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Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

Creato il 26 marzo 2013 da Dietrolequinte @DlqMagazine

Teresa Silvestris 26 marzo 2013 Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

In un dipinto su seta del maestro Matsuoka Eikyū (1881-1938), la principessa suicida Masuhime, moglie del castellano di Kibe del feudo di Kozuke, ha lo sguardo rivolto verso un punto remoto e indefinito mentre, con grazia, immerge i piedi nello stagno di Ikaho, a valle del sacro Monte Haruna. Intorno alla delicata e malinconica figura, il paesaggio è rappresentato in tutta la sua venerabilità con effetti cromatici che vanno dal verderame al blu oltremare. L’opera, intitolata Lo stagno di Ikaho è tra quelle di maggior pregio della mostra Arte in Giappone 1868-1945 ospite della Galleria d’Arte Moderna di Roma, in due diverse fasi espositive, fino al prossimo 5 maggio. La sofisticata eleganza con cui è stata concepita, il riferimento alla vicenda umana della principessa e il coinvolgimento emotivo dell’artista di fronte al mistero della natura tradiscono una certa nostalgia per lo stile classico giapponese,ma la tecnica pittorica utilizzata rivela come oramai anche la yamato-e fosse, per così dire, sull’orlo di un’evoluzione.

Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

Se parlare di modernità per un paese avanzato come il Giappone oggi può sembrare ovvio e dunque superfluo, certamente non lo è descrivere i risvolti drammatici di tale progresso. A partire dal 1868, con la famosa Restaurazione Meiji (1868-1912), si assiste a un’inversione di rotta che gli storici hanno definito “terrificante” a causa della rapidità con la quale molte riforme furono messe in atto in modo da garantire al paese prosperità economica e visibilità internazionale. Aumento demografico, politiche nazionaliste e militari, sostegno alla formazione intellettuale della popolazione e crescente interesse verso il modello europeo avviarono un processo di apertura che si sarebbe protratto anche per tutte le due epoche successive, Taishō (1912-1926) e Shōwa (1926-1989), e che avrebbe presto manifestato numerose contraddizioni interne.

Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

L’arte assunse giocoforza questo andamento vertiginoso, cercando di conformarsi, mentre l’incedere dello stile occidentale innescava un lancinante conflitto tra il rimanere saldi nella tradizione e il convertirsi alle nuove suggestioni. Arte in Giappone 1868-1945 dedica tre diverse sezioni alle tre diverse epoche e presenta una generazione di artisti che, a differenza delle precedenti, ha l’opportunità di varcare i confini nazionali e di venire a conoscenza di altri linguaggi estetici. L’arte decorativa, associata a un discorso di scambi commerciali con l’estero, è la protagonista delle esposizioni universali europee e riceve a sua volta gli influssi dell’Art Nouveau e Déco. Tuttavia a sentire maggiormente la responsabilità di un futuro che sembra materializzarsi a vista d’occhio è l’arte figurativa. L’americano Ernest Fellonosa e il suo allievo Okakura Tenshin teorizzano una nihonga, cioè un’arte in stile giapponese, più consona alle nuove tendenze ma saranno Kanō Hōgai, Hashimoto Gahō, Takeuchi Seihō, Yokoyama Taikan, Hishida Shunsō, Maeda Seison, Kobayashi Kokei e altri a liberalizzare lo stile e a portarlo fuori dagli schemi assimilando tecniche pittoriche occidentali.

Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

Due rotoli verticali di un fascino straordinario, Tokiwazu Fusuhime di Hishida Shunsō (1874-1911) e La vecchia della montagna, Yamanba, con la luna del mattino di Taniguchi Kōkyō (1864-1915), sono la prova tangibile di questa rivoluzione in campo pittorico. Hishida Shunsō inventa il morotai, lo “stile vago” caratterizzato da sfumature e sovrapposizioni di colore in sostituzione del tipico disegno con le linee che, almeno in teoria, avrebbe dovuto realizzare la “missione impossibile” della pittura tradizionale giapponese: raffigurare elementi immateriali come luce e aria. Questa tecnica in realtà renderà solo nella rappresentazione di alcune scene e spingerà l’artista ad elaborarne una mista di linee e sfumature capace di potenziarne ulteriormente le possibilità. È incredibile come egli sia riuscito, con la sua invenzione, a rendere “visibile”, nella figura errante della principessa Fusuhime e nei riflessi sull’acqua, il brano musicale che esprime la disperazione della fanciulla. Taniguchi Kōkyō, invece, sperimenta una sovrapposizione di pennellate di colore ad altre ancora umide secondo una tecnica denominata tarashikomi (gocciolatura) con la quale rocce e piante assumono un aspetto decisamente realistico.

Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

È però in un paravento a tre ante di Maeda Seison (1885-1977) che appare chiaro quante affinità trovarono i pittori giapponesi che viaggiarono in Europa negli anni Venti del secolo scorso, tra la pittura del paese natìo e gli affreschi occidentali. Maeda percorse il vecchio continente tra il 1922 e il 1923 toccando importanti città italiane come Roma, Firenze, Siena, Assisi, Arezzo, Venezia e Ravenna. Durante la sua permanenza a Firenze ebbe modo di studiare la Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli in cui figura quello che probabilmente è il ritratto a cavallo di Lorenzo il Magnifico. La sua Ambasceria cristiana a Roma, che ritrae la delegazione presso Sisto V (1585) di alcuni daimyō convertiti al cattolicesimo, è un esempio impressionante di integrazione dei canoni espressivi dell’affresco occidentale nella nihonga.

Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

L’ampia visuale che la mostra offre dell’arte giapponese del Novecento abbraccia anche diversi manufatti artigianali. Vasi in ceramica, suppellettili, piccoli mobili, oggetti di uso quotidiano e persino stoffe e kimono dilatano il concetto stesso di arte che nel Sol Levante equivale a quello di un’estetica applicata ai settori più svariati. L’arte fine a sé stessa è un’idea originariamente estranea alla cultura giapponese, nella quale bellezza e perfezione sono elementi a cui aspirare sempre. L’utilità di un oggetto si accompagna alla sua gradevolezza e la figura dell’artigiano si identifica con quella dell’artista, senza distinzione alcuna. Dopotutto, affermava Picasso, un’opera d’arte non si realizza con le idee, ma con le mani.

In copertina: Kishi Chikudō – Tigri (Mōko zu) (1895) – colore su carta – coppia di paraventi a due ante – 172 x 230 cm ciascuno – The Museum of Modern Art, Shiga

 

Arte in Giappone 1868-1945: Tradizione e Rivoluzione

Arte in Giappone 1868-1945

Galleria Nazionale d’Arte Moderna – Viale delle Belle Arti, 131 – Roma

Curatori:

Masaaki Ozaki, Direttore Museo d’Arte Moderna di Kyoto

Ryuichi Matsubara, Chief Researcher Museo d’Arte Moderna di Kyoto

Commissario della mostra:

Stefania Frezzotti, Curatore Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

Prima esposizione: 26 febbraio 2013 – 1 aprile 2013

Seconda esposizione: 4 aprile 2013 – 5 maggio 2013

www.gnam.beniculturali.it

 

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