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Badawi

Creato il 04 marzo 2020 da Fedetronconi

“Il bambino aveva compreso le parole del vecchio, ma le sue lacrime non scesero.”

Badawi

Questo romanzo di cui sto per raccontare, mi ha colpito nello stesso momento in cui l’ho conosciuto, l’ho visto, ne ho assaggiato poche parole. E mi è andata davvero bene, sono molto contento di aver letto “BADAWI”, romanzo scritto da Mohed Altrad e pubblicato da Edizioni Ensemble.

Mohed Altrad è un miliardario di origini siriane, autore di numerosi romanzi e questo è il primo, e spero non l’ultimo, ad essere stato tradotto in italiano.

L’autore ci racconta la storia di un giovane ragazzo Badawi, beduino come dicono gli stranieri, e leggendo una breve biografia di Altrad appaiono evidenti alcuni passaggi autobiografici, che aiutano a far passare tanti dei messaggi contenuti nella storia.

Scrivere di ciò che si è vissuto è sempre un gran bel punto di partenza, lo dicono tanti scrittori affermati, me lo ha detto in modo particolarmente sentito il mio amico scrittore statunitense Robert Ward, alcuni anni fa, e io ci credo molto.

Maiouf, il nostro protagonista, ha una vita dura, impegnativa, drammatica fin dall’infanzia. la vita del deserto è durissima anche per chi come lui, e quelli del suo popolo beduino, è abituato a viverci da secoli, ma per lui non è il deserto a metterlo davvero in difficoltà, ma addirittura il gruppo ristretto dei suoi familiari.

Maiouf però, grazie forse ai geni di un popolo tosto, abituato a faticare per sopravvivere, ha innanzitutto le idee chiare, ha sempre ascoltato con attenzione le narrazioni dei vecchi Badawi, ha bene in mente dove vuole andare: Maiouf vuole studiare, Maiouf ama il suo popolo e proprio per questo vuole essere il migliore, del suo popolo.

Ma la sorte avversa sembra accanirsi su di lui. Perde la madre, per una sofferenza indicibile che leggendo farà soffrire anche ciascun lettore. Per me è stato così, e mi ha fatto subito traballare nella decisione di proseguire la lettura.

Il ragazzo rimane in balia di persone che non lo amano, che non vogliono farlo studiare, che vogliono farlo sposare con colei che hanno già scelto. Maiouf, come se non bastasse, perde  anche uno zio, forse l’ultimo aggancio con la sua famiglia, l’unico aggancio vero, sincero, affidabile.

E allora, con sforzi immani, parte. Si mette in cammino grazie agli studi nei quali ottiene ottimi risultati, che gli permettono di ottenere borse di studio, gli permettono di spostarsi gradualmente in città, prima Raqqa, poi Aleppo, poi Damasco e a seguire l’Europa.

Maiouf, studia, fatica, matura, diventa un grande uomo, nasce e cresce con lui una bellissima storia d’amore con Fadia, una  ragazza conosciuta per caso, e che non per caso segnerà la sua vita in giro per il mondo.

Che uomo Maiouf,  che coraggio, che forza! Vorrei avere un pizzico soltanto della sua forza, vorrei la sua sicurezza che lo ha accompagnato in quasi tutto il suo percorso. Che tipo!

La storia che ci dona Mohed Altrad è ricca di insegnamenti, è interessantissima perché consente di entrare in un mondo fatto di elementi straordinari, aspetti  meravigliosi e anche di aspetti che stridono, a fianco della sensibilità più occidentale,  ma che non c’è altro modo di avvicinare che la conoscenza, come succede per i paesaggi geografici, per la storia, per le scienze. Dobbiamo leggerne o sentirne parlare, o vederne un documentario o un film.

Questa storia secondo me, drammatica e dolce al tempo stesso, è uno sguardo su terre e popoli, dei quali oggi sentiamo  parlare solo per la devastante guerra che sta martoriando la Siria.

E’ naturale che bisogna parlarne, ma anche parlare attraverso storie come questa e non solo con la cronaca quotidiana, fatta di numeri drammatici a cui facciamo una triste abitudine, credo possa sensibilizzare l’opinione pubblica.

Questa è una storia di rapporti familiari, di coraggio estremo, di una grande e bella ambizione, Maiouf non vuole diventare un calciatore famoso, il presidente del suo paese, o l’astronauta che andrà sulla luna. Maiouf vuole studiare!

La scrittura dell’autore dice già molto secondo me, del carattere delle persone di cui si narra: sicure, determinate, coraggiose, radicate nelle loro convinzioni (alcune magari discutibili), ma ci sono anche persone disposte con il giusto modo a metterle in discussione, Maiouf per primo.

Maiouf che ad un certo punto ci lascia basiti, cambia il suo nome in Qaher, sembra quasi rinnegare se stesso ed il suo passato. E quando Fadia, corre da lui per rivederlo, per tentare di ridare speranza alla loro storia, lo mette in estrema difficoltà, portandolo ad una scelta di grande potenza.

Spero davvero tanto che Ensemble ci regali altre storie di questo livello, di questo mondo così ricco di cose da scoprire, così ricco non solo di uomini, bravi, ma anche di grandi donne come Fadia, come la madre di Maiouf.

“Si è spenta come un fuoco che non ha più braci.”

Buona lettura.

Claudio Della Pietà


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