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Atti linguistici

Creato il 14 ottobre 2019 da Gadilu
Atti linguistici

John Searle

Adesso che se ne può ragionare un po’ a freddo, cerchiamo – per l’appunto – di non far sbavare il cane di Pavlov che abita dentro di noi e ragioniamo. Mi riferisco ancora all’incidente (chiamiamolo così, con neutralità) occorso in Consiglio provinciale la scorsa settimana e del quale ha parlato tutta la stampa armata di tutti i possibili cani di Pavlov disponibili nelle redazioni, senza escludere ovviamente le migliaia e anzi le centinaia di migliaia di cagnolini sguinzagliati per i social network. Bau bau bau. Sgombriamo prima di tutto il campo dal più grosso degli equivoci: in Consiglio provinciale si è dunque votato per radiare dal mondo il nome “Alto Adige”, si è cercato cioè di attentare al principale segno di autoriconoscimento della popolazione locale che abitualmente parla l’italiano? No. Il caso è scaturito da un emendamento contenuto in un documento legislativo di carattere “europeo” e non aveva – non ha – alcun potere di alterare la toponomastica ufficiale che vige dalle nostre parti. Non prendiamoci però per il culo. Chi aveva suggerito (e poi fatto votare con successo) quell’emendamento è una persona che effettivamente VORREBBE togliere dalla circolazione il nome “Alto Adige”, ma che – non potendolo fare – si contenta di combinare qualche scherzetto confidando nella distrazione/superficialità/dabbenaggine (e mettiamoci anche un po’ di complicità) di chi dovrebbe invece presiedere ad un solerte controllo di quanto si va deliberando. Una volta constatato che l’incidente stava causando un mezzo caso diplomatico (con tanto di minaccia d’impugnatura da parte del Ministro degli Affari Regionali), ecco che si sono avute le dovute precisazioni, le attese rassicurazioni. Si è trattato di uno “sbaglio” – così il Landeshauptmann Arno Kompatscher – e in particolare di uno sbaglio di correttezza nella traduzione: se infatti nella versione tedesca compariva il termine Südtirol, la cancellazione del corrispettivo “Alto Adige” ha partorito l’uso di quel burocraticissimo “Provincia autonoma di Bolzano” al quale potrebbe essere affiancato soltanto l’altrettanto burocratico “Autonome Provinz Bozen”. Se avesse prevalso questo sobrio burocratese, adesso nessuno direbbe niente. Di fatto basterà ripristinare “Alto Adige” accanto a “Südtirol” (o porre “Autonome Provinz Bozen” accanto a “Provincia autonoma di Bolzano”) per riveder fiorire il sorriso sugli aulenti prati della convivenza. Tutto bene, quindi? Nemmeno per idea. In un paese in cui tutti parlano di lingue, di significanti e di significati non c’è un cane (stavolta non di Pavlov, ma un semplice cane) che conosca la teoria degli atti linguistici di John Austin e John Searle. Cosa dice questa teoria? In pratica e in modo stringatissimo questo: qualsiasi parola o frase prodotta in un certo contesto non deve essere presa solo in “astratto”, ma esaminata alla luce del particolare INFLUSSO che essa (parola o frase) eserciterà sul mondo circostante. Una parola o una frase sono quindi “azioni”, proprio come un’azione è uno schiaffo o una carezza. Quando parliamo o scriviamo dobbiamo stare attenti, dobbiamo immaginarci l’effetto di ciò che stiamo “facendo”, le conseguenze che il nostro “atto linguistico” avrà su chi ci ascolta o ci legge. Se io dico, per esempio, “Sudtirolo” in un certo contesto, compio un atto linguistico potenzialmente diverso rispetto all’atto linguistico concretizzato dal nome “Alto Adige”o anche da “Provincia automoma di Bolzano”. Solo uno sprovveduto (come ad esempio il consigliere leghista Carlo Vettori) potrebbe pensare che si tratti di banali “sinonimi”. Chi ha proposto la modifica del nome, invece, sapeva benissimo cosa stava facendo. E il presidente della Provincia avrebbe dovuto accorgersene per tempo. Serva da lezione per la prossima volta, perché sicuramente ci sarà una prossima volta, nel nostro amato Sudtirolo Ideale Eterno in cui una bocca aperta equivale a una carabina puntata.

#maltrattamenti

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