Barbablù – Un’interpretazione psicologica

Da Psytornello @psytornello

Nel post precedente vi ho raccontato la favola di Barbablù. Oggi ne approfondiamo insieme il significato psicologico…chissà che questa storia non possa lasciarci un prezioso insegnamento!Il personaggio di Barbablù può essere letto come l’uomo problematico, anaffettivo e spesso anche violento di cui alcune donne si innamorano; l’individuo che sin dagli albori della relazione lancia precisi segnali del suo essere “predatore” ma questi vengono completamente ignorati dalla “donna-preda”, cioè la donna ingenua.
La “donna-preda”, come la protagonista femminile della fiaba, si convince che il suo partner non è poi così problematico, che “la sua barba non è poi così blu”. All’inizio magari è diffidente ma basta poi un piccolo piacere o la promessa di una vita meravigliosa ad annullare totalmente il suo intuito: di conseguenza si convince che Barbablù non è pericoloso ma solo un personaggio “un po’ particolare”.
La protagonista del racconto avrebbe potuto ascoltare le sorelle maggiori che provano a metterla in guardia. ma alla fine non lo fa. Allo stesso modo, le donne ingenue che non prestano attenzione al loro istinto, possono scegliere una persona distruttiva che ha promesso loro il Paradiso. Il predatore in realtà sta programmando un assassinio e c’è un solo modo per uscirne: trovare la chiave.

La donna ingenua o ferita è facilmente adescata da promesse di agio, di divertimento, di piaceri vari, che si tratti di promesse di un elevato status sociale o di promesse di una maggiore sicurezza, di amore eterno, di grandi avventure o di sesso selvaggio. Nella relazione con il predatore avverte un falso senso di libertà perché in realtà il partner cerca di non farle vedere quanto distruttiva sia la loro relazione. Barbablù dice alla sua sposa “Fa’ tutto quello che vuoi ma non usare questa piccola chiave” e allo stesso modo il predatore proibisce alla donna di usare la sua consapevolezza. Ma quando la natura ingenua comincia a maturare, la donna inizia a farsi delle domande, a comprendere che se c’è qualcosa di segreto o di proibito, bisogna guardarci dentro. E la chiave, minuscolo simbolo della vita, comincia a sanguinare senza smettere, a urlare che qualcosa non va. Una donna può far finta di non vedere le devastazioni della sua esistenza (così come la protagonista femminile della fiaba che terrorizzata richiude la porta degli orrori) ma la perdita dell’energia vitale continuerà finché non riconoscerà il predatore per quello che è. Possiamo dire quel che vogliamo, presentare la facciata più sorridente, ma dopo aver visto la terribile verità della stanza della morte non possiamo più far finta che non esista. Nell’archetipo le ossa rappresentano ciò che non potrà mai essere distrutto. Le storie di ossa riguardano essenzialmente qualcosa nella psiche che è difficile annientare.
Non abbiate dunque paura di osservare gli scheletri della vostra vita perché da quelli è possibile ripartire per ricomporre l’esistenza in maniera ancora più efficace. Per l’ingenua e per la donna dall’istinto leso la cura è la stessa: esercitarsi ad ascoltare l’intuito, la voce interiore, porsi domande, essere curiosa, vedere quel che si vede, ascoltare quel che si sente e poi agire in base a quel che si sa essere vero.

Fonte:  Clarissa Pinkola Estés – Donne che corrono coi lupi – Milano, 2013 Frassinelli


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