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Arancia meccanica (S. Kubrick, 1971)

Creato il 01 maggio 2018 da Salcapolupo @recensionihc

Alex DeLarge è un giovane che trascorre le proprie giornate tra risse e stupri, accompagnato da una banda di degenerati suoi degni compari: arrestato, viene sottoposto ad un esperimento di rieducazione dagli esiti imprevedibili.

In breve. Il saggio di ultra-violenza cinematografica per eccellenza, senza dubbio tra i migliori film di sempre.

Considerato ai primi posti nella classifica dei più controversi film mai girati (ad esempio secondo l'Entertainment Weekly nel 2006), rientra in numerose altre classifiche più o meno degradanti, tra cui quella di essere al 70° posto come miglior film in assoluto. Un misero, sostanzialmente immeritato posto che avrebbe meritato almeno di rientrare tra i primi dieci: l'arte cinematografica di Stanley Kubrick, virtuoso regista stra-citato e discusso quanto impossibile da imitare, qui si esprime in una delle sue creazioni migliori di sempre.

Arancia meccanica (noto con numerosi titoli a seconda degli stati: The Orange From Hell, Paklena Pomorandza, Paklena Naranca, Paklena Masina, Machine from hell, tutti titoli che evocano " Un'arancia ad orologeria" che doveva far riferimento, nelle intenzioni dell'autore Anthony Burgess, ad un essere umano trasformato in una macchina) racconta una storia di conflitti in un'Inghilterra futuristica, vivendo in una propria, inequivocabile dimensione, aderente al romanzo da cui è tratto e riletta in grande stile dal linguaggio virtuoso del regista. Ciò avviene a partire dai presupposti anche puramente scenografici, che immaginano un'ambientazione bizzarra (ci sono libri e vinili, ma si capirà di non essere nel 1971), tra colori sgargianti e tecnologie vintage, per focalizzare meglio una storia di "ordinario degrado", come tante ne potremmo sentire in cronaca - a finire ai personaggi teatrali, bislacchi quanto caratterizzati da singolarità assolute.

Un po' come avviene in certa letteratura cyberpunk, se vogliamo: il futuro non sono tecnologie alettanti o astronavi nello spazio, ma paure urbane, violenza, droghe sintetiche e sesso violento. Sesso funzionale e caratterizzante (al netto di polemiche moralistiche che lasciano il tempo che trovano), e che perde quasi qualsiasi attrattività per lo spettatore, diventando mera esibizione di vuoto, spettacolarizzazione cruda e brutale e soprattutto fa vedere da cosa parta Alex, al fine di non sminuire l'efficacia di vedere cosa diventerà. In questa evoluzione la grandezza di Kubrick si declina anche nel non lanciare alcun esplicito messaggio moralistico o di monito, come faceva ad esempio tantissima exploitation (da questo film molte scene sono state ispirate o imitate, spesso con risultati e filosofie ben diverse), bensì nel mettere lo spettatore di fronte ad un paradosso (senza uscita?): laddove la rieducazione del selvaggio Alex sembri doverosa o necessaria, c'è tutto il resto del film a mettere in crisi questa idea, consegnandoci un'ameba incapace di difendersi, vittima di un feroce contrappasso per cui finiremo per provare empatia.

All'inizio, il film era stato assegnato (nell'ordine) a Mick Jagger dei Rolling Stones, a Ken Russell, a Tinto Brass e finalmente a Stanley Kubrick, che si prese l'incarico di girarlo vedendo in Malcom McDowell l'unico interprete possibile nella parte di Alex. Ne uscì un film emblematico, solidissimo nel suo concepimento, a sottolineare un'idea precisa di cinema kubrickiano, perfezionista fino all'estremo: Kubrick non solo girò ogni scena numerose volte (incluse quelle più difficili da gestire per gli attori), ma fece distruggere dal proprio assistente tutto il girato non utilizzato, materiale su cui nessuno potrà costruire DVD in special edition. Non solo: temendo che i cinema che proiettavano il film lo manipolassero prima della proiezione, si accontentò di un budget di poco più di 2 milioni di dollari (un budget da b-movie, per l'epoca) pur di mantenere il controllo sul materiale, curando personalmente le campagne pubblicitarie del film, il trailer e (pare) addirittura mandando, poco prima delle proiezioni, nuove copie integrali ai principali cinema, in modo da assicurarsi che il film fosse proiettato per intero.

Sembra quasi incredibile pensarci oggi, ma Arancia Meccanica venne girato con un budget ridicolo rispetto alla grandiosità che sarebbe riuscito ad evocare, diventando un'icona pop, di genere, di cinema impegnato e quant'altro, ed è questo un ulteriore motivo di pregio per la pellicola. Il tutto, poi, al netto delle consuete letture simboliche - spesso al limite del fuorviante - che questo Cinema, quello di Kubrick, richiama ancora oggi. Un film determinato da una selezione di riprese ossessive, dove nulla è lasciato al caso e dai gesti meccanici, coreografici (Alex che danza nelle scene più violente è uno spettacolo ineguagliabile), praticamente perfetti e ripetuti fino all'inverosimile - basti pensare (senza entrare nei dettagli) che solo il finale venne ripreso ben 74 volte, prima di pervenire alla versione definitiva.

Arancia meccanica è quel tipo di pellicola autoriale controversa, lontana dalla tradizione di genere ma che, in parte, al cinema più popolare strizza l'occhio: è un film per cui è impossibile dire se sia drammatico, thriller o che altro, e che viene arricchito da elementi variegati che sarebbero diventati codificatissimi sotto-generi. Il racconto di ordinario degrado urbano, il cinema decadente e grottesco, un certo tipo di recitazione straniante e ostentata - le spiazzanti home invasion, l'infame tradizione del revenge movie.

Un personaggio, quello di Alex, emblema del ragazzo difficile in cui è impossibile immedesimarsi, dall'innata crudeltà esaltata da un carattere passionale (stupratore e aggressivo, quanto amante del "Sommo Ludovico Van" Beethoven), reso ancora più complesso dalle esigenze del regista e dallo sviluppo imprevedibile della storia. A continuare con un'ambientazione atipica delle scene, che sembrano avvenire in luoghi caratterizzati da complessità di ogni ordine e grado (perlopiù artistiche, tipo il teatro abbandonato o le statue di Allen Jones, una sorta di allusivi manichini, del Korova Milk Bar), a finire dal modo di parlare dei personaggi, che evocano quello del libro di Burgess con il loro strano e suggestivo modo di esprimersi (il "nadsat", un mix di slang russo ed inglese) e di chiamare le cose (il "latte più" alla mescalina), per cui l'autore del romanzo fu spinto, nelle edizioni più recenti, a compilare un vero e proprio dizionario per evitare di rendere poco comprensibile l'intreccio.

Vale la pena di raccontare, peraltro, ciò che accadde durante e dopo famosa scena dello stupro al canto di " Singing in the rain", improvvisata sul set (dopo 4 giorni di prove) al fine di non renderla troppo convenzionale: Kubrick ne fu talmente entusiasta da essere disposto a pagare 10,000 dollari solo per ottenere i diritti di utilizzo sul brano. Ma non solo: in seguito pare che Gene Kelly (il fillm Cantando sotto la pioggia era un classico del cinema più rassicurante, targato 1952) abbia evitato di incontrare Malcolm McDowell, durante una festa, perchè disgustato dall'uso che l'attore aveva fatto di quella canzone sognante e ottimista, qui interpretata in senso completamente diverso.

Dopo una prima porzione di film incentrata sulle nefandezze di Alex, tradito dai compagni diventa il detenuto 655321, alienato ed oppresso dall'autorità, sottoposto non solo al carcere minorile ma anche alle prediche della religione e dell'autorità militare. Da qui scaturisce un apparente interesse per i testi sacri (che poi non è che immedesimazione in cruenti e dissoluti centurioni), ma soprattutto per la Cura Ludovico: un brain-wash a tutti gli effetti, che passa per la sottoposizione incessante ad immagini violente, allo scopo di purificarsi. Non c'è dubbio che si tratti di una delle parti più significative: Alex è disposto a svendersi ed adeguarsi ai canoni imposti dalla società (" essere buono", per lui, è un modo come un altro per uscire di prigione), ma non considera cosa comporti l'essere privato della possibilità di scegliere (" quando un uomo non ha scelta, cessa di essere un uomo"). Così si offre - dal suo punto di vista furbescamente - alla cura, il che lo porterà alla progressiva rovina. La sua malizia non arriva a fargli intuire di essere sottoposto ad un trattamento off-limits, consegnandosi ad un'autorità medica solo apparentemente innocua, in cambio dell'agognata libertà.

Nel trattamento Ludovico, qualsiasi appassionato di cinema (soprattutto estremo o borderline) troverà un appagante parallelismo: poichè in fondo la visione di qualsiasi film, specie tra i più terribili o controversi, non è che una "cura Ludovico" per provare a purificarsi (o chissà che altro). In questo, Arancia Meccanica rimarrà uno dei film imprescindibili per chiunque, un capolavoro a prescindere da qualsiasi altra considerazione.


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