Attacco all'oscenità del potere: "2rocche", 31 Agosto 2013

Creato il 06 settembre 2013 da Www.marsala.it @@il_volatore

            di Antonino Contiliano

 “Ong non-estinti poetry” (A. Contiliano, F. D’Anna...) e “Il teatro abusivo” di Massimo Pastore hanno portato a termine il loro affondo contro l’oscenità del potere locale e non. L’osceno? La dissimmetria legalizzata del potere regnante come tocca-sana e acqua-benedetta per le comunità feudali della periferia dell’“Impero” dei padroni sedicenti buoni e del profitto concreto (invece) che dissangua i presunti cittadini del feudo comunale. Ormai tradizionale, il palcoscenico (occupato) che ha ospitato ilpotlac dell’attacco sverminatoio è quello di uno degli scogli di Capo Boeo di Marsala, il noto “2rocche”. Lo smascheramento della verità di potere osceno, che identifica apparire ed essere, corpi, soggetti e immaginario sociale come imagining-marketing, in quanto produce profitto consumando e godendo mentre espropria la creatività, gli affetti, i desideri e il lavoro vivo dei linguaggi e della comunicazione si è fatto largo attraverso la rivendicazione di una immaginazione critica ed oppositiva. Gli organizzatori l’hanno proposto e condotto con performances che hanno avuto per protagonisti le politicità critiche dell’universo artistico-poetico: la politicità della cultura-politica di contro-tendenza, rivolta e disobbedienza che smaschera la politicità della camuffata depoliticizzazione del “politico” ufficiale, ovvero di quel potere osceno che diverte mentre forma soggettivazioni assoggettate con sconce affermazioni di libertà e democrazia modernizzanti. È lo sconcio dell’assoggettamento all’ordine di turno che, manipolando i linguaggi e l’immaginario, e giuridificando ideologicamente la comunicazione e l’asservimento del consenso politico, seduce i desideri e i bisogni per orientare comportamenti e scelte di passività sociale e civile secondo i termini di un diritto di parte naturalizzato (il diritto, quello permesso dal potere governamentale in carica che autorizza o meno l’informazione o la satira legittime o illegittime...).  È l’oscenità di una pratica che vuole e impone l’ethos (etica dei comportamenti sorvegliati e controllati) della subordinazione e del consumo estetizzati spettacolarmente come se fossero delle libere e autonome scelte. Non è un caso che la produttività dell’economia dell’immateriale, delle relazioni sociali e del potere amministrativo biopolitico, virtualizzate e fantasmizzate con la cura/cattura delle immagini e/o dell’universo del discorso simbolico in generale (la nuova forza – immateriale – della produzione economica che ricicla la crisi come rinnovo del potere del neoliberismo e del profitto capitalistico), ha come campo di conquista l’immaginario e l’immaginazione dei soggetti amministrati quale campo di forze dove si gioca il consenso acritico del “popolo” addestrato al consumo coatto e ai rapporti di potere del marketing della libertà e della politica desocializzata. Per il dettaglio rimandiamo agli interventi di presentazione della serata di A. Contiliano (lettura di alcuni passi della lettera del Sindaco – Sig.ra Giulia Adamo – di Marsala al suo Ufficio legale per la denuncia di due testate giornalistiche www marsalesi), di F. D’Anna (il pensiero di P. Eluard e V. Majakovskij su poesia e rivoluzione) e di M. Pastore (il potere che ha paura della “densità” del linguaggio e della parola della comunicazione artistica in quanto “immagine” irriducibile – Heidegger, Sartre, Lacan... –all’identificazione riduzionistica delle soggettività alle logiche dell’“apparire” devitalizzato). Per la visione è l’udibilità:

http://youtu.be/xau9rYp2HM(parteVI);http://youtu.be/H6rBeF83oTs(parteV);http://youtu.be/_da2OpqK59c(parteIV);http://youtu.be/CjydNB2lmiw(parte III); http://youtu.be/d82vyhNtdX0(parte II); http://youtu.be/bjrB20ph9F4(parte I).

Qui (serata dell’obbligo del conflitto), allora, nessuna requie per l’arroganza imperante del potere di basso livello e per l’impotenza intellettuale-dialettica degradata e degradante che lo qualifica. La “polemica” (il polemos della polis) e le istanze conflittuali qui, con le ragioni dell’eterogeneità e delle armi della critica antagonista, hanno così visto la partecipazione attiva (ring bilioso biliardo) di: Antonino Contiliano, Fabiola Filardo, Fabio D’Anna, Anna Clara Giampino, Salvatore Giampino, Francesco Vinci, Marco Marino, Massimo Pastore, Marina Genna, Giovanni Lamia, Sara Bonini, Marcello Ritondo, Giacomo Solazzo, Nino Rosolia, Marco Scalabrino,  Monika Gruber e Fabrizia Pizzale per i momenti della poesia e della letteratura; Giacomo Bertuglia e Michele Pantaleo per il linguaggio musicale e Giacomo Cuttone per il linguaggio pittorico.

Così dunque, se “nella società organizzata ognuno violenta l’altro attraverso l’onnipotenza dell’organizzazione” (Carlo Michelstaedter), e se CESARE VUOLE NOI SERVI, noi allora, in “the time is out of joint” (in questo tempo fuori sesto),  vogliamo Cesare morto e la salvezza lì dove maggiore il pericolo e il disordine sotto il cielo (Shakespeare, Hölderlin,Mao). “Platone e Aristotele, se scrissero di politica lo fecero per regolare un ospedale di pazzi; e se fecero sembiante di parlarne come di una grande cosa, fu perché sapevano che i pazzi ai quali parlavano si figuravano di essere re  e imperatori. Essi discussero i loro principi per moderare la loro pazzia e renderla il meno dannosa possibile” (Pascal).


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