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Aria di libri | #46 “Ballata dell’usignolo e del serpente” di Suzanne Collins

Creato il 27 maggio 2020 da Parolepelate

Nel mio scorso articolo, che trovate qui, avevo espresso il mio scetticismo nei confronti della “Ballata dell’usignolo e del serpente”. Be’, sapete che si dice “anche i migliori sbagliano”? Modestamente sono una persona che ammette i suoi errori, quindi eccomi qui a confessare che sì, mi sbagliavo. Nonostante, a giudicare i commenti, sia piaciuto solo a me, io l’ho trovato davvero ben fatto.

Aria di libri | #46 “Ballata dell’usignolo e del serpente” di Suzanne Collins

Il mio scetticismo era dovuto principalmente al fatto di rivedere i giochi, ma parliamo di sessantaquattro anni prima e di un’edizione degli Hunger Games che niente ha a che vedere con quelli che conosciamo noi. Niente sfarzo, sfilate o interviste, i tributi sono trattati come animali, l’arena è un semplice stadio vuoto con tre telecamere in croce, e i ragazzi ci vengono letteralmente buttati dentro senza preparazione il giorno dopo essere arrivati a Capitol City. Quella che per loro è questione di vita o di morte, per Coriolanus è un compito scolastico… fino a quando non scopre che il suo tributo, Lucy Gray Baird, artista itinerante rimasta bloccata nel Distretto 12, è molto diversa dalle aspettative.

Molte persone hanno criticato questo libro per l’impossibilità di entrare in empatia con il protagonista (a differenza della saga madre abbiamo una terza persona), tuttavia io credo che sia proprio il suo punto di forza. Avrei odiato simpatizzare per Snow, e ancora di più l’ennesima storia in cui ci viene narrata la tragica backstory del cattivo, al termine della quale diciamo “oh, poverino”. Snow non è poverino. Freddo, calcolatore anche quando ha dei dubbi su ciò che sta facendo, sempre avvolto da una spessa patina di glaciale contegno.

E se volevo vedere la rivolta dei distretti, in qualche modo sono stata accontentata: sono passati solo dieci anni anni dalla guerra e Snow, che all’epoca ne aveva otto, la ricorda molto bene e ne affronta le conseguenze, strascichi che si ripercuotono non solo sui Distretti ma su tutta Panem. Ci sono riferimenti alla saga madre, seppur molto sottili, scopriamo l’origine di una canzone in particolare, chi e come ha inventato i giochi che conosciamo.

Insomma, a me questo prequel è piaciuto tanto. Ho adorato odiare il protagonista e scoprire i retroscena del mondo patinato di Capitol City.

Se volete saperne di più vi lascio il video qui sotto, giuro di non aver fatto spoiler, nemmeno uno piccolino, quindi potete guardarlo anche se volete leggere il libro.

E se lo avete già letto sono molto curiosa di sapere cosa ne pensate, quindi ci vediamo nei commenti!

Il vostro topo da biblioteca,

-V.


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