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Bartolo e l'amicizia che non basta più a un uomo buono

Creato il 08 luglio 2019 da Paciampi
Bartolo e l'amicizia che non basta più a un uomo buonoL'anno che Bartolo decise di morire, nessuno si era accorto di niente.

L'incipit è questo, fulminante. Come una promessa che sarà mantenuta fino in fondo, in un libro che proprio intorno alle promesse che con l'età si smarriscono ha uno dei suoi temi più forti e suggestivi.

E' bello L'anno che Bartolo decise di morire di Valentina Di Cesare, bello e sorprendente. Soprattutto è il romanzo di una voce originale, che sa essere se stessa e sa farsi riconoscere: la voce di un'autrice che, insieme ad altre - penso a Paola Musa e Nina Quarenghi di cui vorrei parlarvi presto - ha recentemente arricchito e qualificato il catalogo di Arkadia editore.

Quante cose accaddero in quell'anno, l'anno in cui Bartolo decise di morire, l'anno che è richiamato all'inizio di quasi tutti i capitoli in cui si dipana la narrazione. Accadono, ma quasi sempre sotto la superficie delle relazioni e delle parole, e anche questo è un problema, peggiore di tanti disastri che la vita può riservare, più o meno all'improvviso. Accadono, ma sono slittamenti profondi, voragini non monitorate, fenomeni carsici di cui c'è evidenza solo quando è troppo tardi. 

Bartolo è un uomo sorprendentemente normale, un uomo buono, che vive la vita della sua cittadina, quella dove è nato e dove ha fatto ritorno, quella degli amici dell'adolescenza, quando tutto sembrava possibile, persino prendersi gioco del tempo. Sa ascoltare, sa addirittura sentire, perché come dice il vecchio maestro Nino: Il dolore degli altri non si ascolta, si sente.  Molto meno è ascoltato, e sentito. 


Intorno ci sono ancora gli amici di una volta, legami che in qualche modo hanno sopravvissuto ai diversi destini, quasi tutti incerti e discutibili. Ma a un certo punto, è chiaro, non bastano più le quattro chiacchiere al bar, ci vorrebbe altro.

Basta, finisco qui, non voglio sciupare una lettura che lascia il segno con le domande che ognuno di noi si dovrebbe porre: sul dolore degli altri, sul coraggio delle relazioni, sul tempo e l'amicizia. Domande doverose, sì, solo che viene semplice, come a certi personaggi del libro di Valentina, nasconderle prima di tutto a se stessi.



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