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Barcellona, Paulinho a The Guardian: “Tutti mi davano per finito, ma eccomi qui!”

Creato il 22 dicembre 2017 da Agentianonimi
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José Paulo Bezerra Maciel Júnior, meglio noto come Paulinho, è stata una delle migliori sorprese del calciomercato estivo: infatti, accolto con sospetto e critica da parte di tifosi e addetti ai lavori, si è preso sulle spalle il centrocampo del Barcellona, tornando ad essere uno dei migliori centrocampisti in circolazione. Ecco, a pochi giorni dal Clasico con il Real Madrid – che vede i Blaugrana arrivare all’incontro al primo posto, a +11 sui Blancos, quarti – alcuni passaggi della sua interessantissima intervista al The Guardian.

Cresciuto nelle giovanili del Pão de Açúcar, Paulinho è venuto in Europa giovanissimo, a soli 18 anni, per giocare in Lituania, nel Vilnius, e nel LKS Lodz, in Polonia. Dopo queste due esperienze deludenti, soprattutto dal punti di vista umano, è tornato in Brasile, prima nel Bragantino, poi, nel Corinthinas, prima di salpare verso l’Inghilterra, destinazione Tottenham, nel 2013.

L’esperienza inglese non va nel migliore dei modi, con il brasiliano costretto da Mauricio Pochettino a giocare fuori posizione: “Stavo giocando sulla fascia sinistra: il mister mi ha messo lì e ho dovuto giocare lì. Non ho mai avuto problemi con Pochettino. Gli ho detto: <<Questa posizione non è mia, ma se vuoi posso giocare lì.>> Ma, a lungo andare, sono calato di prestazioni e ho perso il posto.”

Così, nella primavera 2015 arriva la decisione di lasciare Londra: “Pensavo che fosse giunto il momento di andarsene. Dove? Non lo sapevo Ma volevo andarmene. L’allenatore non si fidava di me quindi non c’era motivo di restare. Era aprile- maggio 2015. Ho parlato con il presidente [Daniel Levy] e gli ho chiesto se poteva aiutarmi. Era una persona molto buona e mi disse: <<Aspettiamo e vediamo se hai qualcosa>>.”

Poi, sono arrivati il Guangzhou Evergrande e la decisione di andare in Cina: Il livello non è paragonabile a Spagna, Italia, Inghilterra, Germania; è completamente diverso. Ma nel 2016 sono arrivati altri giocatori: Gervinho, Lavezzi, Jackson Martínez, poi Oscar e Hulk e la lega è cresciuta. Ci sono nuove leggi che rendono più difficile l’acquisto di giocatori e un altro che obbliga le squadre ad avere tre under 23, quindi immagino che, ora, il livello calerà un po’, ma lo standard di partenza è salito dopo il 2015.”

Poi, ancora: Non è top, top, top ma ci sono giochi molto fisici e squadre come Guangzhou e Shanghai che hanno ottimi giocatori cinesi e acquisti stranieri. Abbiamo avuto otto o nove giocatori della squadra nazionale cinese. E come giocatore, la motivazione è la stessa perché proviene da te, che tu sia di fronte a 4.000, 5.000 o 100.000 spettatori. Avevo anche la Nazionale per cui giocare. “

Poi, la scorsa estate, l’interesse del Barcellona: “Il mio agente mi ha chiamato. Io gli avevo detto: <<Quando hai qualcosa di concreto, sediamoci e decidiamo, ma non ho bisogno di nulla di pazzo nella mia carriera in questo momento.>> Avevo ancora tre o quattro anni di contratto. Ero chiaro: o vado al Barcellona, ​​o resto, nient’altro. Eravamo nella fase a eliminazione diretta della Asian Champions League e Scolari voleva tenermi, ma sapeva che era un’opportunità unica per me. Continuavo a dirgli questo: <<Questo è il Barcellona. Non stiamo parlando di nessun club qui: né di questo,né di quello, né dell’altro. No, stiamo parlando del Barcellona>>.”

Accolto con indifferenza e qualche critica, Paulinho si è guadagnato immediatamente un posto da titolare, diventando uno dei migliori centrocampisti della Liga, con ben 5 reti e due assist all’attivo: “Ho sentito dire così tante volte che sto facendo tacere i critici, ma non è così: non devo dimostrare niente a nessuno. Non gioco per i critici, gioco per i miei compagni di squadra. Le persone parlano sempre e sempre lo faranno: <<Adesso è bravo perché è al Barça.>>, <<Era solo buono allora perché era in Cina.>>, bla, bla, bla… Quando passai dal Bragantino al Corinthians fu lo stesso; e lo stesso fu dal Tottenham alla Cina. E’ sempre stato così.”

Poi, un ultimo messaggio ai critici: ” Quando sono andato in Cina, tutti dicevano: <<La carriera di Paulinho è finita.>> Tutti dicevano che era così; hanno detto che il livello non era buono, ma ho vinto sei trofei e nel giro di un anno sono tornato in Nazionale. Ora, sono qui. Questo è il calcio. E’ un ottovolante. Nessuno mi ha mai dato una possibilità, ma eccomi qui.”

Andrea Fabris (@andreafabris96)

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