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Basilicata, studi su un frantoio di epoca lucana

Creato il 04 aprile 2020 da Kimayra @Chimayra

Basilicata, studi su un frantoio di epoca lucana

Ferrandina, gli scavi nell'antica città lucana
(Foto: sassilive.it)

Gli archeologi che stanno scavando a Ferrandina, piccolo comune della Basilicata, in un'area ricca di siti che vanno dall'Età del Ferro fino al periodo lucano (VIII secolo a.C.), stanno studiando un'antica pressa per l'olio d'oliva rinvenuta negli scavi del 2007. Il team è guidato dagli archeologi Maria Chiara Monaco, Antonio Pecci e Fabio Donnici dell'Università degli Studi della Basilicata, che hanno iniziato il loro lavoro nel 2018 ed hanno portato alla luce diversi resti di questo complesso di epoca lucana.
Gli archeologi hanno scoperto anche resti ben conservati delle olive un tempo frantumante nella pressa, risalenti al IV secolo a.C. Quella attualmente in studio è l'unica pressa d'olio pre-romana rinvenuta in Magna Grecia. Gli archeologi sperano che le future analisi paleobotaniche potranno far luce sull'origine dell'ulivo Majatica di Ferrandina, coltivato tuttora nella zona.
Il sito archeologico si trova in località Sant'Antonio di Ferrandina (Mt), a circa 340 metri s.l.m. ed è stato oggetto di uno scavo preventivo nel 2007, nell'ambito dei lavori di potenziamento e razionalizzazione dell'Acquedotto del Frida. Si è trattato di uno dei primi interventi di archeologia preventiva in ambito regionale.

Basilicata, studi su un frantoio di epoca lucana

Ferrandina, resti del frantoio di epoca lucana
(Foto: fastionline.it)

Il moderno abitato di Ferrandina insiste su quello antico, compromettendo notevolmente la conoscenza di quest'ultimo. Fondamentali ai fini dell'insediamento, nell'antichità, sono state le vie di comunicazione sia fluviali che terrestri. Queste ultime corrono parallele al corso dei fiumi. Dell'antica Ferrandina sono state rinvenute tracce di nuclei abitativi con relative necropoli, riconducibili alla fase enotria dell'insediamento indigeno. Il rituale funerario e i corredi tombali denotano il forte segno di identità etnica riconoscibile dalla deposizione dei defunti rannicchiata e nell'esibizione di oggetti di status sociale. Le ceramiche presenti rimandano a precoci contatti con il mondo greco della costa.
Tra il IV ed il V secolo a.C. si assiste ad una rioccupazione del centro urbano dovuta all'ascesa dei Lucani, foriera di una ripresa economica e di un incremento demografico che si manifesta nella presenza di numerose fattorie autosufficienti, con annesse fornaci e necropoli e basate sullo sfruttamento agricolo intensivo e sull'introduzione di colture specializzate come la vite e l'olivo.
Gli scavi del 2007 hanno individuato un frantoio e due lastre pressorie proprio in una di queste fattorie. Sono state identificate anche le vasche di raccolta dell'olio ed una canaletta per convogliare il liquido. Le lastre pressorie sono in calcare e di forma irregolarmente quadrangolare. Sono state rinvenute capovolte sopra una struttura in pietra e lastre disposte di piatto. Si presume che siano state intenzionalmente interrate con la superficie di utilizzo rivolta verso il basso.
Fonte:
fastionline.org

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