Teoria e storia della traduzione [ Traductions et traducteurs], Einaudi, 1965, di Georges Mounin, tradotto da Stefania Morganti, che dice: "[...] per ostinarsi in questa attività, malgrado il silenzio della critica, l'avarizia degli editori, la frequente ingratitudine degli stessi autori, e il condiscendente disprezzo del pubblico (senza contare poi, qualche volta, la pignola aggressività dei colleghi), bisogna amare davvero questo genere appassionante di problemi intellettuali che è la trasposizione dei pensieri da una lingua all'altra, come un vizio la cui esemplare punizione è il compenso miserabile che generalmente gli si concede". E mi è piaciuta soprattutto la definizione della traduzione come un "genere appassionante di problemi intellettuali". Una definizione che si addice non solo all'arte della traduzione, ma alla scrittura tout court. Scrivere e tradurre sono appassionanti problemi intellettuali. E penso spesso, per esempio, che per i matematici la migliore risoluzione di un problema o di un'equazione o di un teorema non è quella più veloce, né quella più esatta. Ma la più elegante.


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