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At Any Price, la fine dell’idillio georgico americano

Creato il 03 agosto 2014 da Nicola933
di Federica De Felice At Any Price, la fine dell’idillio georgico americano - 3 agosto 2014

SONY-AYOS-01-Onesheet2.25.2013_Layout 1Titolo: id.
Genere: drammatico
Cast: Dannis Quaid, Zac Efron, Heather Graham, Kim Dickens
2012
105 min.
Data d’uscita italiana: N.D.

 

Di Federica De Felice. Siamo in Iowa, nel cuore della Corn Belt, la regione del Midwest statunitense, la cui economia si fonda principalmente sulla coltivazione intensiva di mais. In passato ogni famiglia possedeva e coltivava in proprio un piccolo appezzamento di terra da cui ricavare il proprio sostentamento e da tramandare di padre in figlio nel corso delle generazioni. Ma la modernità e il progresso hanno cambiato le regole del mercato. Il mondo dell’agricoltura è divenuto uno spietato terreno di battaglia, un bellum omnium contra omnes in cui a vincere è colui che riesce a fagocitare per primo i concorrenti rivali. Con ogni mezzo, più o meno lecito, i coltivatori cercano incessantemente di accaparrasi il maggior numero di ettari di terra e di clienti a cui vendere le proprie derrate di grano, in nome di una sola imperante e categorica legge: “Espanditi o muori”.

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Al centro delle vicende che Ramin Bahrani, regista statunitense di origini iraniane, sceglie di raccontare nel suo ultimo film, At Any Price, ci sono Henry Whipple e la sua famiglia. Henry è il capofamiglia, che ha in mano le redini della piantagione ricevuta in eredità da suo padre, e che medita di dare in gestione ai suoi figli Grant e Dean, in osservanza della tradizione che si perpetua ormai da tante generazioni nella sua famiglia; Grant, il figlio maggiore, sceglie di partire e di tagliare i ponti con la sua terra natale e col futuro che gli si prospetta, mantenendo solo sporadici contatti con la famiglia, attraverso cartoline che documentano le sue imprese di scalatore della vetta più alta dell’Argentina; Dean è il figlio ribelle, completamente disinteressato dell’attività del padre, che insegue il sogno di diventare pilota professionista di auto.

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Le dinamiche e le ambientazioni che Bahrani mette in scena, nella maniera classica del cinema di altri tempi, sono dominate dal rigido e statico conservatorismo, che è il cuore pulsante della provincia rurale americana: le ampie distese dei campi di mais, tanto sterminate quanto asfissianti, le corse d’auto che alimentano le rivalità tra i rampolli delle famiglie più in vista del paese; l’inno nazionale cantato in coro e in piedi sugli spalti dal paese radunato per assistere alla gara, dopo la messa della domenica.
Ma l’ossequio alle tradizioni è soltanto apparente e superficiale. Perché a motivare le azioni dei personaggi sono le logiche del profitto, che una società profondamente capitalistica come quella americana ha ormai imposto in tutte le sue manifestazioni, e che hanno progressivamente eroso il primato riservato ai più tradizionali valori morali, come l’onestà, la lealtà, la solidarietà verso il prossimo.

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Henry stesso chiede lealtà ai propri clienti, vuole insegnare ai figli il valore della famiglia, ma tradisce ripetutamente la moglie e viene accusato di aver infranto la legge, riutilizzando illegalmente dei semi Ogm, invece di acquistarne di nuovi.
Il dramma che investe la famiglia Whipple raggiunge il suo apice nella seconda parte del film: Henry deve far fronte alle accuse di illeciti, che rischiano di compromettere il futuro della piantagione e di sottrargli tutti i clienti; Dean ha finalmente l’occasione di correre da professionista, ma inspiegabilmente la spreca e decide di non gareggiare mai più. Non gli resta che seguire le orme del padre, e prendere il suo posto nella azienda di famiglia, che si trova in grandi difficoltà.
Ma il cinema di Bahrani non è per nulla conciliatorio. La trama si fa ancora più cupa e arriva a tingersi di tinte noir verso la fine, quando la violenta e spietata competitività che ha avvelenato il mondo contadino, sovvertendone i più sani valori, sfocia nella eliminazione fisica del proprio avversario, decretando la definitiva morte (letterale e figurata) di una possibilità di futuro.
Il film è stato presentato in concorso alla 69esima Mostra del Cinema di Venezia.
Il regista Ramin Bahrani tornerà di nuovo in concorso a Venezia quest’anno, con il suo nuovo film, 99 Homes.

★★★


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