Appunti di viaggio

Creato il 23 agosto 2010 da Jenny76

Giorni di pioggia! La variabilità è quella tipica di una città del Nord Europa; l’aria a volte è chiusa, a Berlino, altre volte, persino in piena estate, gli abbassamenti vertiginosi della temperatura ti tagliano il corpo e l’umido penetra negli indumenti. Di chiuso, a Berlino, c’è anche il carattere delle persone. La prima cosa che impari mettendo piede sul territorio tedesco, è il rigore: una merce che i berlinesi vendono a poco prezzo, anzi svendono. Regole di civiltà però, dovremmo sottolineare, che a noi italiani del Sud appaiono troppo rigide. Rigore, ordine e a volte anche qualche norma incomprensibile, come quelle di non poter portare lo zaino su due spalle o the jacket sul braccio oppure sulla borsa a tracolla; così è, sull’isola dei musei berlinesi. Mi sono chiesta: «ma se ci fanno entrare con borse e quant’altro, che senso ha far cambiare posizione agli oggetti che indossiamo?». Lo zaino va “rigorosamente” su una spalla e the jacket “rigorosamente” legato al bacino o al pube, come direbbe una mia amica in vena yoga! E questa è una stranezza. La seconda è ben più grave.

Nell’era della globalizzazione tutto viaggia liberamente, tutto, uomini/donne/bambini/merci/denaro/animali/servizi… si sposta repentinamente utilizzando la lingua del business, che notoriamente è l’english; ebbene in Germania, no! I tedeschi non parlano l’inglese, non lo capiscono, e cosa più scandalosa, non lo utilizzano per le informazioni rivolte ai turisti. Ora, posso comprendere i pregressi storici, che non fanno sperare in una futura simpatia fra Germania e Inghilterra/Usa, ma almeno le didascalie, nei musei, o sulle opere, dovrebbero essere in inglese. Figuriamoci l’italiano! Non sanno nemmeno che esiste.

Dal punto di vista linguistico, il nostro Bel Paese è come se non stesse sulla cartina geografica dell’Europa (c’è l’Europa ? ah… pensavo fosse solo una questione economica…. E infatti culturalmente non c’è: ogni paese si fa i fatti suoi! Ma almeno puoi pagare in euro). Ausgang invece di Exit, ed Eingang invece di Entrata. C’è da rompersi il capo prima di capirlo. Non è una questione di ignoranza per i berlinesi, come per gli italiani che se sanno tre parole d’inglese è già un miracolo; loro proprio non si sforzano ad utilizzarlo a meno che tu non glielo chieda apertamente. In fondo dovremmo prendere esempio….. magari, noi che siamo così americanizzati!!! E questa è la seconda stranezza.  La terza stranezza, un po’ la immaginavo, data la durezza dei trascorsi storici. The german persons are very colds! E l’accoglienza verso i turisti ? Ne vogliamo parlare ? Non mi riferisco ad albergatori, tassisti, commercianti, in quel caso la gentilezza fa parte del lavoro, ma mi riferisco alla gente comune, specie quella di media età. I giovani ? Beh loro si! Ti rispondono. Ma sempre di fretta. O con una bottiglia di Berlin Pilsener fra le mani. Insomma, chiedere un’informazione a Berlino…. It’s very complicated!!! Per loro è tutto “easy”.

Dunque, facciamo i conti. Niente inglese, niente cortesia all’italiana (a parte qualcuno che si è prestato nel sollevamento della mia valigia al fine di riporla nel vano dell’aereo), niente calore umano. I tedeschi stanno per i fatti loro e non ti invogliano come turista. Sarà che io sono una meridionale con tutti i sacramenti, e magari questo modo di essere l’ho percepito più degli altri. Non me ne vogliate. Però non posso negare che Berlino abbia un fascino tutto particolare.

Venite in Germania. Visitate Berlino! Ne vale davvero la pena: è l’ombelico dell’Europa, dove la cultura, l’arte e la mentalità crescono a vista d’occhio; è quasi fisiologico il cambiamento del tessuto sociale. In soli vent’anni, dalla caduta del vergognoso muro, Berlino è come se fosse risorta dalle macerie.

E’ un luogo pieno di contraddizioni. Da una parte il nazionalismo di cui sopra, dall’altra una sfrenata multi etnicità; da una parte il volto classico e superbo, dall’altra l’espressionismo smisurato degli artisti contemporanei, dell’architettura senza barriere. Tutto può trasformarsi in arte; un angolo, la facciata di un palazzo, un anfratto nel verde dei parchi…  Non solo la porta di Brandeburgo o Aleksander Platz o di fronte ai graffiti del Berlin Mauer o estasiati davanti al volto di Nefertiti o persi fra i mercatini delle pulci e le bancarelle degli artisti di strada o comodamente seduti su una panchina a ingozzarvi di currywurst o plagiati dall’odore del pane con i semi di girasole o ancora sospesi sotto la cupola in cristallo del Reichstag o infine, commossi davanti alle croci dei caduti, davanti al mausoleo degli Ebrei, alle foto color seppia di intere famiglie sterminate come piante da estirpare…. Stare sotto il cielo di Berlino è come stare al centro del mondo!  



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