Le prime segnalazioni sugli avvistamenti risalivano alle 13.30. Poi sono arrivate anche dagli operatori portuali e da semplici cittadini. Subito è stata mobilitata la Guardia Costiera, sommozzatori, volontari animalisti dell’Enpa, veterinari Asl, Capitaneria di Porto e Cima, che è il centro di monitoraggio ambientale del campus universitario; però della balenottera nessuna traccia.
Dopo qualche ora il mare si colora di rosso; è il sangue del cetaceo che usciva dalle ferite nel tentativo di divincolarsi. Purtroppo era tardi e non è stato possibile salvarla. È morta soffocata, come annegata, perché non è più potuta venire a galla per respirare. Una morte atroce per il povero cetaceo.
«Timida, sensibile, delicata, abituata a mangiare una tonnellata al giorno di krill (gamberi) e abituata a stare ben lontana da tunnel sottomarini o navi da crociera».
È la caratteristica delle balenottere del Mediterraneo che frequentano il Santuario dei Cetacei nel Mar Ligure secondo il biologo Maurizio Wurtz, ricercatore scientifico dell’Università di Genova.
Oggi i subacquei si sono immersi per recuperarla e con l’aiuto di un rimorchiatore la grande balena, dopo che gli sono stati applicati alcuni palloni galleggianti per tenerla a galla, è stata trainata in porto. Una volta issata sulla banchina portuale, la balena è stata consegnata al laboratorio di biologia dell’Università di Genova, per essere analizzata e per capire esattamente le cause del decesso, oltre il perché del suo avvicinamento al porto.