Assegno di mantenimento ingiustificato.

Da Gattolona1964

…augurando una buona settimana a tutti, parto  stamane con un argomento che mi preme molto, attendo come di consueto vostri pareri e commenti sempre da me graditi ed essenziali, per continuare a rimanere in Vostra compagnia! Fabiana.

Mi unisco in modo favorevole, ai  commenti scritti dal Sig. Giangiacomo Papotti, sul resto del Carlino di alcuni giorni fa, in base al tema, spinoso e assai controverso che riguarda l’assegno di mantenimento all’ex coniuge,  in seguito a separazione consensuale o giudiziale. Assegno che, mi pare leggendo e studiando varie sentenze, stia diventando consuetudine errata, venga versato alle ex mogli. Tali ex mogli, non me ne vogliano, (parlando con conoscenza di causa..), pretendono assurdamente che venga loro dato un “vitalizio eterno”, anche se nel contempo si sono degnamente rifatte una vita nuova, con tanto di compagno/marito al fianco, partorendo nuovi figli. Il sig. Papotti, giustamente, sottolinea che il contributo riguarda le ex mogli, a volte gli ex mariti,  non parla di assegno di mantenimento versato alla moglie, in quanto  maggiorenne, destinato alla crescita del Minore, che peraltro abbisognerà di tale contributo sino a quando egli/ella, non si renderà completamente autonomo ed autosufficiente. Tenendo ben fermi e saldi, i criteri e le normative di Legge, che regolano tale assegno all’ex coniuge, dai quali non ci si può discostare, mi permetto di sottolineare il fatto, che la situazione si può anche ribaltare. Qualora l’ex coniuge, di sesso maschile, non lavori più da tempo, o non sia in grado di provvedere a se stesso, per motivi ritenuti validi da un Tribunale, è la moglie, che dovrà provvedere al mantenimento, versando a sua volta l’assegno. L’argomento è complesso, articolato, non privo di sassi e percorsi scoscesi, sentenze fiume e cause, protratte dalle Corti di Cassazione per anni. Tutto ciò, polemiche e rabbie, guerre intestine, che inevitabilmente si vengono a creare tra i due coniugi, ora denominati ex, non fa altro che ripercuotersi negativamente sul più debole e indifeso: il figlio/a, cioè su colui che ha dovuto subire, non per sua scelta, una separazione. Così come non ha chiesto di venire al mondo: ci si è ritrovato, punto. Mi par superfluo affermare, che una separazione, come dice la parola, è un taglio netto e preciso, effettuato da una lama ben affilata che noi adulti, consenzienti o discordi, attuiamo per staccarci dal coniuge, con il quale sino a ieri condividevamo tutto: figli,casa e assegni compresi. Va da sè che anche noi adulti ne soffriamo molto, pur avendo a nostra disposizione l’età e mezzi psicologici per arginare ed elaborare in tempi più rapidi “il lutto”. Queste sofferenze sia psicologiche che ecomomiche rimarranno per lungo tempo. Anche se la vita ci ha regalato un’altra opportunità e una nuova famiglia, i tagli e le cicatrici, seppur nascoste, non se ne andranno mai più via. Figuriamoci in questa baraonda di rivalse e ripicche,dove ci si litiga anche la collezione delle palline per l’Albero di Natale, di Avvocati (che a volte purtroppo, “ciullano nel manico”…), Giudici non sempre imparziali, parenti che si intromettono dicendo la loro… i poveri figli, spesso piccoli e deboli, che cosa ne dovranno patire. Sta all’intelligenza e alla coscienza che noi adulti genitori dovremmo avere, nel non trasformare una separazione in un duello ad armi impari, dove uno dei due gioca sporco, nella quale a farne le spese, con interessi passivi altissimi, sono sempre e comunque i nostri amati figli.

Canali, 12 Novembre 2012, Fabiana Schianchi.



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