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Avere vent’anni: ENTOMBED – Uprising

Creato il 26 marzo 2020 da Cicciorusso

Avere vent’anni: ENTOMBED – Uprising

Minimalismo totale, ostentato da una scarna copertina in bianco e nero: quando mi ritrovai davanti Uprising, lo presi a scatola chiusa mentre mi rimbombavano ancora in testa le severe recensioni dedicate a Same Difference. Fu come un richiamo.

Per il sottoscritto gli Entombed arrivano fin qui e al successivo Morning Star. Questi “ultimi” due capitoli segneranno una sorta di chiusura del cerchio, a differenza del diffuso pensiero che li indicava già in pilota automatico, o intenti a correggere i presunti errori di Same Difference.

Same Difference a me piace. È uno dei dischi degli Entombed a cui sono più affezionato e l’unica sua colpa è quella di suonare come una gigantesca occasione mancata, poiché avrebbe potuto ambire a un risultato certamente migliore di quello ottenuto a conti fatti. C’era più personalità e unicità in Same Difference che in qualunque altra cosa incisa dopo Wolverine Blues, e almeno di questo aspetto dovremmo prendere atto. Uprising riazzera i rischi, sporca un’altra volta la produzione e spinge sull’acceleratore oltre che sulla componente rock, sui Motorhead, e su tutto quello su cui è impossibile aver da ridire.

È un album che prova a recuperare il tiro irresistibile di Wolverine Blues senza riprenderne in minima parte il piglio death metal, per cui verrà percepito come il naturale figlio del titolo del 1997. Fra To Ride, Shoot Straight, And Speak The TruthUprising ho sempre preferito di poco il secondo, forse perché riesco ad ascoltarlo da cima a fondo. Say It In Slugs è un picco che non si pareggia, ma Uprising non va ad ereditare la peculiarità del suo lontano parente, ovvero il suddividersi in una metà fatta di canzoni d’alto livello e in un’altra di brani che non riascolterai mai. Uprising è una roba da scolarsi d’un fiato, quello che agli Entombed non era più riuscito dopo Wolverine Blues per il fatto d’essersi allontanati dalle origini un po’ in fretta e un po’ alla cieca.

Morning Star li riconcilierà con tutti, li riporterà alla dimensione che li mise al mondo e che contribuirono in prima persona a mettere al mondo. Eppure ripenso a Uprising come all’ultima volta che ascoltammo e ci godemmo i migliori Entombed, così lontani dai territori di partenza, ma anche così capaci di spaccare tutto quanto. E non riesco a saltare un solo minuto di quest’album, e a dirla tutta la sola The Itch mi mette giusto un po’ a dura prova. (Marco Belardi)


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