Arrestata cricca veneta: speculava sull'emergenza rifiuti a Napoli

Creato il 20 giugno 2012 da Ilazzaro @Ilazzaro

Correva l'anno domini 2010. Napoli era invasa dai rifiuti. Onorevoli poco onorevoli così si esprimevano con l'accento di chi lotta per l'indipendenza della patana: "Napoli è una fogna da derattizzare" facendo la voce grossa sull'inciviltà (a quanto pare innata) dei napoletani, incapaci di gestire l'emergenza rifiuti. La televisione patana mandò in onda perfino uno spot per insegnare ai napoletani come fare la raccolta differenziata, salvo poi commettere una gaffe inserendo tra i rifiuti destinati al cartone, anche i resti unti dell'imballo della pizza.

Eppure Scampia e Posillipo sfioravano il 70% di differenziata. Ma questo i giornali non lo dicevano. In tv solo le immagini nauseabonde che allontanavano i turisti, per il piacere degli enti del turismo di quelle città, dove poi quegli stessi turisti migravano.

Nessuno ricordava che quell'emergenza era causata dalla saturazione delle cave, causa rifiuti tossici provenienti proprio dalle industrie patane che, con la connivenza della camorra, avevano trovato più conveniente sostituire i territori somali con quelli di terra di lavoro. In fondo sempre Africa era. Nessuno diceva che il business dell'inceneritore di Acerra, che sembrava l'unica soluzione possibile, aveva favorito un'azienda guarda caso patana, unico gestore di un impianto costruito con componenti di dubbia provenienza. Dubbia nel senso che quell'impianto era decisamente "pezzotto" e non ha mai funzionato a pieno regime.

Ed in questa torrida estate di notti europee, spread e terremoti, nessuno o pochi vi racconteranno quanto è successo.

Ai terroni servivano mezzi per ripulire la città? I fratelli industriali della padania erano pronti ad inviare mezzi a cifre esorbitanti e fuori mercato. Approfittando della necessità e dello stato di emergenza perennemente indotto dalla politica, dagli industriali della monnezza e dai don vito corleone di turno, pronti questi ultimi ad abbracciare caino tradendo la propria terra. Solidarietà all'ombra del sole delle Alpi.

Ma i nodi vengono al pettine. E le inchieste giudiziarie pure.

«È stato possibile accertare che nel pieno dell’emergenza rifiuti 2010», scrive il procuratore aggiunto di Napoli Giovanni Melillo, «Gavioli e alcuni suoi collaboratori (fra i quali Tonetto), hanno tentato di mettere all’angolo l’amministrazione napoletana attraverso il grave ricatto di lasciare la città affogare nei rifiuti strumentalizzando la situazione emergenziale e la protesta dei lavoratori del settore per costringerla a cedere a infondate e inusitate pretese economiche» quali l’acquisto dei mezzi a prezzi fuori mercato. Ancora: «Enerambiente era una spa dal destino segnato, costituita ad hoc». (Il Mattino di Padova)

E ancora:

«Sai che hanno bruciato tanti camion a Napoli...», continua Gavioli parlando con l'imprenditore tedesco Adolf Lutz contattato per firmare un falso contratto di acquisto dei camion di Enerambiente per far schizzare ancora più in alto il prezzo dei mezzi. «Fire, fuoco. Capisci? - aggiunge il veneziano - è un affare per tutti». Così grosso che a Gavioli non bastano le rivolte di piazza e il finto contratto di compravendita per vecchi mezzi spacciati come nuovi («Facciamo questa commedia, ho bisogno di dire che tu hai comprato i miei camion per vendere più caro, capisci?»), ma spinge per alimentare la rabbia dei lavoratori delle cooperative e aumentare così la tensione che attraversa la città partenopea. «Il modo migliore è quello di non pagare gli stipendi in tutti i cantieri così gli operai si innervosiscono», dice Gavioli a Pina Totaro, la socia napoletana della Enerambiente che per alimentare la tensione arriva a fornire false informazioni ai giornalisti del Tg5 che in un servizio televisivo fomentano la rabbia delle cooperative contro il Comune di Napoli.(Fonte: Il corriere di Padova)

E poi: 

Il coinvolgimento dei sindacati «Ascolta Stefano, mi sono incontrata con la Uil e la Fiadel che mi prepareranno un comunicato congiunto. Come d'accordo sto portando avanti l'iniziativa di Tonetto», continua Totaro sempre parlando al telefono con Gavioli che la interrompe: «Chiamalo prima Tonetto perché finché non lo chiami lui non da ordine di pagare gli stipendi. Lo facciamo anche per il sindacato così dopo ci stanno più vicini per le prossime scadenze». L'idea infatti è quella di far sbloccare i pagamenti solamente alla fine della rivolta contro il Comune di Napoli perché sembri una vittoria delle sigle sindacali che hanno giocato un ruolo importante anche prima dello svuotamento della società di Gavioli. I sindacati infatti hanno lavorato di concerto con i soci di Gavioli per alimentare le tensioni (Fonte: Il corriere di Padova)

Dietro gli arresti, 16 in tutt’Italia, c’è dunque la gestione dei rifiuti solidi a Napoli e in particolare i rapporti tra la società in house del Comune partenopeo, Asia spa e la Enerambiente spa dei Gavioli che dal 2005 al 2010 si era aggiudicata l’appalto per la raccolta in svariati quartieri della città (da 123 milioni di euro).

I nomi degli arrestati? Eccoli:

Stefano Gavioli, 55 anni e ai domiciliari la sorella Chiara, 38 anni.

Ordinanze di custodia cautelare anche per quelli che gli investigatori ritengono i «loro uomini» in Enerambiente, la società presieduta da Stefano Gavioli (la sorella era nel cda) che smaltiva appunto i rifiuti a Napoli e che è al centro dell’inchiesta. Si tratta dell’avvocato dell’azienda Giancarlo Tonetto, 57 anni e dei i commercialisti Enrico Prandin, 50 anni (sindaco della società) e Paolo Bellamio, 58 anni, (coamministratore), tutti professionisti mestrini conosciutissimi in città. Misura anche per altri esponenti di Enerambiente: per la veneziana Stefania Vio, 38 anni, responsabile finanziaria, per Giorgio Zabeo, 63 anni, orignario di Mira, sindaco della società e per Loris Zerbin, 51 anni, originario di Camplongo Maggiore, direttore tecnico della stessa. Nei guai, infine, tre dipendenti della Banca di Credito Cooperativo del Veneziano, sede legale a Boion di Camplongo Maggiore: l’impiegata Manuela Furlan, 50 anni l’ex dirigente Mario Zavagno, 63 anni e l’ex direttore generale Alessandro Arzenton, 50 anni. Pesantissime le accuse di cui gli indagati devono rispondere a vario titolo: associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, ricorso abusivo al credito, corruzione, estorsione e riciclaggio (Il Mattino di Padova)

 L’avvocato Fabio Crea, difensore di Chiara Gavioli ha annunciato il Riesame. E Francesco Murgia, ex legale di Stefano Gavioli ora rinchiuso in cella a Napoli, ha parlato di «capro espiatorio» (Il Mattino di Padova)

Nel frattempo a Napoli e provincia l'incidenza dei tumori aumenta.

 E a Caivano, nella cosiddetta terra dei fuochi, un vasto rogo ha distrutto ieri un deposito di rifiuti speciali. Sarà successo per caso? Ma si la solita autocombustione...

Noi continuiamo a morire, a subire l'umiliazioni. Terroni e mazziati...


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