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Baby boss crescono – La Lente in pillole

Creato il 04 luglio 2016 da Annagiuffrida @lentecronista

“I baby boss crescono, ma le istituzioni e i servizi sociali dove sono?”. A chiederselo è un testimone di giustizia che alcuni anni fa ha contribuito all’arresto di importanti camorristi che agivano nella zona sud di Napoli.
“‘Un odio a vita’, con la foto che ritrae i Carabinieri. Inizia così il commento del figlio del boss del clan D’Alessandro oggi detenuto. Quell’odio che certamente nutre il padre nei confronti dello Stato, degli uomini in divisa, della legge è trasferito ai figli. Bisogna quindi capire l’odio di questo predestinato che a quindici anni sfoggia il suo potere: auto, moto, lusso, amicizie ‘pericolose’ con figli di altri boss.” prosegue il testimone di giustizia che fa luce sulle nuove generazioni dei clan.
“Il piccolo rampollo cresce alimentato dall’odio, e c’è chi dalla famiglia lo incita e lo fa sentire uomo adulto asserendo che suo padre è fiero di lui.
Cosa ne sarà di lui? Il suo destino è già scritto in quelle frasi pubblicate su Facebook. Perché in questo ragazzino non c’è un mondo normale. Perché i servizi sociali non intervengono? Forse paura? O altro! E quindi accade che due fratelli lanciano messaggi di violenza e odio sui social e che ricevono centinaia di ‘Mi piace’.”
“Roba da ragazzini oppure messaggi…? – si chiede il testimone di giustizia – No, popolo questa è roba seria, questa è la cultura della camorra, del male che cresce in ogni povero ragazzo o ragazza che vivono in ambienti criminali. Respirano aria di camorra.
Il mio appello alle istituzioni preposte: intervenire prima che sia troppo tardi”.



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