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Arabella Steinbacher e i Festival Strings Lucerne a Stuttgart

Creato il 29 ottobre 2017 da Gianguido Mussomeli @mozart200657
Arabella Steinbacher e i Festival Strings Lucerne a StuttgartArabella Steinbacher firma autografi dopo il concerto. Foto ©Mozart2006

Ho già avuto modo di scrivere diverse volte a proposito di Arabella Steinbacher, che io considero un’ artista dotata di un talento assolutamente fuori dal comune. Nativa di München, figlia di un soprano giapponese e di un maestro collaboratore della Bayerischen Staatsoper, la Steinbacher è a mio avviso sicuramente la più dotata tra le giovani violiniste tedesche. Bellezza di suono, musicalità di alto livello e classe interpretativa superiore fanno di questa ragazza una delle più belle realtà apparse in questi ultimi anni nel panorama concertistico internazionale. Da quando la ascoltai per la prima volta nel 2012, non manco mai di andare ad ascoltare la giovane virtuosa bavarese ogni volta che si esibisce da queste parti. A distanza di quasi un anno e mezzo dal suo ultimo concerto alla Liederhalle, questa volta Arabella Steinbacher è tornata qui a Stuttgart per la stagione della SKS Russ insieme ai Festival Strings Lucerne, complesso di grande tradizione con il quale la violinista monacense lavora regolarmente da anni e insieme al quale ha inciso un album di grande successo comprendente i tre ultimi Concerti mozartiani per violino e orchestra, che le ha fatto guadagnare una nomination al premio Artist of the Year della rivista Gramophone. A quasi trentasei anni di età e dopo aver recentemente pubblicato il diciassettesimo CD di una discografia insignita di numerosi premi e riconoscimenti internazionali, l’ allieva di Ana Chumachenco ha acquisito una maturità artistica che in questa serata ha trovato piena conferma. La Steinbacher suona con un’ eleganza, una raffinatezza e un’ autorità espressiva che pochissimi musicisti al giorno d’ oggi possono esibire a questi livelli. La lama di suono argenteo che la violinista di München sa trarre dal suo strumento, lo Stradivari “Booth”del 1716, costituisce una splendida base per un fraseggio espressivo, ricco di sfumature preziose e cesellato con grande raffinatezza. A tutto questo si deve aggiungere la qualità che io ho maggiormente apprezzato in questa ragazza fin dalla prima volta che la ascoltai dal vivo qui a Stuttgart cinque anni e mezzo fa: la sua capacità di inserirsi nel discorso orchestrale evitando di trasformare il concerto in una esibizione di virtuosismo fine a se stesso, cercando sempre uno scambio reciproco di timbri e colori con l’ accompagnamento orchestrale. In poche parole, quella facoltà di ascoltarsi suonando insieme che costituisce la vera caratteristica fondamentale del far musica.

Un’ immagine delle prove. Foto ©Arabella Steinbacher/FB

Logicamente, questi tratti salienti del modo di suonare della Steinbacher si evidenziano al meglio insieme a un complesso come i Festival Strings Lucerne col quale la violinista di München suona regolarmente da tempo. Nel Concerto in re maggiore per violino e archi di Mendelssohn, composto dal musicista lipsiense all’ età di tredici anni e rimasto ineseguito fino al 1951 quando fu riportato alla luce da Yehudi Menuhin, l’ interpretazione di Arabella Steinbacher sottolineava al massimo la freschezza quasi infantile delle linee melodiche, diversamente per esempio da Daniel Hope che in un’ esecuzione di un paio d’ anni fa qui da noi puntava soprattutto sulla spettacolarità del virtuosismo. Direi che le tinte delicate e i colori al pastello che la Steinbacher ha messo in mostra nella sua lettura conferiscono un fascino particolare a questa musica mettendone in mostra la spontaneità dell’ ispirazione. Come secondo brano solistico, la virtuosa bavarese ha messo in mostra tutto il meglio del suo virtuosismo nell’ Introduction et Rondo capriccioso in la minore op. 28 di Camille Saint-Säens, pezzo scritto per il grande violinista Pablo de Sarasate (in questa occasione eseguito con la parte orchestrale adattata per orchestra d’ archi da D. Walter) e diventato fin dalla sua prima esecuzione un cimento quasi obbligatorio per i grandi virtuosi. La Steinbacher lo ha suonato in maniera davvero eccellente per la squisita eleganza del fraseggio e la bellezza di un suono forse non ampio nella corda di sol ma limpido, cristallino e ricco di armonici. Dal punto di vista tecnico, la souplesse con cui la violinista monacense ha risolto tutti i passaggi virtuosisitici è stata davvero ammirevole, soprattutto nei trilli e salti di ottava del secondo tema. Una realizzazione notevole per raffinatezza e flessibilità nei tempi rubati, sottolineati in maniera eccellente dall’ accompagnamento dei Festival Strings Lucerne. Intensissimi gli applausi per Arabella Steinbacher, divenuta in questi anni una beniamina del pubblico della Liederhalle e che con questa prestazione ha confermato una volta di più la sua classe assoluta di concertista.

Arabella Steinbacher e i Festival Strings Lucerne a Stuttgart
Foto ©Mozart2006

Per quanto riguarda i Festival Strings Lucerne, complesso fondato nel 1956 da Rudolf Baumgartner e Wolfgang Schneiderhan che vanta una tradizione esecutiva tra le più illustri, con numerose prime esecuzioni assolute e collaborazioni con quasi tutti i più grandi solisti degli ultimi decenni, si può solo dire che il gruppo si è dimostrato pienamente all’ altezza della sua fama. Sotto la guida di Stanley Dodds, violinista svizzero-australiano che da diciassette anni riveste il ruolo di Konzertmeister della formazione e dal 2012 ne ha assunto anche la direzione artistica, gli archi lucernesi hanno aperto il programma della serata con l’ Adagio pour Quatuor d’ orchestre di Guillaume Lekeu, compositore belga nato nel 1870 che studiò con Cesar Franck e morì a soli ventiquattro anni. Si tratta di una pagina decisamente interessante per il tono cupo e melanconico sottolineato da una base armonica in cui si colgono influssi quasi tristaniani, sicuramente derivati dalla grande passione del giovane musicista per la musica di Wagner, testimoniata anche da diverse lettere in cui Lekeu esprime la profonda emozione procuratagli da visite al Bayreuther Festspiele. Decisamente di livello elevato anche l’ esecuzione della celebre Serenata per archi op. 48 di Tschaikowsky nella quale i Festival Strings Lucerne hanno messo in mostra un suono di bellissima qualità, compatto, pastoso, caldo e ricco di armonici oltre a un fraseggio di equilibrio e respiro assolutamente perfetti. Successo vivissimo anche alla conclusione, per una serata davvero di alta qualità complessiva.



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