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Apprendistato: la fortuna aiuta gli audaci, la politica invece…

Creato il 26 maggio 2016 da Propostalavoro @propostalavoro

5774349822_8359bc77bd_bPer lavorare ci vuole (anche) fortuna. O per lo meno, per non restare senza lavoro. Lo rivela uno studio tedesco, condotto da ricercatori delle università di Norimberga e Coblenza, che ha analizzato le carriere di migliaia di apprendisti degli ultimi 30 anni. Lo studio è materiale per accademici, ma è scritto in un inglese chiaro e preciso e riporta notizie interessanti per tutti.

A partire dalla più eclatante: una buona carriera è (anche) questione di fortuna. I ricercatori lo spiegano così. Quando un giovane si affaccia al mercato del lavoro ha due possibilità: essere assunto da una grande azienda o da una piccola. In entrambi i casi passerà un certo periodo in apprendistato, ma riceverà due tipi di formazione ben diversi. Le grandi aziende, infatti, formano per il proprio mercato interno, per agevolare la carriera e dare qualità alla propria forza lavoro, mentre le piccole formano per adattarsi ai bisogni del momento, per adeguarsi alle richieste mutevoli della loro clientela – spesso costituita, per altro, da grandi aziende…

La formazione in piccole aziende, insomma, è spesso fine a se stessa, non spendibile altrove. All'apprendista delle piccole aziende non resta che accontentarsi di lavori meno qualificati o di restare a casa. Entrambe queste scelte, però, influiranno negativamente sulla sua carriera futura. Quale selezionatore lo preferirà a giovani più qualificati? Nessuno.

Perché allora i giovani non corrono alla ricerca di grandi aziende in cui formarsi? In Germania (e, attenzione, anche in Italia) è difficile che un ragazzo "molli tutto" per cercare una carriera migliore, lontano da famiglia e affetti. In Germania parliamo di ragazzi molto giovani (si diventa apprendisti quando in Italia si intraprende la scuola superiore), da noi parliamo invece di un sistema che fa ancora fatica a rimpiazzare il "welfare tradizionale" offerto dalla famiglia di origine.

In sostanza, nascere in una regione con grandi aziende in cui crescere professionalmente è questione di fortuna. Ed è un peccato, perché se è vero che gli apprendisti più capaci finiscono in grandi aziende, non è detto che quelli un po' meno capaci (ma pur sempre validi) debbano accontentarsi di lavori più scadenti, perché, se potessero, potrebbero sistemarsi egregiamente in aziende altrettanto appetibili, ma in altre regioni.

Questo problema, va detto, riguarda da vicino anche l'Italia. Per risolverlo, però, la soluzione politica è stata una riforma dell'apprendistato che, a conti fatti, non cambia di molto il suo funzionamento. Sarebbe servita una riforma del welfare ed una maggiore insistenza sugli incentivi agli spostamenti dei giovani. Questi, in realtà, non mancano affatto, ma il loro sviluppo è ancora embrionale (vedi la questione sui "buoni mobilità") e soprattutto sono sconosciuti ai più.

Ci hanno pensato i tedeschi a farci vedere un grave problema del nostro paese sotto una luce diversa. Sta a noi raccogliere il suggerimento e provare ad abbozzare una soluzione.

Per approfondire:

Simone Caroli


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