Sempre più critico il rapporto tra auto e imprese italiane. Le bassissime quote di detraibilità e ammortizzabiltà sul costo di acquisto e manutenzione dell'auto penalizzano sempre più aziende, artigiani e professionisti italiani.
Non c'è occasione in cui professori, politici, economisti e tecnici non ricordino che è necessario allinerare i nostri conti ai parametri europei. Pochi giorni fa anche il neo Presidente del Consiglio Enrico Letta ha detto che siamo europei e dobbiamo continuare ad esserlo per riprendere la competitività economica. Ma se la pressione fiscale nel resto d'Europa è più bassa che in Italia, il superbollo negli altri Paesi non esiste, il passaggio di proprietà delle auto usate altrove è gratis e l'auto aziendale è considerata un bene strumentale come una macchina utensile, c'è qualcosa che non torna. Insomma, quando ci si riferisce a tasse e imposte legate all'automobile saltano tutti i rigorosi parametri europei. Il confronto dell'Italia con i paesi dell'Unione è perdente. In Germania, nel 2012, il 62% delle auto vendute è stato intestato a società. In Gran Bretagna, il 55%; in Spagna, il 49%; in Francia, il 43%.