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Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi. Articolo di Alberto Moravetti

Creato il 20 maggio 2019 da Pierluigimontalbano

Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi.

Articolo di Alberto Moravetti

tratto da " Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti"

Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi.  Articolo di Alberto Moravetti

A partire dal Bronzo medio 1, se non alla fine della fase precedente, in Sardegna si diffondono

quelle costruzioni che chiamiamo nuraghi - tipologicamente differenziati in protonuraghi

tutta l'isola caratterizzano il paesaggio sardo ed una "civiltà" protostorica fra le più originali

e complesse del Mediterraneo.

I protonuraghi, come è noto, sono strutture architettoniche variamente definite nel tempo

"nuraghi abnormi, falsi nuraghi, pseudonuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio,

nuraghi anomali o aberranti, nuraghi a corridoio/i, protonuraghi, nuraghi arcaici" ad indicare

di volta in volta un rapporto di somiglianza o di diversità formale, di cronologia o di

un'architettura arcaica, preludio di un processo evolutivo che porterà al nuraghe classico,

mentre altri ritengono che i due tipi siano contemporanei e differiscano nella struttura per

motivazioni diverse ma non per ragioni cronologiche.

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Si tratta di edifici a uso civile, piuttosto semplici nella loro sintassi architettonica: presentano

varietà di forme planimetriche (circolare, ellittica, triangolare, trapezoidale, poligonale), opera

muraria in genere rozza e non troppo elevata (una decina di metri), talora con più ingressi.

L'interno è costituito da corridoi piattabandati - che spesso si incrociano oppure attraversano

l'intero edificio -, da vani-scala che portano al piano di svettamento, da nicchie ed anche

da piccoli ambienti voltati ad ogiva o ad ogiva tronca.

Da costruzioni estese sul terreno ma poco spaziose e scarsamente articolate all'interno, dalla

massa muraria prevalente rispetto ai vuoti e dalle planimetrie irregolari, si tende - attraverso un

processo evolutivo - a forme ellittico-circolari con ambienti più favorevoli alla vita ed, in particolare,

con una camera centrale (quadrangolare o fortemente ellittica) coperta ad aggetto, "a

La diffusione di questi monumenti - come ben evidenziato nella carta pubblicata da Stefania

Bagella e qui riproposta - interessa soprattutto l'area centro-occidentale dell'isola, la stessa

da un paesaggio storico a prevalente economia pastorale.

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Fin dall'Ottocento erano stati individuati alcuni "nuraghi" che presentavano una qualche

singolarità rispetto allo schema comune, come ad esempio le planimetrie del nuraghe Majori-

G. 1867, p. 38, nota 1). Sarà Padre Alberto Maria Centurione, in un suo lavoro sui nuraghi -

figlio del suo tempo ma non privo di osservazioni interessanti -, a segnalare i nuraghi "senza

camera" di Suei-Norbello e di Sumboe-Ghilarza "[...] che hanno entrambi, a vece di camere,

semplici androni coperti parimente da lastre" (Centurione A.M. 1888, p. 100); inoltre, lo

stesso studioso pubblica la pianta della "[...] gran camera ovale" del Crastu-Soddì (p. 97, fig.

XXIII), ora rilevato con cura e classificato come protonuraghe "naviforme" (Manca Demurtas

L., Demurtas S. 1991a, p. 156, tav. V).

Nel corso della sua trentennale attività, fervida ed appassionata, il Taramelli sfiora appena il

problema di questi singolari monumenti che, va detto, in quegli anni erano piuttosto rari: dà

notizia, con planimetria, dei "nuraghi" Cotta-Busachi, che ritiene far parte della "[...] evoluzione

da un tipo iniziale" (Taramelli A. 1904, p. 229), e del Bruncu Màdili-Gesturi "[...]

monumento nuragico che appare tra i più antichi dell'isola!" (Taramelli A., Nissardi F. 1907,

col. 62, fig. 15); più avanti scriverà che "[...] ci sono tipi nuovi di nuraghi che si allontanano

da quelli tradizionali" (Taramelli A. 1916a, p. 6).

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Il francese François Prechac, soffermandosi sul profilo retto-curvilineo di alcuni nuraghi della Gallura e sullo schema rettangolare del Fronte Mola-Thiesi, ipotizza la presenza nell'isola di una forma nuragica "quadrata", del tutto eccezionale e derivata dalla architettura funeraria megalitica, accanto alla più diffusa forma rotonda originata dalla capanna circolare (Prechac F. 1908, p. 153 ss.).

Ma sarà Cesare Dessì - un erudito locale con idee alquanto stravaganti e bizzarre sulla funzione

dei nuraghi - che, per primo, in seguito alle sue indagini sui nuraghi della Gallura,

classificherà queste singolari costruzioni così diverse dai "nuraghi veri" o dai "nuraghi modificati

(Dessì C. 1922, p. 13 ss.).

Nel poderoso resoconto sugli scavi di Barumini, Lilliu affronta il problema di questi strani

edifici - appena nove quelli allora conosciuti e nessuno di questi oggetto di una indagine stratigrafica

- definendoli nuraghi a galleria o nuraghi-nascondiglio "[...] imitazione decadente

ed alterata [...] dei nuraghi della bella epoca [...] le ultime costruzioni nuragiche, fatte rozzamente

da maestranze dimentiche della tradizione struttiva dell'ogiva" (Lilliu G. 1955, p. 128,

nota 76). Quindi, se negli autori precedenti si adombrava una maggiore antichità di questi

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Nel 1959 Ercole Contu pubblica i risultati dello scavo da lui diretto nel nuraghe "a corridoi"

Peppe Gallu-Uri, uno dei tredici da lui indicati. Si tratta del primo nuraghe di questo tipo ad

essere indagato e a fornire quindi elementi di cronologia meno evanescenti: il monumento, sulla base dei materiali rinvenuti si pone fra il XIII e il IX secolo a.C. con ulteriore frequentazione

in età storica. La datazione al C14, IV-III secolo a.C., risulta del tutto inattendibile

perché in contrasto con le ceramiche rinvenute nello scavo (Contu E. 1959).

Negli stessi tempi veniva condotto un breve intervento di scavo nel Fronte Mola-Thiesi che

restituiva esclusivamente ceramica figulina riferibile al VI-III secolo a.C. (Maetzke G. 1961,

p. 656), confermando in questo caso la cronologia bassa prospettata nel volume su Barumini.

legati alle tesi di catalogo archeologico promosse dalla cattedra di Antichità Sarde dell'Università

di Cagliari. Nella classificazione delle torri nuragiche lo studioso introduce la distinzione

fra due tipi di nuraghi: "[...] la prima forma è quella del nuraghe a tholos, classico, cioè

con la camera circolare coperta dalla falsa cupola o pseudovolta. È la forma ricordata dagli

scrittori greci quando parlano di deidaleia e di tholoi in Sardegna, costruzioni fatte al modo

arcaico greco, cioè miceneo [...]. La seconda forma è quella del nuraghe a corridoio [...] o

pseudonuraghe o nuraghe a galleria e in essa potrebbe vedersi la componente occidentale di

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Sulla cronologia di queste costruzioni, Lilliu sembra inizialmente perplesso: "[...] Oggi non

si può dire quale delle due forme abbia preceduto nel tempo come invenzione", ma nel prosieguo

dell'opera i nuraghi a corridoio gli appaiono architetture attardate e decadute, segno

del tramonto di una civiltà, create per contrastare gli invasori cartaginesi e romani. In questi

monumenti Lilliu riconosceva le "costruzioni sotterranee" e le "grotte" di Diodoro (IV, 30; V,

15, 4), su informazione di Timeo del IV secolo a.C., e le "spelonche" ricordate da Pausania

(X, 17) e da Zonara (VIII, 18) con riferimento alle campagne consolari contro i sardi Iolèi e

Bàlari nel 231 a.C.

L'indagine stratigrafica condotta dalla Ferrarese Ceruti nel nuraghe Albucciu-Arzachena

(Ferrarese Ceruti M.L. 1962, pp. 161-204) sembrava confortare l'ipotesi di Lilliu sui tempi

di costruzione del monumento (VII sec. a.C.), ma i primi risultati saranno successivamente

corretti da una più adeguata datazione al C14 (1220±250).

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Nella seconda edizione de La civiltà dei Sardi - i monumenti nel frattempo sono divenuti una

" il nuraghe a corridoio (Lilliu G. 1967, p. 293). Nelle pagine successive utilizza più

di frequente il termine pseudo-nuraghe, indistintamente, con quello di nuraghe a corridoio,

la cui "[...] forma, nata dai remotissimi schemi tardo-neolitici e calcolitici applicati in tombe,

passa in Sardegna per ben altro uso [...] tuttavia la sua essenza arcaica e primitiva, elementare,

fu un prodotto tanto antico nell'origine quanto attardato nella conservazione. Per tale carattere

e anche per la varietà della stessa forma, ne vediamo la durata per più di un millennio,

con tappe ben indicate dalle cronologie al C14: circa 1800 a.C. del Bruncu Màdugui, circa

1200 a.C. dell'Albucciu, tra VI-IV sec. a.C. del Peppe Gallu" (Lilliu G. 1967, p. 302).

Questa diversa valutazione dei nuraghi a corridoio nasceva dall'acquisizione di nuove date

al C14 relative al Bruncu Màdugui-Gesturi e all'Albucciu-Arzachena che dilatavano notevolmente

l'arco cronologico di questi monumenti. Inoltre, negli scavi del Bruncu Màdugui

erano stati rinvenuti frammenti fittili con decorazione metopale, attribuiti allora alla Cultura

di Monte Claro che in quegli anni veniva ritenuta un aspetto arcaico della civiltà nuragica. Ora

sappiamo che quelle ceramiche appartengono ad età nuragica, ma al Bronzo medio (Badas U. 1992b, pp. 31-66). Viene ribadito il carattere militare dei nuraghi a corridoio: "nuraghitrappole

" o "nuraghi-nascondigli" da impiegare nella guerriglia contro gli invasori esterni

e nelle lotte tribali (gli pseudo- nuraghi più antichi); alcuni di essi, tuttavia, potevano avere

funzione di vedetta o di abitazione.

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Nel 1980, in un ampio e denso contributo sui nuraghi, Vincenzo Santoni si sofferma a lungo

su questi monumenti (Santoni V. 1980, pp. 141-186), da lui definiti esclusivamente pseudonuraghi,

perché la terminologia in uso - quella di nuraghe a corridoio - viene giudicata "[...]

insufficiente, impropria ed erronea".

Vengono riconosciuti due stadi, indicativi di una evoluzione strutturale, e viene pubblicata

la prima carta di distribuzione (Santoni V. 1980, p. 143, fig. 133) nella quale sono registrati

settanta monumenti, cinque dei quali definiti protonuraghi (Carbai-Oniferi, Capanna

Ortachis-Bolotana, Altoriu-Scano Montiferro, Sa Corona-Villagreca, Ridroxu-Muravera); ma

nello stesso elenco compaiono, come psudonuraghi, Monte d'Accoddi e Monte Baranta,

si configura decisamente quale modello primario di elaborazione dello pseudonuraghe dal

quale avrebbe preso l'avvio la stessa classe monumentale, in tempi sincroni (?) o immediatamente

successivi". I protonuraghi sopra indicati, invece, sono costruzioni che presentano i

caratteri del nuraghe arcaico.

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Nello stesso lavoro viene data notizia dell'indagine stratigrafica condotta nel pseudonuraghe

Jacca-Busachi che ha restituito materiali che si inquadrano fra la Cultura di Bonnanaro e il

Bronzo medio, ma va detto che lo scavo non ha raggiunto i livelli di base. Questa costruzione

presenta la particolarità di avere una camera quadrangolare sulla quale si imposta la copertura

ad ogiva, tipo il Pedru Cossu-Norbello già illustrato dal Centurione (Centurione A.M. 1888,

voltati ad ogiva (Lilliu G. 1982, p. 17 ss.). L'attribuzione di questi monumenti alla Fase I

(1800-1500 a.C.) viene suggerita da confronti "[...] con forme architettoniche di monumenti mediterranei e atlantico-europei di genesi ed estrazione neolitiche" (Lilliu G. 1982, p. 17).

Come si può arguire, una grande confusione terminologica ed incertezze sul piano cronologico!

In questi stessi anni, Lucia Manca e Sebastiano Demurtas hanno più volte approfondito il

problema di queste costruzioni, da loro sempre definite protonuraghi, individuando interessanti

linee di sviluppo nel loro svolgimento formale (Manca Demurtas L., Demurtas S.

1984a; 1984b; 1991a; 1991b). Viene elaborata una classificazione tipologica con varianti che

torre tronco-conica con unico ingresso seguito da un corridoio, marginato o meno da scala e

nicchia d'andito, che introduce nella camera, circolare in pianta e voltata ad ogiva, più o meno

provvista di nicchie (si veda il contributo di Paolo Melis in questo volume). Quindi, il termine

protonuraghe viene usato ad indicare diversità strutturale rispetto al nuraghe classico, ma con

un preciso significato cronologico.

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Ercole Contu rifiuta la definizione di protonuraghi per i monumenti diversi da quelli a tholos

per l'implicito giudizio di maggiore antichità "[...] spesso non chiaramente documentato",

e ritiene che queste costruzioni siano dovute "[...] più che a tempi e funzioni diversi, all'urgenza,

trattandosi di un tipo di costruzione indubbiamente più semplice" (Contu E. 1981,

pp. 5-175). Negli anni successivi lo stesso Contu si limiterà a descrivere "nuraghi a corridoi,

similari e anomali" (Contu E. 1998a, II, p. 525).

Fulvia Lo Schiavo invece ipotizza che il tipo monumentale sia del tutto contemporaneo ai più

Schiavo F. et alii 2010), mentre per Maria Ausilia Fadda lo schema planimetrico di queste costruzioni, più che da momenti cronologici differenti, è determinato dalla morfologia del terreno e

dalla volontà dei costruttori di utilizzare posizioni di avvistamento particolarmente importanti.

Alessandro Usai non ritiene valida questa distinzione cronologica in assenza di dati di scavo

probanti (Usai A. 1989, p. 223 ss.); Mauro Perra, infine, pur non accettando il termine protonuraghe

ammette che alcuni nuraghi a corridoio possano essere di poco precedenti (Perra M.

1997, pp. 49-76; 2010); critici anche Angela Antona (Antona A. 2012, p. 688, nota 1), Giacobbe

Manca (Manca G. 1995, pp. 19-26) ed altri ancora.

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Ma nel 1999 Giovanni Ugas pubblica Architettura e cultura materiale nuragica. Il tempo dei protonuraghi (Ugas G. 1999) lavoro ripreso ed ampliato nel 2005 con il titolo L'alba dei nuraghi, nel

quale approfondisce il tema ma questa volta utilizzando indistintamente i termini di protonuraghe,

nuraghe a corridoio, arcaico (Ugas G. 2005).

nell'intera isola ma racchiusi in un paesaggio storico ben circoscritto e disposti sul terreno

in stretto rapporto topografico, ha consentito di cogliere elementi distintivi fra i due tipi

di edifici che sono risultati a favore della maggiore antichità del primo rispetto al secondo

(Moravetti A. 1998a; 2000).

Infatti l'ipotesi di una presunta contemporaneità genetica delle due forme architettoniche

determinata dalla morfologia del terreno per "[...] utilizzare posizioni di avvistamento particolarmente importanti" viene a cadere perché i protonuraghi del Marghine-Planargia si

trovano su distese pianeggianti - nella piana di Macomer o sull'altopiano della Campeda -

oppure su posizioni d'altura ove sono in numero del tutto inferiore rispetto alle precedenti

morfologie: anzi, i monumenti più grandiosi si dispongono di preferenza in pianura (Biriola

e Uana-Dualchi; Tusari e Aidu Arbu-Bortigali; Pedra Oddetta I-Birori, etc.), ove sono assenti

posizioni strategicamente privilegiate.

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La relazione fra i due tipi di costruzione appare poi ancora più istruttiva quando sono ubicati

a poche decine di metri di distanza, come nel caso di Carrarzu Iddia-Bortigali ove su un

modesto rilievo si trovano i due tipi di costruzione, entrambi - almeno in un certo momento

della loro vicenda storica - elementi di uno stesso nucleo abitativo: si tratta di architetture

così lontane nella forma, nell'opera muraria e nella soluzione degli spazi, da rendere inaccettabili

legami cronologici troppo stretti. Oppure, si pensi alla raffinata architettura del nuraghe

Ponte-Dualchi, posto a poche centinaia di metri dal protonuraghe Frenegarzu-Dualchi. Le

nella tessitura muraria, nella planimetria più o meno evoluta - come ad esempio a Duos

Nuraghes-Borore - ma risulta evidente che sono entrambi il prodotto di uno stesso modulo

Pertanto, se riteniamo che tutti i "nuraghi" non rientrano nello schema classico del nuraghe

nei suoi rigidi caratteri tipologici -, credo che, ad evitare ulteriori confusioni, si debba

abbandonare quella pluralità di definizioni ed accettare quella di protonuraghe, pur tenendo

conto della varietà di formule architettoniche che si trovano al suo interno e che si vanno

definendo tipologicamente nel loro sviluppo formale e temporale.

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In quanto al loro numero, dai 13 monumenti segnalati dal Contu nel 1959 (Contu E. 1959,

p. 96), si è passati a 70 nel 1980 (Santoni V. 1980, p. 142), a 180 del 1984 (Manca Demurtas

L., Demurtas S. 1984b, p. 168), a 250 del 1991 (Manca Demurtas L., Demurtas S. 1991a,

nota 19), a 280 nel 1992 (Manca Demurtas L., Demurtas S. 1992, pp. 176-184) e a oltre 350

nel 1999 che sulla base di una ideale proiezione statistica potrebbero raggiungere il numero

di 1500 (Ugas G. 1999, p. 54).

delineando tipologie e varietà di schemi (Manca Demurtas L., Demurtas S. 1984a; 1984b;

Alcuni di questi monumenti sono assai semplici, hanno opera muraria e forma circolare non

invece sembrano costituire l'anello iniziale di un processo formale che raggiungerà compiutezza

in moduli architettonici evoluti sul piano delle soluzioni tecniche e già maturi per essere

accettati in tutta l'isola (nuraghi).

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Vi sono protonuraghi che presentano dimensioni notevoli formatesi con parti aggiunte - lobi

e rifasci - semplicemente a contatto con una struttura principale e disposte a profilo scalare,

a gradoni, con l'adozione di soluzioni tecniche piuttosto elementari. Eppure, accanto a costruzioni

di notevole ampiezza (Biriola-Dualchi: mq 1680), altre mostrano minore estensione

(Carrarzu Iddia-Bortigali: mq 51,40), con una media di mq 234 su 66 monumenti rilevati: un

complesse - registra una superficie media d'ingombro di mq 141,11. Per i protonuraghi, il valore

medio più frequente è quello compreso fra mq 100-200 (30: 44,77%), seguito da quello

compreso fra mq 200-300 (16: 23,88%).

I nuraghi presentano superfici comprese fra quella massima del nuraghe Tolinu-Noragugume

(mq 635) a quella minima di Sa Rocca Pischinale-Bosa (mq 32,60). Anche per i nuraghi il

maggior numero di costruzioni si concentra nella fascia di mq 100-200 (148: 74,74%), seguita

però da quella di mq 0-100 (35: 17,67%).

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Se mettiamo a confronto le superfici dei protonuraghi e dei nuraghi, si nota che fra i nuraghi

vi è una fascia dimensionale - quella compresa fra i mq 100-200 - molto ampia, seguita da

altre con valori del tutto marginali, ad indicare la scelta diffusa di un modulo costruttivo già

sperimentato, attento ai precisi parametri di un'architettura ormai matura.

Nei protonuraghi, al contrario, pur convergendo la percentuale più alta di costruzioni nella

stessa fascia dimensionale, si assiste ad una maggiore variabilità dei valori con una tendenza

verso superfici più ampie.

Questa maggiore stesura planimetrica dei protonuraghi, più che ad una architettura ancora

incerta e alla ricerca di un canone architettonico - è più agevole, certamente, costruire su piani

orizzontali che verticali - si giustifica soprattutto con la destinazione abitativa che il terrazzo

sembra avere avuto in queste costruzioni (Albucciu-Arzachena, Pulchitta-Orotelli, Fruscos-

Paulilatino, etc.): l'esigenza, quindi, di uno spazio maggiore che invece non era indispensabile

per il terrazzo dei nuraghi la cui funzione era soprattutto di avvistamento e di difesa.

In conclusione, ad una analisi dei protonuraghi del Marghine-Planargia, legati al territorio e

rapportati ai nuraghi della stessa regione, si avverte sempre di più il carattere distintivo che

anima ciascun tipo monumentale, non soltanto nelle ben note differenze strutturali - forme

planimetriche, rapporto massa-spazio, articolazione degli spazi interni, tecnica costruttiva,

etc. - ma nel modo stesso in cui viene vissuto il territorio.

Si ha l'impressione di trovarsi di fronte ad un'architettura "in itinere", alla ricerca di soluzioni

tecniche più funzionali per ottenere maggiore spazio utile alla vita, fino a raggiungere una

forma architettonica standardizzata con torre tronco-conica e camera centrale ad ogiva.

Una struttura con parametri precisi tanto da poterli definire, fin dagli inizi del secolo scorso:

esiste un rapporto stabile fra la misura della camera e lo spessore murario, "[...] il raggio di

base del muro di un nuraghe può essere al massimo uguale al doppio dello spessore del muro

misurato pure alla base" (Giarrizzo F. 1923, p. 46 ss.). Vale a dire che esiste un rapporto

Sulla base delle esperienze sul terreno e dei dati disponibili è apparso sempre più evidente

diverse, il punto di arrivo. Inoltre, la maggiore antichità dei protonuraghi è provata da torri con camera ad ogiva edificate in tempi successivi sullo svettamento (S'Ulivera-Dualchi, Orgono-Ghilarza, Erighighine- Aidomaggiore, etc.).

D'altra parte sul piano cronologico ormai si è concordi nel ritenere più antichi i protonuraghi,

come peraltro indicherebbe l'uso stesso di "nuraghe arcaico" che in questi anni si è

aggiunto alle già note definizioni.

Sulla base dei materiali rinvenuti nell'indagine stratigrafica, il protonuraghe Sa Fogaia-Siddi è stato datato fra Bronzo antico II e Bronzo medio (Santoni V. 2009, pp. 118-119), mentre la

costruzione della camera naviforme del Conca 'e Cresia-Siddi viene attribuita con il C14 in

un momento del XVI secolo, ma l'insorgere dei nuraghi arcaici viene riferito al XVII secolo

corridoio/protonuraghi/nuraghi arcaici (Depalmas A. 2009a, pp. 123-130).

Quindi, superato il problema della cronologia, rimane da stabilire quale definizione dare a

questi "nuraghi" più antichi.

Nel complesso il termine protonuraghe, a parte poche eccezioni (Moravetti A. 1992b, pp.

185-187; 1998a, p. 51 ss.; 2003a; 2004, pp. 45-60; 2015a; Ugas G. 1999, p. 38 ss.; 2005), ha

avuto poca fortuna a tutto vantaggio del "nuraghe a corridoio" ed ora del "nuraghe arcaico",

ma viene usato spesso insieme a nuraghe a corridoio e/o nuraghe arcaico. Quindi abbiano

autori - Anna Depalmas, Alessandro Usai, Mauro Perra - che nello stesso articolo usano

indifferentemente, come sinonimi, protonuraghe, nuraghe a corridoio e nuraghe arcaico, che

è anche questa una bella confusione!

il primo comprende protonuraghi e nuraghi a corridoio mentre il secondo si riferisce a quello

L'uso dell'aggettivo "arcaico" per indicare una maggiore antichità del protonuraghe rispetto

di monumento, ma non è sufficiente per differenziare le due architetture che sono tipologicamente

molto diverse, per cui "arcaico" si dovrebbe utilizzare soltanto nell'ambito di ciascuna

architettonico, vale a dire quei nuraghi con scala di camera - certamente meno funzionale

e meno ardita di quella d'andito - oppure privi o poveri di spazi sussidiari, e magari con il

solo piano terra diversamente da quei nuraghi che presentano due o tre camere sovrastanti.

Pertanto, penso che usare una volta per tutte il termine protonuraghe non sia peccato!


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