Magazine Diario personale

Basta vivere come le cose che dici

Da Iomemestessa

Accumulo ricordi. Da vecchia, se ci arrivo, beninteso, avrò storie meravigliose da narrare a nipotini che magari neppure avrò. Nel caso, mi presterete i vostri.

Sono migliorata. Molto. Moltissimo. Ho passato la mia prima vita a preoccuparmi di tutto. Soprattutto di eccellere. Ho passato la mia seconda vita a fingere di non preoccuparmi per non far preoccupare gli altri (attività faticosissima, tra l’altro) e ad angosciarmi segretamente di non essere abbastanza. Abbastanza affidabile, abbastanza abile a conciliare tutto, abbastanza brava a rendere tutti felici.

Ad un certo punto, ero talmente presa nell’ingranaggio che scrivevo moltissimo. Per drenare. Come le cozze. Lo scoglio, cui stare attaccata come una patella, è stato per molto tempo il blog.

Un giorno mi sono svegliata ed è stato come uscire da un lungo letargo. E mi sono ritrovata a preoccuparmi limitatamente, a sfrondare le stronzate inevitabili di cui è costellato il quotidiano, a dire no quando è no, sì quando è sì, forse quando è forse, e vaffanculo quando è vaffanculo (su quest’ultimo aspetto, in realtà, avevo buoni risultati anche prima, ma spazi di miglioramento esistono sempre).

E’ iniziata la mia terza vita. Incasinata esattamente come la prima e la seconda. Ma ho smesso di prenderla sul personale. Le cose vanno come devono andare e avvengono perchè devono avvenire. Non ho bisogno di dimostrare di essere brava. Non è più importante. Poche cose lo sono, del resto. Solo quelle irrimediabili. Solo la morte e la malattia. Il resto è come le carte del Monopoli. Imprevisti e probabilità. Sto bene con me stessa. Non è questione di felicità o infelicità. A volte sono felice e altre infelice. Ma per cose oggettive. Ho fatto pace con ciò che ero e preso atto di ciò che sono. 


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