Baby squillo a chi?

Creato il 15 novembre 2013 da Symbel

Il fenomeno Baby squillo è ormai sulla bocca di tutti: ragazzine minorenni che vendono il loro corpo perfino nei quartieri bene di Roma, o nelle scuole private milanesi, con strascichi di gente indignata, che arriva a dare la colpa della situazione perfino a Berlusconi.
Si addita all’ex-premier una responsabilità morale di ciò che è accaduto a Roma, come dichiarato recentemente dall’europarlamentare liberaldemocratica Sonia Alfano, ai microfoni della trasmissione “KlausCondicio” di Klaus Davi, dove vede la domanda di sesso a pagamento , specie con minorenni, una voglia di emulazione delle notti brave del Cavaliere, peccato che quelle notti siano abbastanza comuni negli ambienti politici di un pò tutti gli schieramenti.
Quello che non si vuole vedere è che i marciapiedi pullulano da sempre di minorenni , spesso dell’est, con cosce al vento pronte a salire sulla prima auto.
Addirittura nei casi dello scandalo non si può neanche additare allo sfruttatore di turno le colpe: le ragazze erano ben consapevoli di cio che facevano, cosi come lo era la tanto vituperata Ruby alla corte di Arcore, e sopratutto non lo facevano contro la loro volontà.
Si vuol fare un discorso morale senza accorgersi che i tempi stanno cambiando, forse in peggio se vogliamo, ma in molti paesi sta diventando normale e addirittura comune vendere il proprio corpo per pagarsi gli studi, quindi estendere la cosa alla possibilità di un’indipendenza economica non è poi cosi strano, specie in un mondo dove causa crisi non è facile trovare lavoro.
Probabilmente non ci si rende conto che i giovani di oggi crescono molto più in fretta di prima, quindi anche il rapporto con il sesso e con l’indipendenza economica viene anticipato, purtroppo non accorgendosi che quello che invece viene posticipato è l’ingresso nel mondo del lavoro, e se il lavoro non c’è fare quello più antico del mondo non è neanche più percepipito come una cosa cosi grave.
La classe politica vecchia dovrebbe guardare di più ai giovani e al loro mondo, cercando di colmare il gap generazionale anzichè salvaguardare l’orticello dei loro coetanei, creando squilibri che poi generano anche questa falsa indignazione.
Con la prospettiva di più lavoro e più futuro il giovane capace avrebbe la possibilita di potersi comprare autonomamente il prodotto tanto ambito, invece sapendo che lavoro non ne avrà, desideroso di indipendenza non chiedera l’acquisto al genitore ma al ricco Papy che lo puo accontentare facendo una cosa che comunque avrebbe fatto gratis e volentieri con un suo coetaneo, trovando la cosa perfettamente normale.

Brian Boitano (redattore)

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